Associazione Terradiluce

Benessere e consapevolezza nel qui e ora

Astrologia: approccio diabolico o simbolico?

Quando si pensa all’astrologia o ai tarocchi l’errore più frequente è quello di immaginare  il messaggio dell’oroscopo o delle carte come ad  un “influenza esterna” che interviene nella nostra vita. Questo processo di separazione  (tra ciò che è dentro di noi e questa fantomatica influenza esterna a noi) e ciò che crea l’incertezza, la deresponsabilizzazione, la superstizione  e la classiche domande “Cosa succederà?” o “Cosa vuol dire?”

Il punto è proprio questo.

Credere che accada qualcosa nella mia vita  perché ho estratto una determinata carta o perché ho una determinata configurazione nell’oroscopo significa ragionevolmente credere ad una relazione causale tra le due cose, una relazione causa-effetto come quella che ad esempio mi dice che se tiro un pugno  contro un  muro posso rompermi la mano…

Quando Jung ha studiato l’astrologia e gli altri metodi mantici nel periodo tra gli anni venti e i cinquanta ha coniato il termine “sincronicità” definendo con questo nome una seria di coincidenze significative  aventi senso solo per chi le viveva e non in termini statistici.

Se io mi sveglio una mattina pensando a mia zia che non vedo e sento da molto tempo  e dopo un ora lei mi telefona questo evento è una sincronicità che ha senso solo per me che sono l’autore del pensiero  e colui che ha ricevuto la telefonata.

L’analisi junghiana dunque mette sullo stesso piano i due eventi, ad esempio il pescare una carta o avere un aspetto astrologico e ciò che accade. Anziché una catena causale caratterizzata della domanda perché, abbiamo una relazione sincronica identificata dalla congiunzione “e.”

È ben diverso dire “sono stato licenziato perché ho pescato la Torre (o perché avevo un transito di urano opposto a giove)” piuttosto che dire “sono stato licenziato e avevo pescato la Torre..”

Ragionare in termini di sincronicità ci aiuta a cogliere la contemporanea presenza di più elementi  e anche a integrare meglio la ciclicità nella nostra vita.

Ad esempio: esiste una logica che regola le orbite dei pianeti nel cielo, una logica che regola l’alternanza  delle stagioni sulla terra, una logica  che regola le fasi della crescita degli esseri viventi e molte altre…

È lecito pensare che possano esserci delle relazioni di sincronicità tra le varie logiche, le alternanze, gli archi temporali e le faccende umane: non dunque rigide relazioni causa effetto ma sottili connessioni sincroniche.

Oltre duemilacinquecento anni fa il libro biblico del Qoelet  citava: “Ciò che è stato sarà e ciò che si è fatto si rifarà; non c’è niente di nuovo sotto il sole” proprio per indicare come insito nella vita sia il ripetersi  di eventi e situazioni in modo ciclico.

Nella meravigliosa introduzione al libro dei King scritta nel 1948, Jung  osserva le differenze tra pensiero orientale e occidentale e parlando di sincronicità definisce la “coincidenza degli eventi in spazio e tempo come significatore di qualcosa di più di un mero caso….come pure fra essi e le condizioni soggettive (psichiche) dell’osservatore o degli osservatori. “ e sostiene che “la mentalità cinese antica contempla l’universo in una maniera paragonabile a quella del fisico moderno..”

La scoperta della fondamentale importanza dell’osservatore  come parte integrante  della realtà della moderna fisica è un grande passo avanti per una corretta interpretazione e utilizzo dell’astrologia e degli altri metodi mantici e in questi termini sono stati fatti enormi passi avanti dall’epoca di  Jung.

L’idea che io come osservatore possa influenzare la realtà è l’esatto opposto dell’approccio  deresponsabilizzante e superstizioso che ho citato all’inizio dell’articolo e che purtroppo accompagna sovente  l’uso dell’astrologia e dei codici mantici.

La mia capacità di osservazione e l’ampiezza delle mie vedute sono collegate al mio senso di identità personale, alle mie convinzioni (consce e soprattutto inconsce)  al mio sistema di valori e di riferimenti.  Anche il mio “potere personale” inteso come capacità di intervenire attivamente nella mia vita è la risultante di molti fattori, situazioni, eventi, esperienze e scelte che ho compiuto nel corso della mia esistenza.

Per chi ci crede, oltre a questo già enorme e complesso insieme di elementi, esiste anche un Karma, in termini di continuità di memorie energetiche e spirituali, lezioni evolutive da affrontare e risolvere, legami energetici da sciogliere e consapevolizzare.

Insomma ognuno di noi è davvero un “universo” e questo meraviglioso e ricchissimo potenziale inevitabilmente diventa un fattore, in costante movimento ed evoluzione, che condiziona il presente e il futuro che stiamo co-creando!

L’astrologia e gli altri codici mantici sono opportunità per ampliare ancora di più il nostro potenziale di osservazione (e quindi trasformazione), comprensione ed evoluzione.

Conoscere questi codici è come imparare una nuova lingua: è come avere una nuova anima e arricchire enormemente il proprio bagaglio di possibilità…

L’astrologia può aiutarci enormemente a conoscere il nostro mondo interiore, a ristrutturare idee e convinzioni limitanti, a fare la pace con il passato e con le sue ferite, a riconoscere le opportunità e i segni dei tempi, a smascherare le bugie che ci diciamo, ad accorgerci e rimuovere  gli ostacoli che mettiamo tra noi e i nostri obiettivi e a costruirci un futuro migliore…

Tutto si svolge dentro di noi e tutto parte da noi.

Il termometro misura la mia temperatura e mi dice se ho la febbre, certamente non ho la febbre perché me lo indica il termometro e soprattutto non ho nessun motivo di avere paura del termometro!

Uscire dalla visione causale e superstiziosa dei codici sincronici  significa smetterla di alimentare le energie diaboliche  della separazione ( diabolos= ciò che separa) e accogliere invece le potenzialità simboliche della connessione e dell’unità (symbolum= ciò che unisce)

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La delicata ricerca della via di mezzo

Siccome mi occupo di orientamento delle energie personali e mi alleno quotidianamente col cercare di dare una direzione innanzitutto alle mie, mi imbatto sovente con il tormentone della ricerca della “giusta via di mezzo” e cioè quel Buddico equilibrio ideale in cui la corda non è così tesa da rompersi ma nemmeno troppo poco tesa da non poter suonare.

È tesa al punto giusto.

La ricerca della giusta via di mezzo non è la scelta “politicamente corretta”, né un esercizio di democratica tiepidità o tantomeno un elegante forma di censura per non schierarsi.

La via di mezzo è un equilibrio sottile che tiene conto di tutte le variabili visibili e invisibili e ci permette di rimanere “semplici come colombe e prudenti come serpenti” soprattutto per ciò che riguarda il nostro comportamento, il ben-essere e la crescita personale e spirituale…

Ad esempio, in questo momento sociale difficile e impegnativo, culturalmente povero e politicamente instabile in cui dilagano modelli social di narcisismo, razzismo, superficialità e banalità aggravati dal perdurare della crisi economica, è molto facile farsi prendere dal giudizio, dall’abitudine a brontolare e dallo sdegno così come abboccare a meccanismi ipnotici di egoismo piccolo borghese o di censura. La via di mezzo in questo caso è rappresentata dall’assenza di giudizio, dal rimanere presenti a ciò che accade monitorando le proprie emozioni consapevoli che quando sono distruttive non fanno bene né a noi né agli altri; cercando di osservare il mondo in modo il più possibile neutrale attivando le risorse creative che sono sempre contenute in ogni crisi, come ci ricordava il buon Einstein in anni altrettanto oscuri.

“La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere ‘superato’.
Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze.” Tratto da Il mondo come lo vedo io – 1931

Per ciò che riguarda invece la nostra crescita personale e individuale, cercare la via di mezzo significa mantenere il buon senso e i piedi per terra unitamente a un atteggiamento fiducioso, collaborativo e creativo anche in questo caso monitorando con attenzione i segnali che la vita ci propone.

Lo sdolcinato e stucchevole buonismo stile tarda new age, così come l’ostinata e presuntuosa celebrazione del pensiero positivo fine a se stesso, fanno (comprensibilmente) rizzare i capelli a chi quotidianamente combatte con drammaticità quotidiane di disagio, malattia, povertà e disperazione .

L’ingenuo pressapochismo di chi crede di risolvere ogni cosa con un tutorial su youtube o capire la fisica quantistica leggendo qualche articoletto qua e la, unitamente al proliferare di bufale e fake news su qualsiasi argomento fanno (comprensibilmente) allontanare molte persone dotate di sana razionalità dal mondo del “sottile e dello spirituale” commettendo l’errore di buttare via il bambino insieme all’acqua sporca.

Per quello che riguarda l’aspetto che più ci sta a cuore ovvero i nostri tormentoni personali, le domande alle quali non riusciamo a dare una risposta, le situazioni che si ripresentano ciclicamente nella nostra vita e le vere e proprie sfide della nostra esistenza, la ricerca della via di mezzo è rappresentata da un prezioso cocktail di fiducia, voglia di darsi da fare, autoironia, presenza e disponibilità di auto superamento.

Se ho fatto per 379 giorni anziché 21 le belle meditazioni sull’abbondanza di Chopra e oggi mi hanno tagliato i fili della luce e messo le ganasce fiscali alla macchina o se sto invocando il mio Angelo Custode da 23 mesi 18 volte al giorno per trovare una relazione e ancora ieri sera l’ultima ragazza che ho portato a cena mi ha risposto picche la via di mezzo è evitare il ripresentarsi di schemi già sperimentati.

Non serve buttare via il bambino insieme all’acqua sporca dicendo che son tutte scemenze e che tanto siamo brutti, cattivi e sfortunati né nascondersi dietro un idiota e passiva deresponsabilizzazione new age dicendo che è il karma, che domani andrà meglio, che sicuramente vincerò al superenalotto o mi suonerà il campanello una splendida ragazza giurandomi amore eterno.

Siccome non siamo soli per davvero, gli Angeli esistono per davvero e l’Universo cospira per davvero per la nostra felicità, in questo caso la via di mezzo è continuare a fidarsi, praticare, allenarsi e affidarsi, unitamente ad un processo di amorevole e spietata ricerca dei nostri auto-sabotaggi interiori, delle convinzioni limitanti e delle abitudini acquisite più o meno consciamente che certamente stanno ostacolando la mia intenzione.

Questo processo di auto superamento è al tempo stesso un grande atto di fiducia e di umiltà che richiede una buona dose di autoironia ed elasticità e che di solito da ottimi frutti.

Perché non provare?

Questi giorni di Yeyalel che è l’Angelo che smaschera le bugie possono essere ottimi per iniziare incominciando a ricercare e smascherare le nostre bugie mandandoci comunque amore e ricordandoci che meritiamo davvero ciò che desideriamo!

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