Associazione Terradiluce

Benessere e consapevolezza nel qui e ora

Riconoscere le convinzioni limitanti

cat“Tutti sanno perfettamente che una cosa è impossibile da realizzare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la realizza”      A. Einstein

Concludiamo questo ciclo di incontri sulla ricalibrazione delle percezioni con l’elemento più importante del percorso di “trasformazione”: le convinzioni. Le convinzioni sono alla base di pensieri, emozioni , sentimenti e relazioni; le convinzioni sono una costituente essenziale della nostra percezione.

Le convinzioni sono delle frasi dichiarative, sovente didascaliche, che descrivono pressappoco “come funziona il mondo”. La natura delle convinzioni è prevalentemente inconscia. Le convinzioni si formano e si creano attraverso un processo lento e costante di condizionamenti che inizia sin in tenera età da parte dei genitori e degli educatori e prosegue inesorabilmente rinforzato dalle nostre esperienze e percezioni quotidiane.

Ogni convinzione è una vera e propria “neuro associazione” più o meno forte, che si radica a livello fisico, biologico e sottile e diventa una sorta di “verità” personale, uno schermo attraverso il quale osservare e percepire la realtà.

Le nostre convinzioni condizionano l’identità, creando dei “filtri” sulla nostra percezione di “chi siamo”   e determinando la nostra autostima; influenzano i nostri valori, le capacità e i comportamenti…

Essendo profondamente radicate a livello inconscio, “ciò di cui siamo convinti” non ha nulla a che vedere con “ciò che ci piacerebbe credere” , “ciò che pensiamo ci farebbe bene credere” o “ciò di cui ci piacerebbe essere convinti”…

Non ci si può autoconvincere per dovere, per paura, in vista di un possibile risultato futuro o per “prova”. Come ogni dinamica inconscia, la convinzione è semplice, diretta, esperienziale e non è per nulla arzigogolata. La convinzione è una potente esperienza soggettiva (anche se spesso grossolanamente errata) e non una “teoria”.

Il “pensiero magico” che ha contraddistinto certe forme ingenue di new age, è una conferma sull’inutilità dell’auto convincersi. Se ad esempio ho paura in una determinata situazione e poiché ho letto qualche libricino sul pensiero positivo cerco di raccontarmi la favola “che va tutto bene” e di autoconvincermi su questo, non sto affatto ricalibrando la mia percezione ma la sto negando.

Tutto il pensiero magico è una negazione dell’adesso – anziché la sua accettazione – e spesso si esplicita con auto suggestioni del tipo “adesso mi passa…” o “non sta succedendo nulla” o buoni consigli del tipo “dai, non pensare a quello…” – “su non dire quelle cose” – “non ci pensare” eccetera….

Poiché il pensiero magico è un’azione della mente conscia, è molto probabile che il giudice interiore si intrufoli in questa goffa operazione di negazione del presente aumentando il carico emotivo con giudizi o auto giudizi del tipo “non devo pensare a questo” o “non ti devi arrabbiare “ e altre dinamiche simili che non fanno che aggravare la situazione….

Abbiamo già visto come la trasformazione alchemica che trasmuta la sofferenza in pienezza, consapevolezza e potere, passi attraverso l’accettazione del momento presente – qualsiasi cosa contenga – cercando di non identificarsi e portando l’attenzione su ciò che vogliamo realmente nell’adesso.

La prima grande trappola relativa alle convinzioni è proprio rappresentata dalla negazione, dalla censura, dal voler nascondere la sporcizia sotto il tappeto, temendo che possa “essere male” o possa “fare male” occuparsene.

Tra l’indugiare pessimisticamente in una situazione o un evento, identificarsi e eventualmente deresponsabilizzarsi e il “negare” ciò che accade, mettendo la testa sotto la sabbia come gli struzzi c’è un infinito ventaglio di potenzialità, tra cui la possibilità di mantenersi nel giusto mezzo, osservando – in modo il più neutrale possibile – ciò che accade,   rimanendo presenti e attivando la propria volontà (e la fiducia nella vita).

Sorella di questa trappola, è un’altra sottile forma di negazione che nasce dall’impazienza, dalla pigrizia, da un eccessiva visceralità o dalla paura di soffrire cambiando, travestita da un ingenuo ottimismo buonista. Molto spesso sentiamo che è necessario un cambiamento e crediamo che sia sufficiente “deciderlo” razionalmente per attuarlo, senza passare attraverso la fase di esperienza, lavoro su di sé e trasmutazione alchemica di cui abbiamo tanto parlato.

Le convinzioni limitanti sottintese in questo atteggiamento sono: la paura di mettersi alla prova (determinata da una scarsa autostima), la negazione della “contraddizione” e della dualità insita in ognuno di noi , l’illusione dell’unicità dell’io e una fiducia spropositata e arrogante nel potere della mente conscia. Il rischio grande è anche che – quando inevitabilmente gli automatismi della convinzione limitante si ripresenteranno – possa sopraggiungere l’altra convinzione trappola del fallimento o dello scoraggiamento.

La ricalibrazione più rivoluzionaria riguardo alle nostre convinzioni è proprio l’aprirsi ad un nuovo atteggiamento di scoperta, guarigione e cambiamento.

Accorgersi delle proprie convinzioni limitanti, riconoscere che ciò che “eravamo” non ci soddisfa più, andare a caccia di false credenze radicate in noi che limitano la nostra felicità e l’abbondanza è l’unico modo per crescere, diventare più grandi e portare cose nuove nella nostra vita!   Ogni volta che scopriamo uno di questi tranelli dovremmo comprare una bottiglia di champagne e festeggiare!!!

Anziché vivere come un fallimento, una colpa o una vergogna la presa di coscienza di una convinzione limitante, errata o inutile, possiamo riconoscere la straordinaria opportunità che c’è dietro questa consapevolezza e riconoscere che è l’unico modo possibile per modificare la realtà ( o meglio la nostra percezione di essa).

Non basta decidere di fare una torta più buona perché questo accada, occorre osare cambiare degli ingredienti!

Einstein sosteneva che una confutazione valeva più di mille conferme o approvazioni, perché la confutazione gli dava modo di accorgersi di aspetti nuovi o sconosciuti della questione mentre le conferme e approvazioni non aggiungevano nulla a ciò che già sapeva….

Tra le convinzioni che possiamo riconoscere e depotenziare da subito in noi ci sono tutti quei “virus mentali” che minano alla radice la nostra libertà e il nostro potere personale, come ad esempio “non me lo merito”, “non sono capace”, “non è possibile”, “non sono degno”….

Una domanda che spesso mi sento fare quando parlo di credenze è: come faccio a sapere che una mia convinzione è limitante? Se non me ne accorgo come posso scoprirlo?

La risposta è molto semplice e come spesso accade le cose semplici ci fanno paura o ci mettono in difficoltà perché siamo abituati alla complicazione….

La risposta è “osserva, ascolta e fai attenzione a come ti fa sentire questa convinzione”.

Che sensazione ti da l’idea di non essere capace a fare qualcosa? O di non meritare qualcosa? O di non esserne degno…?

Come ti fa sentire l’idea che un tuo desiderio sia impossibile da realizzare, che un tuo obiettivo sia irraggiungibile o che la felicità non possa fare per te?

Se impariamo ad essere più presenti e aperti ci accorgeremo molto facilmente dei momenti in cui offuschiamo il senso della felicità.

La felicità è un senso, il famoso sesto senso, perché non dipende da nessun tipo di situazione esterna ma dallo stato energetico – vibrazionale di presenza, apertura, motivazione e volontà che possiamo provare in un dato momento.

Quando siamo felici, la vita sta fluendo, le sincronicità si attivano in modo positivo, si creano connessioni, incontri, intuizioni….si coopera e si ha passione per la vita e per quello che la vita presenta.

La felicità è passione , espansione, apertura come quella che esprimono i bambini con il loro stupore, la loro capacità creativa, il loro sano ed erotico rapportarsi a ogni cosa.

Quando il senso della felicità si appanna o si ottunde, molto spesso è la vita che ci sta dando l’occasione per accorgerci di qualche convinzione limitante, di qualche freno o blocco che inconsciamente ci trattiene o ci limita.

È un po’ come provare a partire con i ceppi alle ruote e incavolarsi perché si sta fermi….

Quando l’infelicità bussa alle porta della nostra consapevolezza quasi sempre c’è una ghiotta occasione di riconoscere qualche convinzione limitante, trasmutarla, rimuoverla e diventare più grandi, ricchi e felici.

Basta aprirsi a questa possibilità, interrogarsi con semplicità e in modo non troppo cerebrale su quali convinzioni siano legate al momento presente, affermare la propria disponibilità a cambiare e ad avere un modello del mondo più ampio…

A volte ci accorgeremo che la voce che sta declamando la credenza limitante non è nemmeno la nostra ma magari di nostro padre, nostra madre, dell’insegnante delle elementari o di altre persone che ci hanno condizionato nell’infanzia…

Esercitando il potere della presenza e dell’attesa fiduciosa potremo stanare le convinzioni limitanti e iniziare a dubitare di esse.   Mettendo in dubbio queste convinzioni il loro potere pian piano si sgretolerà. Domande del tipo “ma sono proprio sicuro di non meritarmi questa cosa?” – “sono assolutamente certo di non essere capace?” – “sono proprio sicuro che il punto centrale della questione sia quello?” incominceremo lentamente a far affiorare il blocco delle credenze limitanti e un pizzico di volontà basterà per trovare prontamente delle alternative…

E rimanendo presenti, attenti e fiduciosi nell’adesso, ciò che è bene per noi ci verrà incontro.

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Ricalibrazione e …relazioni

Tutto ciò che abbiamo appreso nelle ses1rate sulla ricalibrazione delle percezioni riguardo a pensieri, emozioni e sentimenti rappresenta la base per iniziare a risvegliarsi e prendere in mano la propria vita, consapevoli – almeno come ipotesi di lavoro – che la felicità è un “senso” che possiamo attivare solo nel “qui e ora” fluendo nella sincronicità della vita (Grazia Divina), senza farci sedurre dalle trappole della mente, del tempo (passato e futuro) e dei loop emotivi ormonali che la nostra fisiologia attiva molto facilmente quando usciamo dall’adesso…

Quando siamo nel flusso è più semplice armonizzare in modo coerente le nostre frequenze pensiero ed emozione e produrre sentimenti coerenti che fanno bene a noi e a chi ci circonda.

Per ricalibrare le relazioni occorre partire da queste premesse.

Poiché abbiamo capito che le nostre percezioni sono relative, che quando il senso della felicità si ottunde sta “accadendo qualcosa”, e che questo qualcosa è un opportunità per accorgerci di convinzioni limitanti che restringono le nostre possibilità, le relazioni sono un meraviglioso banco di prova…

Anche nella formazione OEP3 il secondo livello – orientare le proprie energie “con gli altri” o “nonostante gli altri” rappresenta il banco di prova più impegnativo, quello che fa scappare la maggior parte delle persone, perché imparare a “stare” con gli altri non è facile..

Nelle relazioni – di qualsiasi tipo – la prima cosa che naturalmente incontriamo sono le nostre proiezioni. Specialmente se non abbiamo lavorato sull’auto conoscenza e auto accettazione, se non abbiamo acquisito un minimo di capacità di padronanza emotiva e comunicazione efficace, nelle altre persone cogliamo i riflessi che proiettiamo noi.

La percezione “dell’altro” non è “l’altro” ma una “rappresentazione “ dell’altro creata con ciò che abbiamo dentro.

Come insegna saggiamente la PNL, le nostre sensazioni (anche se sacre) sono relative, soggettive e inaffidabili perché condizionate dalle nostre esperienze, dalle nostre convinzioni inconsce, dai nostri limiti fisiologici e sociali…Iniziare a ricordarsi di questo in ogni relazione è già un grosso passo nel percorso di ricalibrazione.

Se le relazioni sono un’occasione e un banco di prova poco importa che “sembrino” imposte o selezionate. Se il collega attiva in me il senso dell’infelicità (o meglio, offusca quello della felicità) piuttosto che lo faccia la mamma, il figlio o la compagna cambia relativamente…

In ogni dinamica relazionale avrò sempre la possibilità di portare l’attenzione sull’altro (e quindi stare a pensare a cosa ha fatto o non fatto, detto o non detto, a come si è permesso, al perché non ci è arrivato eccetera…) oppure su di me (chiedendomi qual è lo scopo di questa infelicità, cosa imparo da questa esperienza, come posso essere più autonomo eccetera)

Certamente ci sono casi drammatici di soprusi, abusi e violenze perpetuate specialmente nei confronti dei più deboli (bambini e donne) dove non è facile cogliere questa possibilità e occorrerebbe avere una visione molto più ampia del percorso attraverso le varie incarnazioni (per chi ci crede). In questi casi è importante che esistano istituzioni, organizzazioni e strutture e oltre a fare tutto il possibile e sensibilizzare in questa direzione, è fondamentale rimanere presenti e continuare a lavorare interiormente per cocreare frequenze coerenti che trasformino il mondo…

Un antica storia indiana paragonava la vita umana ad una casa composta da cinque stanze: individualità, attività, famiglia, relazioni sociali e spiritualità, ricordandoci come ognuno di noi sia responsabile di come le arreda, le pulisce, le profuma e soprattutto le abita.

Se nei precedenti incontri ci siamo occupati di arredare e abitare la stanza dell’individualità e della spiritualità, oggi parliamo di quelle e della famiglia e delle relazioni sociali.

La responsabilità di queste nostre stanze è soltanto nostra, solo noi possiamo decidere di portare attenzione, qualità, presenza, musica, gioia e armonia evitando di farci sedurre dalla fretta, dalle convenzioni, dalle abitudini , dalle convinzioni limitanti o di farci distrarre eccessivamente da gadget, televisione e preoccupazioni.

Per quanto riguarda la famiglia, una credenza limitante insita in molte persone è che il coinvolgimento eccessivo rappresenti un valore. Questa convinzione che tende a far “chiudere” la famiglia dietro ad un muro di omertà, attaccamento o separazione (che è l’ombra duale dell’attaccamento) è stata per secoli alla base di dinamiche famigliari e karmiche che si ripetevano come giostre…

Il coinvolgimento non è attenzione. L’attenzione è serena, il controllo no.

La relazione dipendente non è una relazione sana perché vincola il proprio benessere a quello dell’altro – come due anelli uniti insieme – e mette pericolosamente a repentaglio la propria felicità. La relazione dipendente spesso si alterna con un altro modello insano che è quello di mettere delle barriere fra sé e l’altro , alternando momenti di grande permeabilità e influenzabilità con altri altrettanto forzati di silenzio e indifferenza.

Per costruire una relazione congruente occorre sviluppare autonomia e lasciare all’altro il diritto di essere com’è, oltre naturalmente a lasciarlo a se stessi.

La metafora evangelica in questo senso è evidente; nel Vangelo di Luca Gesù afferma: “Chi è mia madre? Chi sono i miei fratelli? ….Chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella, madre..” Cosa significa “fare la volontà di Dio” ? Rimanere in presenza, centrati e autonomi, occupandosi di onorare i propri talenti creativi…

La stanza delle relazioni sociali invece, va arredata e vissuta con verità. Chiamando le cose col loro nome, scoprendo il valore dell’amicizia e della cooperazione nella verità, avendo il coraggio di sorridere delle proprie contraddizioni e di quelle dei propri amici senza nascondersi dietro a muri di luoghi comuni. Se un amico è in crisi, o si sta identificando e cristallizzando in qualche dolore o trappola psico emotiva non è affar nostro giudicarlo o cercare di convertirlo o soccorrerlo. È il suo percorso, la sua strada. Possiamo offrire disponibilità, dire serenamente il nostro pensiero, solo dopo aver verificato con acuta consapevolezza di avergli lasciato il diritto di essere com’è….

Il valore delle relazioni sociali è nelle piccole cose, è una cartina di tornasole della nostra apertura alla vita. Se una visita o una telefonata di un amico ci infastidisce se non giustificata da qualcosa di pratico, è un occasione per riflettere sui nostri valori…

Per quanto riguarda la coppia, invece, la relazione appagante va coltivata e curata come un giardino. Essendo l’energia femminile più accogliente e permeante, da un punto di vista energetico la donna è più responsabile della relazione affettiva.

Per evitare dolore, giochi di potere e dipendenze, occorre che soprattutto la donna eviti di “lasciare al caso” o “in balia delle emozioni” le proprie relazioni ma lasciarle fluire spontaneamente occupandosi innanzitutto di sé.

Per l’uomo, con la sua energia più potente, semplice e lineare è indispensabile percepire la propria vocazione per canalizzarla in modo efficace. Un uomo frustrato e insoddisfatto cercherà gratificazioni esterne (tradimenti) e facilmente svilupperà aggressività che proietterà sulla propria donna o sui figli.

Un uomo soddisfatto e in grado di esprimere la sua energia creativa , indipendentemente dai propri guadagni (anche se difficilmente sarà povero) sarà un “uomo di successo” capace di attirare donne autonome e emotivamente autosufficienti.

Come accade in natura, la femmina “seleziona” il maschio adatto a lei, ritenendolo in grado di assicurare protezione a lei e alla famiglia e tende istintivamente a difendere la coppia, anche se poi il maschio si rivela differente…

Responsabilità della donna è dunque fare molta attenzione al tipo di compagno che vuole “attirare” e lavorare su di lei perché naturalmente si tende a riconoscere e attrarre i propri simili, persone cioè che vibrano a frequenze simili alle nostre.

La donna “bisognosa” è tanto pericolosa quanto l’uomo insoddisfatto perché anziché occuparsi del proprio mondo interiore e regolare di conseguenza le proprie vibrazioni, proietterà all’esterno le proprie mancanze e la propria scarsità e attirerà uomini insoddisfatti, bisognosi e predatori di energia…

Quando una donna trova la propria centratura, si ama e si accetta, attiva e potenzia l’energia del cuore (molto più forte nelle donne che negli uomini) e diventa autonoma, le sue frequenze cambiano, e inizia ad attirare uomini “forti” nel vero senso della parola e potrà liberamente accogliere l’uomo “giusto” per lei purché riconosca e rispetti la sua vocazione e il suo canale creativo…(è per questo che esiste il detto dietro ad un grande uomo c’è una grande donna, perché non è affatto semplice stare con un grande uomo!)

Quando le relazioni affettive sono rette dal bisogno o dal mutuo soccorso, è frequente che si instaurino giochi di potere, nei quali a turno si prende il sopravvento sull’altro sino a raggiungere un apice in cui il senso di colpa ci permette poi di lasciar prendere il sopravvento all’altro come su una giostra…

Per riconoscere e depotenziare questi giochi di potere, ancora una volta è necessaria la presenza, la volontà, e soprattutto la disponibilità a lasciar andare le convinzioni limitanti, ma di questo ne parleremo nel prossimo incontro del 12 giugno…

 

 

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