Associazione Terradiluce

Benessere e consapevolezza nel qui e ora

Lezioni di orientamento energetico: 1) I “devo” del nostro subdolo Sé Normativo

clown

Un passo fondamentale per orientare meglio le nostre energie è identificare convinzioni e automatismi (prevalentemente inconsci) di auto sabotaggio: vere e proprie trappole che la mente (che mente) ci propone in continuazione per evitare che ci svegliamo e decidiamo una buona volta di essere un po’ più felici e consapevoli.

Questa caccia alle trappole può essere dolorosa se ci prendiamo troppo sul serio o se ci facciamo sedurre dai mielosi buonismi della new age da strapazzo, ma può risultare anche divertente e stimolante se ci lasciamo guidare dal buon senso, molta autoironia e soprattutto dal desiderio di essere più liberi.

Tutti diciamo un sacco di “devo” e sono quasi tutte bugie.

Dietro ogni “devo” c’è una dispersione energetica, un più o meno velato autogiudizio (che ci avvelena) e un implicita affermazione di arroganza e mancanza di fiducia nella magia della vita, perché se sono io che “devo” significa che dipende solo da me, che non ho bisogno di una rete di sostegno, che non ho bisogno di “chiedere” e che sono separato dal tutto.

I devo sono figli del giudice interiore, di quel Sé normativo che abbiamo costruito inconsciamente facendoci suggestionare dai “devo” e dall’insicurezza degli altri, di quella vocina petulante e fastidiosa che molto rigidamente e arbitrariamente ci suggerisce cosa è bene e cosa è male, cosa è giusto e cosa no.

I devo sono figli di un moralismo da strapazzo che i devozionalismi della religiosità superstiziosa e dogmatica hanno inculcato nel nostro dna da secoli.

È curioso come non ci siano devo, rigidità e pomposità nelle pagine del Vangelo, dei sutra buddisti e nelle parole e opere di persone veramente spirituali.

I devo non fanno distinzioni di cultura, classi sociali, età. Tutti abbiamo i nostri per poterci tormentare un poco e avvelenare la nostra produzione energetica sino a quando non ce ne accorgiamo!

A volte scopro dei devo subdoli dentro di me travestiti da identificazioni nel mio “ruolo”, o da suggestioni iperspirituali che i moltissimi anni di lavoro personale non hanno ancora smantellato del tutto…. È bellissimo scoprirli, smascherarli, ridere di se stessi e affidarsi alla magia della vita!

Se analizziamo con buon senso la genesi di un “devo” scopriamo che è molto divertente.

Quando usiamo questo operatore di necessità da un punto di vista energetico produciamo disagio (che entra nel campo quantico e ammorba noi e l’aria intorno a noi) perché ci sintonizziamo su una aspettativa, una mancanza, una frustrazione e così facendo usciamo dal qui ed ora e diamo le redini della produzione energetica alla nostra mente e alle sue frottole…

Se non si tratta di pagare una multa, le tasse, prendere i bimbi a scuola….o altre necessità impellenti, i “devo” sono altamente controproducenti dal punto di vista energetico perché hanno la frequenza opposta al desiderio. E infatti ci allontanano dalla méta.

Nessuno ordina il suo piatto preferito al ristorante o si dedica alla sua passione artistica, sportiva o ricreativa utilizzando un “devo”. Lo fa e basta, lo fa perché vuole, desidera, è appassionato e felice !

Dentro ogni “devo” c’è un rimpianto, un immagine precostruita (e spesso fasulla) del sé che necessita di essere confermata, un dolore derivante dalla scarsa conoscenza del proprio mondo interiore e dalle suggestioni del Sé normativo che sono iniziate sin da bambini…

Contrariamente a quanto si pensa i devo non aiutano a rispettare le regole, non servono a disciplinarsi, anzi, rafforzano la mancanza, la scarsa autostima e l’insicurezza!

Devo andare in palestra, devo mettermi a dieta, devo essere più buono, devo ordinare la scrivania, devo scrivere un nuovo libro, devo guadagnare di più (o spendere meno), devo andare d’accordo con tizio e caio, devo risolvere questo problema, devo andare a lavorare….. sono tutte rappresentazioni energetiche di qualcosa che al momento non ci appassiona, non desideriamo con pienezza, non vogliamo con quella meravigliosa caparbietà che dimostrano i bambini quando afferrano un giocattolo al negozio…

Siccome il buon senso ci insegna che le cose accadono, che la vita è quella cosa che accade mentre si fanno i progetti e che ognuno fa quello che può… è perfettamente inutile ammorbarsi l’anima portando l’attenzione su come siamo brutti e cattivi!

Possiamo perdonarci e mandare amore a noi stessi, accogliendo il presente con tutto quello che comprende, senza farne un nemico.

É molto più sensato riferirsi alla propria condizione fisica, relazionale, creativa, professionale o economica con pazienza, fiducia, attenzione e autenticità, scegliendo con cura la priorità, mettendo in discussione il nostro bagaglio di credenze e certezze, facendo una pernacchia al nostro Sé normativo e semplicemente cominciando a immaginare come sarebbe la nostra vita se…..riuscissimo a fare spazio agli oggetti dei nostri “devo”, trasformandoli in “posso” o addirittura in “voglio”.

Questo processo inevitabilmente risulterà per certi aspetti fastidioso, perché ci accorgeremo che di quella determinata cosa non ce ne può fregare di meno e faremo i conti col continuare a mandarci comunque amore anche con questa nuova consapevolezza….

Smascherare i devo è profondamente diverso dal buonismo new age (si capisce che non mi è simpatica?) o dal pensiero “magico” e semplicistico…perché non è un automatica equazione di felicità. A meno che non abbiate redditi milionari e siate costantemente adagiati sulle spiagge della California a sorseggiare un cocktail e cazzeggiare è piuttosto probabile che la scoperta delle vostre zone d’ombra dia un po’ fastidio.

Però scoprire è guarire. Accorgersi di aver creduto a delle sciocchezze è meravigliosamente liberatorio perché possiamo decidere finalmente a cosa ci interessa dedicare tempo, energia e spazio.

Finché la vita è piena di devo non c’è spazio per la libertà. Non c’è il tempo per accorgersi delle meraviglie che ci sono proprio adesso nel qui ora intorno a noi.

Accorgersi di non dover dimostrare nulla a nessuno, ricordarsi che le cose accadono, che siamo vivi ADESSO (e non sappiamo per quanto) , essere consapevoli di avere un meraviglioso potenziale creativo da scoprire, esprimere e condividere è molto liberatorio….

Finché la vita è piena di devo è difficile scoprire la nostra unicità, accorgersi di come possiamo essere più soddisfatti e darci il permesso di farlo!

Come esercizio pratico provate a scrivere l’elenco dei devo che vi trovate ripetere più sovente e poi mettendovi un naso rosso da clown, guardatevi allo specchio e cercate quelli che non sono vostri, non vi appartengono, sono fasulli e proposti dal Sé normativo-buffone….

Selezionate quelli che vi accorgete che vi stanno a cuore veramente e trasformateli in desideri, chiedendo aiuto alla vita (agli Angeli, all’inconscio, o a quali essi siano i vostri riferimenti) e datevi il permesso di accorgervi di come crearli e di come fare spazio al nuovo….

Fatemi sapere come va scrivendomi a luca@oep3.com e arrivederci alla prossima “lezione”

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La legge di attrazione in pratica

Icalaml concetto di legge d’attrazione, per secoli appannaggio delle tradizioni esoteriche, è stato negli ultimi trent’anni ripreso a volte anche in modo semplicistico dai movimenti new age.
Alla luce delle meravigliose scoperte recenti della fisica quantistica si può finalmente fare un po’ di chiarezza su questo concetto.

Base della legge d’attrazione è che si “attira” l’energia che si produce.

È semplicemente un fenomeno di risonanza energetica, come un diapason che si mette a suonare se un altro diapason vicino accordato alla stessa frequenza, sta suonando.

Le prime considerazioni sulla legge d’attrazione ci rimandano dunque a considerare l’enorme importanza e responsabilità contenuta nelle emozioni che sentiamo, nelle valutazioni che facciamo, nei sentimenti e nei pensieri che proviamo…

La consapevolezza di questa dinamica ha spesso prodotto una pericolosissima trappola, andando a risuonare su un moralismo deteriore e sulla rigidità etica tipica della cultura cattolica e più in generale del dogmatismo religioso: la censura.

Censurare le proprie emozioni, i sentimenti o i pensieri non cambia la loro frequenza, anzi la potenzia. È un po’ come ascoltare Radio Dj e affermare continuamente che si sta ascoltando Radio Capital: chi ci sta vicino si accorge ancora di più di cosa stiamo realmente ascoltando.

Le cose a cui resistiamo, diventano più grandi e potenti.

Il nostro inconscio è naturalmente esperienziale e si oppone alle sciocche ipocrisie della mente conscia. Provate a chiudere gli occhi e sforzatevi di NON vedere un pomodoro… e lo vedrete. Sforzatevi di dormire e vi sveglierete, perché le NON esperienze sono una congettura, una astrazione della mente conscia che non ha riscontro nella vita reale che è quella che condiziona il molto più potente inconscio.

La censura è quindi inutile e dannosa.

Un saggio prete cattolico, Anthony De Mello, in un suo divertente libro affermava stupito che in confessionale i preti parlavano solo di sesso e le prostitute solo di Dio… I concetti che rispettivamente negavano e censuravano.

Per mettere in moto la legge di attrazione quindi, non è sufficiente “simulare” una frequenza, bisogna viverla realmente.

Se io continuo a ripetere e ripetermi che voglio l’abbondanza e la prosperità ma intimamente risuono su una vibrazione di paura e scarsità, continuerò ad entrare in risonanza con la scarsità e ad attirarla nella mia vita.

Se io mi ripeto che voglio amare ed essere amato, ma intimamente risuono su pretese e bisogni, continuerò ad attirare tali energie…

Non è sufficiente compilare tanti foglietti o ripetersi continuamente dei mantra per cambiare le proprie frequenze, serve un esperienza più profonda.

Come fare?

In primo luogo occorre attivare la meravigliosa energia della presenza e della consapevolezza.

Renderci conto di cosa stiamo realmente attirando adesso.

Emozioni, pensieri e sentimenti non sono colpe: accadono.

Accorgersi di ciò che accade e accoglierlo fiduciosamente continuando a mandare amore a noi stessi è un atto di grande impatto energetico.

Se invece di censurare le mie emozioni e i miei pensieri, li riconosco come tali, li osservo e cerco di non identificarmi in essi, l’energia che sto creando ( e quindi attirando) è di consapevolezza.

Colpevolizzarsi per i propri pensieri e sentimenti è inutile e sciocco perché oltre a non servire a nulla ci fa risuonare su frequenze di autogiudizio e giudizio e ci fa attirare tali frequenze….

Iniziando a praticare la presenza nel qui e ora e la consapevolezza, ci accorgeremo di tutte le inutili energie che come degli automi stavamo producendo e potremo festeggiare per questo, scegliendo poi eventualmente di mettere in discussione le coenel2nvinzioni e i valori limitanti…

Questo è l’unico, piccolo lavoro che può fare la nostra mente conscia. Il 93 per cento di tutto quello che è il nostro essere è governato dall’inconscio, ma quel piccolo 7 per cento rappresentato dal conscio stabilisce cosa e come governare. Ad esempio SCEGLIERE  di stare in presenza fiduciosa durante un emozione, pur sentendo l’emozione. E’ il libero arbitrio – se vogliamo vederlo così –  che richiede una partecipazione razionale e un elemento di  attesa e di scelta che frustri l’ego e al tempo stesso crei una condizione di alchimia  e di trasformazione energetica.

Il secondo passo per attivare l’enorme potere della legge d’attrazione è nutrirsi di stimoli, idee, contenuti, esperienze e persone che sono su questo cammino da più tempo e che naturalmente e spontaneamente possono farci da coach…

Stare vicino a tali persone aiuta perché sono dei ripetitori energetici potenti. E lo sono solo perché hanno praticato molto. Mi raccontavano ad esempio degli amici in questi giorni, di come è stato piacevole l’incontro con Sogyal Rinpoche e di come è stato facile in sua presenza mantenere la mente sgombra…Queste persone sono ovunque intorno a noi, alcune più conosciute e altre meno. Si riconoscono perché non si prendono troppo sul serio, cercano sempre il positivo, sono generalmente spontanee, soddisfatte e hanno entusiasmo in quello che fanno.

Bisogna evitare come la peste di mitizzarli o di cadere nel dogmatismo che genera censura, magari un ripetitore di energia positiva può essere il vostro panettiere o il gommista…

Con l’aiuto di queste persone, terapisti, associazioni gruppi e frequentazioni in risonanza tutto diventa più semplice.

Se voglio attivare la legge d’attrazione senza cambiare una virgola nella mia vita, senza fare spazio a cose nuove, e senza rivedere le mie convinzioni, sono come uno che vuole cambiare canale senza usare il telecomando: continuerò per forza a vedere lo stesso programma!

Contemporaneamente a questo secondo passo bisogna fare attenzione ai tanti produttori di energie inutili e dannose che ci sono in giro. Magari sono vicino a noi, magari sono famigliari o parenti e bisogna prestare molta attenzione nel non giudicarli, perché altrimenti entriamo in risonanza con l’energia del giudizio e dell’insoddisfazione e ….attiriamo risonanze sgradevoli.

Per far questo ci vuole autonomia, lasciare agli altri il diritto di essere come sono, molta ironia e….la capacità di difendere i propri spazi sacri e le proprie nuove intenzioni anche rompendo degli schemi, come ad esempio scegliendo di non nutrirsi troppo di televisione, giornali, brontolii politici, populismi da social network e similari…

La domanda che in qualsiasi momento può farci riflettere sull’energia che stiamo attirando è molto semplice: Che cosa sento in questo momento? Come sto? Sono soddisfatto? Mi sento al posto giusto al momento giusto?

L’ultimo passo per attivare alla grande la legge di attrazione è ricordarsi di cosa ci piace e di cosa ci appassiona.

La passione, l’emozione, il piacere sono energie molto potenti, come la gioia, la motivazione e l’entusiasmo.

Molte volte ci siamo talmente identificati nel brontolio, nell’auto commiserazione, nell’insoddisfazione e nel vittimismo da esserci dimenticati quali sono le nostre passioni e le nostre abilità.

Prendere in mano un pennello, disegnare, suonare uno strumento, praticare uno sport, esplorare mondi sconosciuti con la lettura, cucinare una prelibatezza, rotolarsi nell’erba e chissà quante altre meravigliose cose…possono essere i primi switch per iniziare ad attirare nuove energie e con esse nuove intuizioni, nuove relazioni e cooperare per un mondo migliore.

 

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Trasformare il mondo …da dentro

Nel nostro percorso qfarokryuotidiano, spesso vorremo trasformare o cambiare alcuni aspetti dolorosi della realtà che sperimentiamo e percepiamo con i nostri sensi.

È naturale e comprensibile perché si fatica… Dal traffico caotico ai conti per arrivare a fine mese, dalle relazioni famigliari a quelle lavorative o affettive, dagli acciacchi di stagione agli eventi improvvisi e dolorosi, la realtà quotidiana ci “bersaglia” costantemente con elementi di preoccupazione, sorpresa e disagio e di conseguenza pensieri , emozioni e sentimenti   che “impressionano” i nostri sensi come i flash di mille macchine fotografiche che ci circondano da ogni parte.

La reazione più comune di fronte a queste impressioni è identificarsi nelle situazioni che le hanno provocate (e nei pensieri, emozioni e sentimenti che le accompagnano) e “subirle” lamentandoci o amareggiandoci.

Vorremmo cambiare questa realtà, ma non sappiamo come fare e cosa fare, e questo ci frustra ancora di più…

La tradizione spirituale, le scoperte della fisica quantistica moderna e alcune recenti teorie scientifiche, concordano nel proporci un radicale cambiamento del punto di vista per affrontare questa situazione: trasformare la realtà partendo da dentro di noi.

Tutte le tradizioni spirituali concordano nel definire “risvegliato” l’uomo che diventa consapevole del proprio potere personale che si esprime nell’essere presenti, nel vivere il “qui e ora” e ciò che accade senza interpretarlo, valutarlo e analizzarlo e soprattutto senza far si che la mente e il sofisticato sistema neurovegetativo, ormonale e psico emotivo, distorca la nostra percezione e ci trascini in uno stato di stress e di emergenza.

L’uomo risvegliato è presente. È consapevole di ciò che accade mantenendo la capacità di osservarlo dal di fuori, è cosciente del pericolo dell’identificazione.

La prima nobile verità del buddismo è la consapevolezza della sofferenza come via per liberarsene, il vangelo ci ricorda che raccogliamo ciò che seminiamo e che ci sarà dato ciò che già abbiamo…Queste metafore spirituali ci invitano a riflettere sul grande potere racchiuso nell’energia che produciamo, sotto forma di emozioni, sentimenti, pensieri, aspettative e convinzioni.

La fisica moderna ci ha insegnato che l’osservazione della realtà e anche la semplice partecipazione ad essa la condiziona e la trasforma. Molti scienziati sono arrivati a sostenere – in perfetta risonanza con le tradizioni spirituali – che l’energia prodotta dagli esseri umani entra nel “campo energetico collettivo” e lo condiziona.

Secondo la teoria di un biologo di fama internazionale, Rupert Sheldrake, il nostro dna opera dentro di noi perché collegato a livello subatomico con un “campo morfico” relativo alla specie umana che è in costante aggiornamento a seconda delle esperienze e dei contributi che ogni essere umano apporta ad esso…

Abbiamo tutti un enorme responsabilità in questo senso!

Il mio umore, le mie aspettative, il mio livello di soddisfazione, il mio stato di stress o di pace e centratura sono sottili energie che condivido con il mondo e che in qualche misura lo trasformano. Questo vale per me, per te, per tutti.

Come fare?

La prima cosa da fare è imparare a non identificarsi nelle cose, consapevoli che le energie prodotte a seguito della nostra identificazione le condizionano e le “peggiorano”.

Un conto è dire ad esempio: “Sono angosciato perché sono senza soldi” e un altro conto è dire “Mentre inspiro sono consapevole del pensiero di angoscia che passa attraverso di me , mentre espiro lo lascio andare e creo pace, serenità e abbondanza”

È la presenza, è una questione di allenamento , è la consapevolezza che depotenzia i problemi a crea i presupposti per risolverli.

Il secondo punto è passare dal fare all’essere.

La legge di gravità fa cadere i corpi verso il basso. La linfa delle piante sale verso l’alto vincendo la legge di gravità. La prima legge non viene annullata, è la seconda legge che è più forte. Allo stesso modo l’energia creativa e potente che nasce dentro di noi è in grado di modificare, trasformare e “vincere” altre leggi che “sembrano” governare il mondo che ci circonda. Mai nel vangelo Gesù attribuisce a se stesso un miracolo.

“È la tua fede che ti ha guarito” dice alla donna che si fa largo per toccargli il mantello.

L’idea di un dio super-eroe che ci toglie le castagne dal fuoco se ci comportiamo bene è un idea sciocca, infantile e semplicistica. È l’energia potente dell’essere che nasce da dentro che compie i miracoli.

Per attivare questa energia occorre scegliere di orientarsi sull’essere.

Fermare il movimento esterno e le sue  impressioni e attraverso la respirazione, la meditazione, la preghiera (intesa come espressione passionale della propria volontà) e la visualizzazione costruire uno stato di coerenza energetica che da dentro si irradia verso l’esterno.

Questo processo potente legato all’essere cambia totalmente la qualità del fare, perché si attiva l’intuizione, il cervello emotivo è ben ossigenato, gli ormoni si ordinano e si è molto più lucidi nelle scelte.

In questo modo il fare diventa conseguenza dell’essere come è implicito nell’ordine naturale delle cose. (Un melo fa le mele perché è un melo)

Che ci piaccia o no, le nostre energie condizionano il mondo.

Se sono energie passive, condizionate dalle impressioni che subiamo lo condizionano in modo disordinato.

Se sono energie attive e concentrate, che partono realmente da dentro, lo condizionano in modo equilibrato e lo guariscono.

Se sono attive e concentrate da un gruppo di persone consapevoli diventano ancora più potenti ed efficaci.

È per questo che vogliamo creare un gruppo di produzione di energia concentrata e coerente che si ritrovi periodicamente anche solo mezz’ora…per cominciare a trasformare veramente la realtà da dentro.

Chi fosse interessato scriva a info@oep3.com

 

 

 

 

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Riconoscere le convinzioni limitanti

cat“Tutti sanno perfettamente che una cosa è impossibile da realizzare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la realizza”      A. Einstein

Concludiamo questo ciclo di incontri sulla ricalibrazione delle percezioni con l’elemento più importante del percorso di “trasformazione”: le convinzioni. Le convinzioni sono alla base di pensieri, emozioni , sentimenti e relazioni; le convinzioni sono una costituente essenziale della nostra percezione.

Le convinzioni sono delle frasi dichiarative, sovente didascaliche, che descrivono pressappoco “come funziona il mondo”. La natura delle convinzioni è prevalentemente inconscia. Le convinzioni si formano e si creano attraverso un processo lento e costante di condizionamenti che inizia sin in tenera età da parte dei genitori e degli educatori e prosegue inesorabilmente rinforzato dalle nostre esperienze e percezioni quotidiane.

Ogni convinzione è una vera e propria “neuro associazione” più o meno forte, che si radica a livello fisico, biologico e sottile e diventa una sorta di “verità” personale, uno schermo attraverso il quale osservare e percepire la realtà.

Le nostre convinzioni condizionano l’identità, creando dei “filtri” sulla nostra percezione di “chi siamo”   e determinando la nostra autostima; influenzano i nostri valori, le capacità e i comportamenti…

Essendo profondamente radicate a livello inconscio, “ciò di cui siamo convinti” non ha nulla a che vedere con “ciò che ci piacerebbe credere” , “ciò che pensiamo ci farebbe bene credere” o “ciò di cui ci piacerebbe essere convinti”…

Non ci si può autoconvincere per dovere, per paura, in vista di un possibile risultato futuro o per “prova”. Come ogni dinamica inconscia, la convinzione è semplice, diretta, esperienziale e non è per nulla arzigogolata. La convinzione è una potente esperienza soggettiva (anche se spesso grossolanamente errata) e non una “teoria”.

Il “pensiero magico” che ha contraddistinto certe forme ingenue di new age, è una conferma sull’inutilità dell’auto convincersi. Se ad esempio ho paura in una determinata situazione e poiché ho letto qualche libricino sul pensiero positivo cerco di raccontarmi la favola “che va tutto bene” e di autoconvincermi su questo, non sto affatto ricalibrando la mia percezione ma la sto negando.

Tutto il pensiero magico è una negazione dell’adesso – anziché la sua accettazione – e spesso si esplicita con auto suggestioni del tipo “adesso mi passa…” o “non sta succedendo nulla” o buoni consigli del tipo “dai, non pensare a quello…” – “su non dire quelle cose” – “non ci pensare” eccetera….

Poiché il pensiero magico è un’azione della mente conscia, è molto probabile che il giudice interiore si intrufoli in questa goffa operazione di negazione del presente aumentando il carico emotivo con giudizi o auto giudizi del tipo “non devo pensare a questo” o “non ti devi arrabbiare “ e altre dinamiche simili che non fanno che aggravare la situazione….

Abbiamo già visto come la trasformazione alchemica che trasmuta la sofferenza in pienezza, consapevolezza e potere, passi attraverso l’accettazione del momento presente – qualsiasi cosa contenga – cercando di non identificarsi e portando l’attenzione su ciò che vogliamo realmente nell’adesso.

La prima grande trappola relativa alle convinzioni è proprio rappresentata dalla negazione, dalla censura, dal voler nascondere la sporcizia sotto il tappeto, temendo che possa “essere male” o possa “fare male” occuparsene.

Tra l’indugiare pessimisticamente in una situazione o un evento, identificarsi e eventualmente deresponsabilizzarsi e il “negare” ciò che accade, mettendo la testa sotto la sabbia come gli struzzi c’è un infinito ventaglio di potenzialità, tra cui la possibilità di mantenersi nel giusto mezzo, osservando – in modo il più neutrale possibile – ciò che accade,   rimanendo presenti e attivando la propria volontà (e la fiducia nella vita).

Sorella di questa trappola, è un’altra sottile forma di negazione che nasce dall’impazienza, dalla pigrizia, da un eccessiva visceralità o dalla paura di soffrire cambiando, travestita da un ingenuo ottimismo buonista. Molto spesso sentiamo che è necessario un cambiamento e crediamo che sia sufficiente “deciderlo” razionalmente per attuarlo, senza passare attraverso la fase di esperienza, lavoro su di sé e trasmutazione alchemica di cui abbiamo tanto parlato.

Le convinzioni limitanti sottintese in questo atteggiamento sono: la paura di mettersi alla prova (determinata da una scarsa autostima), la negazione della “contraddizione” e della dualità insita in ognuno di noi , l’illusione dell’unicità dell’io e una fiducia spropositata e arrogante nel potere della mente conscia. Il rischio grande è anche che – quando inevitabilmente gli automatismi della convinzione limitante si ripresenteranno – possa sopraggiungere l’altra convinzione trappola del fallimento o dello scoraggiamento.

La ricalibrazione più rivoluzionaria riguardo alle nostre convinzioni è proprio l’aprirsi ad un nuovo atteggiamento di scoperta, guarigione e cambiamento.

Accorgersi delle proprie convinzioni limitanti, riconoscere che ciò che “eravamo” non ci soddisfa più, andare a caccia di false credenze radicate in noi che limitano la nostra felicità e l’abbondanza è l’unico modo per crescere, diventare più grandi e portare cose nuove nella nostra vita!   Ogni volta che scopriamo uno di questi tranelli dovremmo comprare una bottiglia di champagne e festeggiare!!!

Anziché vivere come un fallimento, una colpa o una vergogna la presa di coscienza di una convinzione limitante, errata o inutile, possiamo riconoscere la straordinaria opportunità che c’è dietro questa consapevolezza e riconoscere che è l’unico modo possibile per modificare la realtà ( o meglio la nostra percezione di essa).

Non basta decidere di fare una torta più buona perché questo accada, occorre osare cambiare degli ingredienti!

Einstein sosteneva che una confutazione valeva più di mille conferme o approvazioni, perché la confutazione gli dava modo di accorgersi di aspetti nuovi o sconosciuti della questione mentre le conferme e approvazioni non aggiungevano nulla a ciò che già sapeva….

Tra le convinzioni che possiamo riconoscere e depotenziare da subito in noi ci sono tutti quei “virus mentali” che minano alla radice la nostra libertà e il nostro potere personale, come ad esempio “non me lo merito”, “non sono capace”, “non è possibile”, “non sono degno”….

Una domanda che spesso mi sento fare quando parlo di credenze è: come faccio a sapere che una mia convinzione è limitante? Se non me ne accorgo come posso scoprirlo?

La risposta è molto semplice e come spesso accade le cose semplici ci fanno paura o ci mettono in difficoltà perché siamo abituati alla complicazione….

La risposta è “osserva, ascolta e fai attenzione a come ti fa sentire questa convinzione”.

Che sensazione ti da l’idea di non essere capace a fare qualcosa? O di non meritare qualcosa? O di non esserne degno…?

Come ti fa sentire l’idea che un tuo desiderio sia impossibile da realizzare, che un tuo obiettivo sia irraggiungibile o che la felicità non possa fare per te?

Se impariamo ad essere più presenti e aperti ci accorgeremo molto facilmente dei momenti in cui offuschiamo il senso della felicità.

La felicità è un senso, il famoso sesto senso, perché non dipende da nessun tipo di situazione esterna ma dallo stato energetico – vibrazionale di presenza, apertura, motivazione e volontà che possiamo provare in un dato momento.

Quando siamo felici, la vita sta fluendo, le sincronicità si attivano in modo positivo, si creano connessioni, incontri, intuizioni….si coopera e si ha passione per la vita e per quello che la vita presenta.

La felicità è passione , espansione, apertura come quella che esprimono i bambini con il loro stupore, la loro capacità creativa, il loro sano ed erotico rapportarsi a ogni cosa.

Quando il senso della felicità si appanna o si ottunde, molto spesso è la vita che ci sta dando l’occasione per accorgerci di qualche convinzione limitante, di qualche freno o blocco che inconsciamente ci trattiene o ci limita.

È un po’ come provare a partire con i ceppi alle ruote e incavolarsi perché si sta fermi….

Quando l’infelicità bussa alle porta della nostra consapevolezza quasi sempre c’è una ghiotta occasione di riconoscere qualche convinzione limitante, trasmutarla, rimuoverla e diventare più grandi, ricchi e felici.

Basta aprirsi a questa possibilità, interrogarsi con semplicità e in modo non troppo cerebrale su quali convinzioni siano legate al momento presente, affermare la propria disponibilità a cambiare e ad avere un modello del mondo più ampio…

A volte ci accorgeremo che la voce che sta declamando la credenza limitante non è nemmeno la nostra ma magari di nostro padre, nostra madre, dell’insegnante delle elementari o di altre persone che ci hanno condizionato nell’infanzia…

Esercitando il potere della presenza e dell’attesa fiduciosa potremo stanare le convinzioni limitanti e iniziare a dubitare di esse.   Mettendo in dubbio queste convinzioni il loro potere pian piano si sgretolerà. Domande del tipo “ma sono proprio sicuro di non meritarmi questa cosa?” – “sono assolutamente certo di non essere capace?” – “sono proprio sicuro che il punto centrale della questione sia quello?” incominceremo lentamente a far affiorare il blocco delle credenze limitanti e un pizzico di volontà basterà per trovare prontamente delle alternative…

E rimanendo presenti, attenti e fiduciosi nell’adesso, ciò che è bene per noi ci verrà incontro.

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Ridefinire l’emergenza

images-132La nostra  meravigliosa fisiologia è fornita di  un ramo del sistema nervoso autonomo fatto apposta per gestire le emergenze. Questo sistema, al bisogno,  mette in atto un sofisticato apparato ormonale e biochimico che ci permette di fuggire o lottare più efficacemente, “bloccando” le attività non necessarie in quel momento – gestite dall’altro ramo parallelo,  del sistema nervoso autonomo – come la nutrizione, la digestione, l’assimilazione e il riposo.

Se pensiamo agli uomini dell’antichità o anche solo di qualche secolo fa, questa risorsa di gestione dell’emergenza, era provvidenziale. Animali feroci, pericoli,  condizioni sociali precarie e instabili, erano molto più frequenti di quanto si possano incontrare ai giorni nostri nella società civilizzata occidentale.

La fisiologia umana non è cambiata. Il nostro sistema simpatico continua a “scattare” nelle situazioni di emergenza  producendo ormoni e neurotrasmettitori efficaci ma pericolosi per l’organismo, come l’adrenalina e il cortisolo e tutto questo ha un grande “costo” per l’organismo  che viene “stressato” e blocca le fisiologiche regolazioni del parasimpatico che servono ad assicurare nutrimento, assimilazione, digestione e riposo.

Occorre dunque riflettere sulla nostra “percezione” dell’emergenza.

Se un emergenza di fronte a una belva feroce, un pericolo fisico o una calamità naturale è comprensibile e giustificata, non si può dire altrettanto di fronte a stimoli quali il traffico caotico, la visita ad un cliente, i bambini lenti a prepararsi per andare a scuola, la visione di un uomo politico in televisione, un commento sgradevole del capufficio o scoprire che i cereali preferiti sono terminati al  supermercato…

Se non impariamo a ridefinire il nostro concetto di emergenza e di urgenza, il conto da pagare sarà sempre più salato. Lo “stress” ( e cioè la condizione fisiologica di “emergenza”)  o le sue dirette conseguenze sono già oggi la principale causa di morte nella società occidentale e la ragione del 75 % delle consultazioni mediche quotidiane.

La questione, come sempre parlando di gestione e orientamento delle energie, non è etica (della serie “giusto” o “sbagliato” ) ma estremamente pratica.

Vivere meno in emergenza significa vivere più a lungo e meglio.

Per ridefinire la percezione dell’emergenza occorre esplorare i valori che guidano la nostra vita e ci motivano…

Può essere un semplice e piacevole esercizio che ci aiuta a capire il significato che diamo alle cose, a depotenziare  ciò che in tutta onestà non riteniamo più così importante ed urgente e ad aprirci a nuove convinzioni (e percezioni).

I “valori”,  linguisticamente rispondono alla domanda “Per cosa?” e definiscono le motivazioni  che plasmano  e guidano le nostre convinzioni, le capacità e i comportamenti.

Avere il valore della “famiglia”, della “salute”, della “solidarietà” piuttosto che del “potere”, del “prestigio” o del “successo”  ci indicherà “Per cosa” vale la pena lottare e darsi da fare e “Per cosa” accogliere dei punti di flessibilità (compromessi) che sono naturalmente determinati da quelli di inflessibilità.  Se voglio realmente qualcosa (e sono inflessibile su questo punto) sarò  disposto a ottenerla diventando flessibile sulle modalità, sulle strategie e sui percorsi.

Al di là della sterile retorica, è indubbio che i valori della società individualistica e consumistica, abbiano contribuito a far crescere la percezione dell’emergenza  e la “separazione” tra le persone.

Tra  le tante  opportunità della “crisi” che stiamo vivendo c’è anche l’occasione di aprirsi a nuovi valori, come ad esempio la cooperazione, la relazione, l’amicizia, l’empatia e la gratitudine, tutti meravigliosamente capaci di rendere felici a costo zero.

Se si ridefinisce l’emergenza si sprecano meno energie, si sta più in salute e naturalmente si attivano al meglio le risorse creative, ponendo le basi per nuove opportunità di lavoro  e abbondanza da condividere…

Da un punto di vista psicospirituale, l’emergenza è un atto di controllo e di mancanza di fiducia. Si è in emergenza per il “come” si affrontano le cose, non per il “cosa” si fa. Si possono fare dieci cose con leggerezza così come una sola con “controllo”  e ansia.

Quando il coinvolgimento è eccessivo si vive nel “controllo” che è metafora di separazione.

Ridefinire l’emergenza è anche riappropriarsi della propria dimensione spirituale, cercare di vivere in presenza nel qui e ora, non abboccare alla seduzione della fretta e provare a  prendere meno sul serio le cose, ritrovando quella semplicità e spontaneità di bambini che è requisito essenziale per il regno dei cieli….

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Gli obiettivi e la trasformazione alchemica del presente

Patrasfrliamo giustamente molto di obiettivi in OEP3 così come in tutti i percorsi strategici motivazionali, dimenticandoci a volte dello straordinario valore del presente.

Qualsiasi obiettivo (di crescita, conseguimento risultato, guarigione o “riparazione”, acquisizione di nuove capacità, eccetera)  rappresenta un qualcosa che non c’è nella situazione del presente e che può essere generato.

Il rischio psicologico insito nel pensare a qualche obiettivo è la “negazione” del presente. Ad esempio sentirsi soli e desiderare l’amore come condizione di NON-solitudine, percepire scarsità e stress e pensare all’abbondanza  o alla serenità come condizioni di NON scarsità e stress, e così via.

La conseguenza di questa negazione è che l’obiettivo desiderato sia considerato come un nevrotico  o magico  “ritrovarsi già nella nuova situazione”, senza considerare la necessaria fase  di ricalibrazione,  acquisizione di nuove capacità, trasformazione  e auto superamento che porta inevitabilmente il cambiamento.

Il percorso che porta a conseguire un obiettivo è invece proprio  un percorso che parte dal presupposto di “fare la pace” con il presente, accoglierlo ed esplorarlo, considerarlo come il “meglio che si possa fare” in questo momento e riconoscerne il valore evolutivo.

Il cambiamento è esperienziale.

Un atleta che oggi salta due metri, può desiderare di saltarne tre e prefiggersi questo obiettivo. Se prova a saltare “sa già” che salterà due metri o poco più e sa perfettamente che potrà sentirsi frustrato dai risultati conseguiti. Starà a lui decidere se allenarsi fiduciosamente o abbandonare il proposito di auto superamento.

Analogamente, ognuno di noi sa perfettamente che i traguardi desiderati  non sono raggiungibili nella situazione attuale, altrimenti sarebbero già presenti.

Ma cos’è dunque, che rende possibile il passaggio dalla situazione attuale a quella desiderata?

La trasformazione alchemica del presente, ovvero il sereno monitoraggio del percorso quotidiano e delle sue frustrazioni, ristrutturando il significato che si da ai risultati e depotenziando le emozioni e i pensieri negativi.

Il presente va accolto e accettato. Liberandosi da inutili sensi di colpa, amandosi profondamente  e portando molta attenzione per scoprire quali automatismi, convinzioni, abitudini, percezioni, e illusioni impediscano oggi di migliorare le proprie performance.

Questo tipo di lavoro è il cuore stesso dell’Orientamento Energetico Psicofisico, perché ci permette di intervenire sul nostro “potere personale” e trasformare il significato che diamo a situazioni ed eventi. Questo è il lavoro che ci porta a evitare di sprecare energia.

L’alchimia è quel processo metaforico di purificazione che porta a trasformare il piombo in oro. Per trasformare qualcosa di grezzo, pesante e ordinario in qualcosa di puro e prezioso occorre impiegare dell’energia e disciplinarsi.

Se io oggi mi sento inquieto, annoiato, demotivato o insoddisfatto, desiderare uno stato di serenità, vigore e soddisfazione è perfettamente naturale e appropriato.

La prima cosa sensata da fare sarà accettare questo stato, non giudicarlo e non negarlo. Il secondo passo sarà quello di annotare scrupolosamente i momenti e le situazioni in cui mi sento così, cercando di ristrutturarne il significato.

Il saggio Einstein sosteneva che è “follia pensare di ottenere risultati diversi facendo le stesse cose”  questa consapevolezza mi aiuterà ad andare a caccia di autosabotaggi, convinzioni limitanti, emozioni e pensieri che – una volta riconosciuti – posso sostituire con qualcos’altro.

Così come un atleta che vuole saltare più in alto farà cadere l’asticella molte volte, anche io mi ritroverò molte volte immerso nel mio sentire sgradevole  e potrò scegliere che significato dare a questo risultato!

La matrice orientale dell’OEP3 ci insegna a ricercare e praticare la “presenza” proprio per evitare quel processo di identificazione che porta a “diventare” il nostro stato d’animo negativo.

Un conto è dire a se stessi “oggi mi sento triste e solo, riconosco che questa sensazione è una trappola, mi voglio bene lo stesso,  non mi giudico e voglio modificare il mio sentire” un altro conto è dire a sé stessi “oggi mi sento triste e solo” o peggio ancora “sono triste e solo”.

Praticare l’auto esplorazione fiduciosa significa contrastare la trappola mentale della “separazione” e aprirsi ad una visione più spirituale che da spazio alla magia della vita e alla sincronicità…

Nel presente c’è tutto quello che serve.

È nel presente che troviamo le chiavi per la nostra trasformazione, per la felicità, per l’abbondanza e la soddisfazione. È solo nel presente che possiamo “praticare” il meraviglioso (e faticoso) processo di trasformazione alchemica  che ci porta a  costruire un futuro migliore e conseguire i nostri obiettivi!!

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Il coaching spirituale è impopolare

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Se c’è una cosa che mi sento di dire in tutta onestà agli allievi della scuola di OEP3 è che il coaching spirituale è molto  impopolare, almeno da qualche millennio a questa parte.

Se la figura del Coach all’americana, vincente, cinematografica e performante è riuscita ad entrare nell’immaginario collettivo e ad essere seducente, non si può proprio dire altrettanto del coaching spirituale.

Aiutare, motivare, infondere energia e allenare le persone a riconoscere e applicare le leggi spirituali non è per niente facile, tanto più di questi tempi. Come insegnano le leggi spirituali ed esoteriche, le cose non sono mai come sembrano e questo vale tanto più per questo tipo di training.   Sembra un coaching alla rovescia!

Pensate un po’ che follia: motivare le persone e allenarle ad avere pazienza!

Aiutarle ed esercitarle ad essere fiduciose, ad abbandonarsi, a NON controllare tutto!

Suggerire loro di stare FERMI dentro il disagio, semplicemente osservandolo con neutralità per trasformarlo alchemicamente, riconoscendone l’illusorietà e  il valore funzionale!!!

In un mondo in cui tutto è Fast, in cui è “normale” sentirsi giovani a sessant’anni, suggerire di accogliere il principio dell’impermanenza e della ciclicità…

Che follia è mai questa!  Il Coach deve ispirare a sentirsi vincenti, produttivi, performanti, splendidi e sorridenti! Oppure giocare la carta – molto di moda di questi tempi – dell’avidità e della legge-di-attrazione-usa-e-getta che misura l’abbondanza in termini di saldo del conto corrente e non col livello di felicità, benessere e SODDISFAZIONE nel qui e ora…

Eppure, a dispetto di tutto questo,  la proposta continua a vibrare e risuonare in modo lieve e discreto, invitandoci a non avere paura, a smettere di lottare e fuggire, a ritornare come bambini autenticamente nel qui e ora….

È un soffio magico che lascia i cuori sereni, aperti e pieni….al di là del fare e dell’avere, insinuandosi dolcemente nell’essere e donando profondo ben-essere.

E se non ti sembra troppo una follia, prova ad ascoltarlo anche tu adesso, facendo un lungo, semplice e gratuito respiro  e portando l’attenzione sul cuore…

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Il Coaching OEP3

logoJL’orientamento energetico psicofisico (OEP3) è un nuovo metodo di coaching per il ben-essere e la crescita personale che parte dal presupposto che sia possibile utilizzare meglio le immense risorse di cui sono dotati gli esseri umani, riconoscendo e cercando di evitare, gli enormi sprechi di energia e potenzialità che operiamo quotidianamente.

Per realizzare quest’obiettivo, con un lavoro di ricerca e sperimentazione iniziato oltre venticinque anni fa, OEP3 ha operato una sintesi tra proposte antiche e moderne, occidentali e orientali particolarmente finalizzate allo sviluppo della consapevolezza (fisica, mentale, sociale, emozionale e spirituale) in questa direzione.

Il punto di partenza dell’OEP3 è che le energie umane, come tutte le altre energie possiedano una loro  ciclicità, un movimento sinusoidale fatto di alti e bassi, una sorta di “ritmo”.

Che si tratti di energie fisiche (stato di forma, tonicità, vigore, elasticità, predisposizioni alle somatizzazioni) emozionali (umore, consapevolezza emotiva, auto controllo, capacità di gestire le frustrazioni o posticipare le gratificazioni, reattività, presenza a se stessi, ecc.) “sociali” (comunicazione efficace, empatia, apertura, capacità di cooperazione) mentali (chiarezza, capacità e velocità di elaborazione e apprendimento, auto valutazione e auto esplorazione, coscienza delle proprie convinzioni e valori, eccetera) o “spirituali” (consapevolezza di sé e identità, fede o fiducia, apertura all’invisibile e al trascendente,  gestione dell’impermanenza, rapporto con la morte, ecc.) tutti gli essere umani sperimentano  quotidianamente  una ciclicità e un “movimento” di queste energie. Tutto cambia rapidamente e ciclicamente: l’umore, lo stato di forma, le opinioni e le convinzioni, insorgono dubbi, si gestiscono le difficoltà in maniera diversa…

In sintonia con la matrice spirituale (e tipicamente orientale) che ne ha segnato lo sviluppo, OEP3 attribuisce enorme importanza alla componente di “scelta” individuale e di “potere personale”  che  determina i significati  e le angolature dalle quali osserviamo la realtà nel vivere quotidiano e nell’onorare i “nostri talenti”.

Anche gli scienziati moderni, da Heisenberg e Einstein in poi, hanno incominciato a parlare di “punto di vista dell’osservatore”, e di “potenzialità”, andando a ridimensionare l’idea di oggettività che accompagnava – nell’impostazione classica e causale – la descrizione della realtà e del nostro modo di reagire ad essa.

Parlando di energie umane, è palese come la realtà esterna attivi manifestazioni interiori (e di conseguenza esteriori) differenti in termini di “percezioni”, “convinzioni” e “significato”.  È possibile, ad esempio,  cambiare il proprio umore in una giornata di sole come di pioggia, al mare o andando a lavorare, da soli o in compagnia, ecc.

Tra le metodologie occidentali che hanno formato l’OEP3 c’è anche la PNL (programmazione neuro linguistica) che ha ottenuto enormi successi in vari ambiti, partendo dal presupposto che il concetto di “realtà” sia soggettivo. In PNL si preferisce parlare di “MAPPA della realtà” intendendo con essa il procedimento neuro fisiologico, sensoriale e linguistico che INTERNAMENTE ci porta a creare il nostro soggettivo “modello del mondo”, una rappresentazione che può essere più o meno efficace, corretta e funzionale per il raggiungimento dei nostri scopi.   La PNL non interviene nell’abito dei contenuti delle esperienze ma in quello della FORMA. Per la PNL ha poca importanza che un modello sia “giusto”  e persino che sia “vero”, quello che conta è che funzioni. Se la mia strategia per addormentarmi, ad esempio è “fare finta di dormire”, va benissimo; se quella per non irritarmi con il capufficio è immaginarlo vestito da coniglio che rosicchia una carota, anche. L’importante è il risultato.

Il pragmatismo della PNL si sposa perfettamente con un altro aspetto fondamentale dell’OEP3 di derivazione Orientale e Spirituale che è il concetto di “qui e ora” e di presenza mentale. Poiché la maggior parte delle dispersioni energetiche deriva dal mettere in atto un processo di identificazione in “qualcosa”, la presenza è un eccezionale strumento per attivare al meglio le nostre risorse.

Specialmente la tradizione buddista e taoista, hanno insistito su questo concetto mostrandoci come la “mente” spesso ci proietti nel passato o nel futuro, impedendoci di attivare il nostro potere personale nell’adesso che è l’unico “tempo” reale.  La tradizione buddista è arrivata a definire questo intervento inopportuno della mente e delle sue strategie di identificazione come la manifestazione di un “Falso sé” che occorre imparare a conoscere e smascherare.

Le implicazioni pratiche del concetto di presenza vanno al di là dell’immagine suggestiva e astratta del monaco zen che fa meditazione, specialmente alla luce delle più recenti e strabilianti  scoperte scientifiche sulla fisiologia  del cervello emotivo e sui rapporti tra mente e coscienza.  Il “grande errore” di Cartesio, come ha illustrato un grande neuroscienziato contemporaneo, Antonio Damasio, è stato proprio separare emozione e intelletto e gettare le basi per avvallare e dare dignità ad un colossale ed errato processo di identificazione dell’Io con la propria mente che è molto spesso causa di sofferenza e dispersione energetica.

Il Falso Sé identificato “mente”, altera la percezione della realtà, crea convinzioni inconsce talmente profonde da modificare, secondo alcuni biologi moderni, persino il nostro DNA e attivarne  o meno determinate caratteristiche.

Se dunque l’obiettivo dell’OEP3 è aiutare le persone a “orientare” le proprie energie, occorre capire la direzione verso la quale si vogliano indirizzare e la sua effettiva valenza e affidabilità ai fini del ben-essere, dei risultati  e della crescita personale, arrivando a riconoscere quanto l’intenzione nasca dal Vero Sé o dal Falso Sé identificato.

Come operare questa distinzione?

Col grande sviluppo delle attività di Counseling e Coaching negli ultimi anni, che essendo professioni non riconosciute, sono state praticate da “chiunque”, è venuta a galla (oltre all’inadeguata preparazione e competenza di molti) la scarsa affidabilità degli  interventi sul comportamento  condotti con strumenti  esclusivamente  razionali e cognitivi o sterilmente e superficialmente emozionali e  motivazionali. Con queste premesse, non son stati migliori nemmeno  i risultati ottenuti da parte di molti Psicologi e Psicoterapeuti certificati..

Comprendere l’Io con l’Io è un presuntuoso paradosso cerebrale; proiettare se stessi sugli altri, è una trappola comune nella relazione d’aiuto ed ergersi a giudici, depositari della “verità” o soccorritori è un vecchio inganno figlio del dogmatismo religioso deteriore.  Le persone non hanno più voglia né bisogno di sentirsi analizzate e vedersi evidenziare le loro incompetenze consce, ma piuttosto di sviluppare e sperimentare nuove competenze e strategie, tanto meglio se inconsce e facilmente assimilabili come automatismi…

Il grande sviluppo e successo delle terapie strategiche, della psicoterapia eriksoniana e delle terapie brevi, testimonia come si stia andando sempre più verso la ricerca dei risultati e delle soluzioni rispetto alla conoscenza dei “perché” e all’analisi cognitiva delle cause…

OEP3 è in risonanza con questa visione strategica. Un intervento di coaching, è tale solo se ottiene un preciso risultato.  Il coaching è per definizione un intervento in cui un professionista aiuta, motiva  e supporta un soggetto a focalizzare obiettivi e priorità, stabilendo, mantenendo e portando a termine un programma prestabilito attraverso criteri pragmatici e il più possibili rapidi ed efficaci.

Per non scivolare in una proposta astratta e semplicistica di “life coaching”  che vuol dire un po’ tutto e niente, OEP3 ha selezionato, sperimentato e decodificato “modelli” di orientamento energetico efficace  che possano essere riprodotti e proposti come alternative  efficaci alle più comuni situazioni di dispersione energetica.

Così come chiunque può giocare a tennis “a modo suo” ma i modelli più efficaci sono quelli che può insegnare un istruttore di tennis, OEP3 ha selezionato modelli consolidati per onorare ed esprimere al meglio le proprie potenzialità, migliorando il livello del ben-essere, i risultati e la crescita personale.

Per proseguire l’analogia con il tennis, così come l’istruttore esplora e corregge la strategia dell’allievo sul campo – osservando come gioca – e non certo a livello teorico, OEP3  parte dall’esplorazione della dinamica di dispersione energetica, osservando “cosa succede”,  “quando” e con quali modalità per cogliere le connessioni fra le varie dimensioni (fisica, mentale, emozionale, sociale o spirituale) e proporre alternative efficaci attraverso specifici esercizi da praticare per arrivare a sviluppare – senza sforzo – degli automatismi.

Tutti i Modelli OEP3 prevedono pratiche che coinvolgono il corpo (esercizi fisici, posturali, trattamenti su precisi punti corporei e modelli di respirazione che provengono dal bacino della medicina tradizionale orientale) le emozioni (tecniche di rilascio, respirazione, visualizzazione e programmazione derivanti sia dalla cultura orientale sia dalle applicazioni di PNL strategica) la mente (attraverso esercizi sul linguaggio, la percezione sensoriale, la pratica della presenza e dell’auto esplorazione, tecniche di rilassamento e respirazione per accedere alle risorse dell’inconscio, analisi e destrutturazione  degli auto sabotaggi e delle convinzioni limitanti e molto altro ) e la dimensione spirituale (attraverso l’uso di mantra, visualizzazioni, meditazioni, e lo pratica degli antichi  codici sincronici, già esplorati in ambito laico e scientifico da Jung)

Qualcuno potrà forse storcere il naso di fronte all’esplicita connotazione spirituale (che non ha nulla di religioso o settario né di dogmatico) dell’OEP3, ma il pragmatismo operativo e scientifico che anima il metodo, non può non tenere conto, degli straordinari  e misurabili risultati in termini di “felicità” e ben-essere  che produce la visione e la pratica spirituale. (Si vedano, ad esempio, gli esperimenti del progetto Mind Life sui monaci buddisti, i test condotti sul monaco Mathieu Ricard, definito dagli scienziati  l’uomo “più felice del mondo”  e gli studi dell’istituto HeartMath sulla variabilità e coerenza cardiaca,  che han dimostrato come un approccio empatico, fiducioso e aperto alla gratitudine favorisca enormemente il benessere, la cooperazione e la gestione dello stress.)

Tra i modelli OEP3 più semplici e apprezzati che lavorano sulle dispersioni energetiche quotidiane e ci aiutano a trasformarle in opportunità, vi sono:

  1.  “Scegliere e Depotenziare”, per spostare, in modo costruttivo, il “peso” del potere che diamo a persone, cose, emozioni percezioni  e situazioni
  2.  “ComunicAzione  serena e costruttiva” per sviluppare competenze sociali, e comunicare efficacemente, con autostima e consapevolezza emotiva
  3. ObiettivaMente Azione Creativa”   per ricercare e  elaborare le strategie più efficaci per conseguire obiettivi materiali concreti e verificabili.
  4.  “Scoprire è guarire” per fare la pace con ciò che succede, riconoscere, esplorare e trasformare auto sabotaggi, atteggiamenti, abitudini e convinzioni limitanti senza prenderle sul serio, imparando ad allineare i propri valori agli obiettivi.
  5.  “Liberi SempliceMente” per ridimensionare il lavorio mentale, chiamare le cose col proprio nome,  sviluppare consapevolezza e aprirsi al potere del qui ed ora
  6.  “Aprire il cuore di luce” per armonizzare in modo congruente mente e cuore,  trasformare i sentimenti, sostituire la fiducia alla paura, la gratitudine al giudizio
  7.  “RiattivAzione”, per superare la fase ciclica del calo energetico e della pigrizia,  evitare di giudicarsi e chiudersi dopo un fisiologico momento di “calo”, ripartire con entusiasmo e motivazione
  8.  “Cooperare e cocreare” per andare oltre il modello superato  e fallimentare di chiusura e separazione, imparare a ricercare l’unione  e ad amplificare la propria energia nel gruppo.

Questi e altri Modelli di Orientamento Energetico vanno assimilati ed applicati singolarmente o  insieme (secondo le  necessità) per aiutarci a vivere la nostra quotidianità in modo più sereno, adulto e consapevole e “onorare”  nel migliore dei modi il nostro “essere” e le nostre potenzialità.

Fine ultimo di OEP3 è operare l’alchimia di portare la terra in cielo e il cielo in terra, cercando di vivere  la vita di tutti i giorni, con la fiducia, la luce, la serenità e l’apertura che in genere si dedicano alle questioni spirituali e esprimere la propria spiritualità, il rapporto con il ciclo nascita/morte, la dimensione dell’impermanenza e i grandi misteri della vita con quel sano pragmatismo e quella concretezza che solitamente dedichiamo alle questioni materiali.

Per qualsiasi altra informazione e curiosità, consultate il nostro sito www.oep3.com

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Rinforzare l’energia vitale, aprirsi al benessere

Già 5000 anni fa,  nella tradizione dell’antica Cina esistevano  tecniche energetiche basate sul movimento, la respirazione  e la visualizzazione che permettevano  di aumentare l’energia interna, essere più forti, vitali, consapevoli, sani e….vivere più a lungo.

All’epoca, l’uomo credeva che l’energia vitale presente al momento della nascita andasse inesorabilmente ad esaurirsi come una la sabbia di una clessidra…

Le leggende Taoiste tuttavia, accennavano a un minerale alchemico dalle proprietà miracolose, il Cinabro, di colore rosso come la passione, che veniva preparato in “pillole” e consentiva di vivere più a lungo “rabboccando” dall’alto la sabbia della clessidra della vita…   La leggenda, in realtà, nascondeva una metafora in quanto questi “campi di Cinabro” nei quali trovare l’elisir di lunga vita non si trovavano all’esterno dell’uomo, ma al proprio interno, localizzati in posizioni tali da essere connessi al sistema di meridiani dell’agopuntura…

Questi campi di Cinabro, in cinese “Dan Tienn”, sono delle vere e proprie zone all’interno dell’uomo nelle quali immagazzinare l’energia vitale del cielo e della terra, per aumentare la propria energia interna, vivere più a lungo, resistere alle malattie, ed eventualmente  trasmettere questa energia all’esterno curando o combattendo con le arti marziali…

La pratica del Qi Gong (letteralmente “lavoro con l’energia”) e del Tai Chi  Quan, permette – attraverso un lento e paziente lavoro – di aumentare notevolmente il livello di benessere psico fisico, essere più forti, tonici e longevi. Il Qi Gong terapeutico, in particolare produce eccezionali benefici a livello articolare, regola la pressione e gli equilibri endocrini,  aumenta le difese immunitarie, rinforza l’energia vitale e sessuale (specialmente maschile, dov’è utilizzato con successo da anni come coadiuvante nel trattamento dei più comuni disturbi), stimola la creatività e aumenta la consapevolezza emotiva e la presenza a se stessi…

Il Tai Chi Quann stile Chenn (la forma più antica e più pura) attraverso i suoi movimenti marziali e le “emissioni di forza” permette invece di liberarsi dalle tossine accumulate, di rinforzare il tono muscolare e articolare oltre che placare la mente attraverso la pratica della “forma” che è un concatenamento di 75 movimenti complessi che coordinati insieme producono una sorta di bellissima danza o meditazione in movimento, nella quale si alternano i movimenti marziali con altri più lenti, sinuosi ed armonici.

Il nostro insegnante, Luca Cattaneo, diplomato nel ’98 in una delle più prestigiose scuole Cinesi con sede a Parigi, dopo un pratica ormai trentennale  seguendo numerosi maestri Taoisti e Buddisti e  oltre 16 anni di esperienza nell’insegnamento, propone in esclusiva per Terradiluce  corsi regolari per allievi principianti ed esperti in cui praticare sia il Qi Gong Terapeutico, per rinforzare la salute e la longevità che il Tai Chi Quann, per sviluppare vigore e depurarsi da tutte le tossine accumulate. Le lezioni  – di circa un ora e mezzo – prevedono una prima parte di lavoro per sciogliere le articolazioni,  la pratica di antiche tecniche Taoiste di longevità, una tecnica di Qi Gong per aumentare o raffinare l’energia interna e infine il progressivo apprendimento della forma antica di Tai Chi Quann  per muovere l’energia interna e liberarsi dalle tossine…

I corsi riprendono da Lunedì 10 Settembre, per altre info vi rimandiamo a questo volantino…

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Ogni giorno un nuovo inizio

Di tutti i libri che ho avuto il piacere di leggere, e credetemi ne ho letti proprio molti, raramente ne ho riletto qualcuno a distanza di tempo.

Fino al testo di Luca Cattaneo “Ogni giorno è un nuovo inizio” che, come dice il titolo, è piacevole iniziare ogni giorno dall’inizio.

Sì, è un libricino di poco più di 100 pagine che si rivela uno “strumento” essenziale per costruire benessere e consapevolezza.

Dopo la prima lettura, sono così tanti gli spunti di riflessione e gli stimoli a “provare” la “cassetta degli attrezzi” che non si può fare a meno di ricominciare la lettura per scoprire le chiavi per reindirizzare al meglio la nostra energia.

E’ quindi ogni volta che ho la necessità di riconoscere ed attivare il mio potere personale, mi rileggo il capitolo relativo. E così ogni qualvolta voglio esprimere o trascendere il mio potere, quando perdo l’orientamento energetico o nuovi ostacoli mi si presentano di fronte, rileggo le parole di Luca per trovare le soluzioni.

Con la semplicità, il potente antidoto per la sofferenza, ritrovo e mantengo la serenità della consapevolezza e del  “hic et nunc”, “qui e ora”.

Ritorno quel bambino che “senza paura”, ma con una enorme fiducia nella natura e nell’universo partiva per esplorare i boschi durante le vacanze estive e ritornava stanco ma più felice e più ricco di consapevolezza e di appartenenza all’universo.

E’ un libro che vi consiglio dal profondo del cuore e della mente. Sarà un vostro compagno di vita, sempre pronto a sostenervi nei momenti di difficoltà. Se poi vorrete diventare “invincibili”, allora seguite i corsi proposti dall’Associazione Terra di Luce e tenuti da Luca Cattaneo e dal suo staff; questo testo assumerà ancora più significati e diventerà ancora più potente. Io ho fatto così e non avrei potuto fare scelta migliore.

 

Adam Warlock

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