Associazione Terradiluce

Benessere e consapevolezza nel qui e ora

Circoli viziosi, circoli virtuosi e libero arbitrio

La mattina presto, mentre bevo il caffè, mi concedo una rapida lettura al giornale e rifletto sulla qualità delle notizie e sulla drammaticità di alcuni fatti di cronaca.

Spesso fatico a mantenere uno stato di presenza e di centratura e rischio di identificarmi nelle emozioni che le notizie mi suscitano, diventando con il mio brontolare l’ennesimo ripetitore di frequenze di bassa qualità…

Siccome però so che le cose non sono come sembrano, cerco prontamente di scrollarmi da dosso quell’inutile energia ristagnante del giudizio e dello scoraggiamento e di voler cercare e trovare occasioni evolutive e di consapevolezza anche dalla cronaca quotidiana.

Stamattina, dopo aver letto l’ennesima atrocità riportata dal quotidiano, ho riflettuto lucidamente su come da un punto di vista logico ed etico la teoria della reincarnazione sia la sola a proporre un minimo di democrazia o perlomeno una forma di equilibrio e questa riflessione ha ancora di più confermato in me l’importanza del libero arbitrio e delle scelte personali come strumento evolutivo.

Ma andiamo con ordine.

Escludendo posizioni egoiche, infantili o ridicole, un’ipotetica logica della reincarnazione riguarda quella scintilla di energia spirituale, linfa vitale (anima?) che è contenuta al nostro interno e di cui è possibilissimo passare l’intera esistenza senza rendersene conto.

Non si reincarna Gino con la sua storia, il suo carattere, il suo bagaglio genetico, culturale, famigliare ma quella linfa vitale che è in Gino e per tutta la durata della sua esistenza può essere il “ponte” per riconnettersi a un percorso evolutivo che esisteva prima ed esisterà dopo di Gino…. Diciamo che Gino è il tupperware attuale di questa linfa vitale.

Se Gino vuole, sceglie e si accorge, può contattare questa linfa vitale ad esempio esplorando il suo Angelo Custode o il suo tema natale ( perché Gino non è nato in un determinato momento e luogo per caso) e decidere di onorare le sfide evolutive di questo passaggio.

Ritornando alle atrocità, questa logica assume sfumature da brividi e ci può far scivolare in una visione di Karma come contrappasso dantesco che nessuna persona di buon senso potrebbe considerare accettabile e che escluderebbe il libero arbitrio.

Una delle notizio di oggi è stata il ritrovamento di frigoriferi pieni di organi umani femminili che una giovane coppia messicana deteneva (non ho capito se per venderli) dopo un rituale che prevedeva l’adescamento da parte della donna di altre giovani donne per invitarle a provare dei profumi, lo stupro e l’assassinio da parte del compagno e infine l’espianto e la conservazione di questi organi.

Il pensiero lampo che mi è passato subito dopo lo sdegno e l’orrore, è che queste povere donne innocenti forse in un’altra vita han fatto atrocità simili e che i due squilibrati nella prossima vita potrebbero fare una fine analoga a quella delle loro vittime….

Questa riflessione però mi è parsa immediatamente superficiale e poco consolatoria.

Mi riportava ad una visione antica e deresponsabilizzante di Karma come circolo vizioso o virtuoso dal quale impossibile sfuggire…

Ho cercato dunque di farmi delle domande che prevedessero il libero arbitrio e la spinta all’evoluzione del tipo: “Chissà se le giovani vittime avrebbero potuto evitare questa fine?” e “Chissà se nel prossimo ciclo i due messicani riusciranno a sfuggire al triste karma che li attende?” e dopo essermi risposto di si in entrambi i casi mi son sentito meglio.

Credo che libero arbitrio sia proprio quella scintilla che può farci uscire dai circoli viziosi o rimanere in quelli virtuosi nonché l’unica meravigliosa prerogativa che può dare senso e pienezza alla nostra esistenza.

Lasciando da parte le atrocità e i casi “estremi” (che comunque sono tanti) e ritornando alla nostra dimensione di “normalità” , questa visione può aiutarci a spiegare e a gestire molte situazioni.

Tutti abbiamo dei tormentoni esistenziali, situazioni che ciclicamente si ripetono o si ripresentano e che ci accompagnano in modo più o meno silente per tutta l’esistenza.

Per alcuni possono riguardare la salute, per altre le relazioni, per altre ancora l’identità personale, il lavoro, il denaro o la gestione di determinate emozioni…

Pensare a questi tormentoni come possibili retaggi del nostro Karma può produrre in noi rassegnazione (se non crediamo nel nostro potere personale e libero arbitrio) oppure aiutarci ad accettarli e a fare la pace con loro e in seguito a considerarli da un altro punto di vista come lezioni evolutive da affrontare nel migliore dei modi.

Un lavoro può essere certamente duro e impegnativo, ma l’importanza dell’atteggiamento con cui decidiamo di svolgerlo e del significato che attribuiamo al fatto di doverlo svolgere può cambiare radicalmente la qualità della nostra vita, del tempo che dedichiamo e dell’energia che produciamo mentre lo svolgiamo.

Si tratta di spostare l’attenzione sul “cosa c’è da fare” e smettere di protestare o di negarlo e portarla invece sul “come si può fare” cercando mantenere il più possibile una buona energia nel qui ed ora.

In questi termini anche la logica del karma assume toni più equilibrati e un significato evolutivo più evidente.

Si può dunque uscire dai circoli viziosi ma anche da quelli virtuosi ed è sempre bene mantenere la volontà, l’umiltà e la gratitudine per riconoscere entrambi.

La vita sembra sbatterci in faccia l’evidenza di persone che nascono in contesti culturali, economici e genetici nettamente più favorevoli rispetto ad altri…

Qui a Torino ad esempio è frequente incontrare uomini e donne molto belli, biondi, alti , ricchi e sani che popolano le zone residenziali della crocetta o della collina piuttosto che personaggi tozzi, goffi e poveri che nascono e vivono nei quartieri di periferia.

La storia tuttavia ci ha sempre dimostrato che si può emergere da qualsiasi contesto così come sprofondare da qualsiasi altro.

Siccome la nostra energia determina le risonanze che ci andiamo a cercare, facciamo attenzione a non ristagnare in emozioni, sentimenti e pensieri inutili e dannosi, come l’invidia, la gelosia, il giudizio o l’autogiudizio.

Non perché sia “male” o sia un “peccato” e quindi per ragioni etiche…ma perché sarebbe una sterile protesta per nulla efficace, un negare l’evidenza con in più la certezza di mettere in moto tutta una serie di sfavorevoli condizioni energetiche.

Monitoriamo la nostra energia, i nostri sentimenti, il nostre re-agire di fronte a notizie, eventi, situazioni che ci circondano e proviamo a considerare ogni cosa presente nel qui e ora come un opportunità evolutiva…in questo modo – se per caso esiste un karma – forse possiamo iniziare a capirlo e guarirlo.

Anawel

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La potenza piacevole dell’allenamento

In quest’ultimo periodo mi capita spesso di sentire le persone lamentarsi per le difficoltà che incontrano nei loro percorsi di cambiamento e di crescita personale.

“È difficile”, “non riesco”, “non ce la faccio” sono alcuni dei più diffusi virus mentali (insieme ai sempreverdi “non me lo merito” o “non è possibile”) che popolano i nostri pensieri e le nostre riflessioni quotidiane.

Le ragioni di queste convinzioni limitanti sono essenzialmente due:

La prima è legata al nostro giudice interiore – sé normativo trappola, che sussurra al nostro orecchio, in continuazione, ideali e obiettivi rigidi, irraggiungibili e astratti come ad esempio la perfezione, la normalità, lo star sempre bene o la possibilità di non sbagliare mai, per far si che non potendo ovviamente soddisfare questi obiettivi proibitivi, evitiamo anche di occuparci di quelli raggiungibili e rimaniamo “bloccati” nella frustrazione e nelle suggestioni della nostra mente che mente.

La seconda ragione è l’ignoranza e l’arroganza con la quale identifichiamo la nostra mente con ciò di cui siamo consci, tralasciando l’enorme potenza e creatività dell’inconscio che è di fatto la parte della nostra mente che guida davvero la nostra vita.

Conseguenze di queste due trappole sono il concentrarsi sulle mancanze, sulle difficoltà e sui problemi vivendo un esperienza sgradevole che danneggia l’umore, indebolisce l’autostima e la motivazione e alimenta le terribili energie dell’autogiudizio e del vittimismo.

Più ci giudichiamo e proviamo risentimento, più sottoponiamo il nostro potente inconscio a esperienze sgradevoli che possono attivare atteggiamenti e abitudini dannose e alimentare un circolo vizioso molto pericoloso…

Per uscire da questa prigione psico-esistenziale occorre ricordarsi della potenza piacevole dell’allenamento e riflettere con un po’ di calma.

Sia da un punto di vista psicologico che da un punto di vista spirituale, la potenza del nostro inconscio e della forza della nostra anima traspare in modo evidente quando smettiamo di pensare e passiamo all’azione.

I bambini, che per fortuna sono fuori dalla dualità e non pensano, imparano a camminare grazie alla forza dell’allenamento. Tutti noi da bambini abbiamo fatto quest’esperienza, spinti dalla curiosità, dalla voglia di esplorare il mondo, dal desiderio di toccare oggetti colorati…

Un bambino cade mille volte, magari piange perché prova dolore, tuttavia si rialza e riprova, riprova fino a quando si sente abbastanza sicuro da staccarsi dall’appoggio e inevitabilmente impara… La stessa cosa accade crescendo quando si impara ad andare in bicicletta, a sciare o a fare qualsiasi attività.

I moderni videogiochi sono una metafora esemplare di questa legge: sono strutturati a livelli, via via più difficili che inizialmente appaiono insormontabili e poi grazie all’allenamento “magicamente” si superano.

L’inconscio è esperienziale, non prova dubbi né opera valutazioni. Ricerca il piacere e tende ad evitare il dolore. È abitudinario e classifica le esperienze in modo molto grossolano. Se deve scegliere tra due dolori facilmente sceglie quello minore e questa prerogativa veniva sovente utilizzata da Milton Erickson (probabilmente il più grande terapista del ‘900) per aiutare i pazienti a sbloccare i loro problemi.

Essendo abitudinario, l’inconscio non ha una gran voglia di allenarsi a far cose nuove, soprattutto se impegnative o faticose, ma se lo si ingolosisce con qualcosa di piacevole e desiderabile non ha problemi ad aprirsi a nuove possibilità, come quando abbiamo imparato a camminare perché desideravamo toccare quei meravigliosi oggetti colorati.

Essendo esperienziale, il nostro inconscio, si nutre golosamente delle soddisfazioni che viviamo quando ci mettiamo alla prova: migliorare le prestazioni nello sport o in un videogioco, godere quando saliamo sulla bilancia e vediamo un risultato, passare un esame, nutrire la nostra autostima perché abbiamo gestito bene una comunicazione di relazione e naturalmente raggiungere un obiettivo desiderato.

Poiché è limitato all’area dell’esperienza, il nostro inconscio non se ne fa nulla delle valutazioni e delle masturbazioni mentali.

Finché pensiamo “e se poi non riesco…” oppure “come mai non riesco?” , “potrebbe succedere questo o quello…” “chissà se è il momento giusto” o anche “sarà la scelta giusta?” e altre piacevolezze del genere l’unica esperienza che prova il nostro inconscio e che condiziona la nostra personale “legge di attrazione” è la confusione che stiamo provando, la frustrazione, il logorio mentale e l’incertezza.

Il preziosissimo contributo che possiamo dare al nostro potente inconscio, che possiede anche un enorme valore da un punto di vista spirituale è sottoporre alla sua attenzione nuove esperienze, cercando di rendere il più possibile puro e autentico il desiderio del risultato realizzato.

In pratica si tratta di darci “il permesso” di osare, di provare e di sperimentare astenendoci dalle valutazioni, dai giudizi e dai dubbi.

Per carità, siccome la nostra mente duale mente in continuazione, è perfettamente inutile “far finta di niente”. Se la mia mente mi suggerisce che il determinato obiettivo è troppo difficile, che non ce la farò mai, che forse non è il momento di agire eccetera, potrò semplicemente “accogliere” queste resistenze, osservarle passare come le nuvole nel cielo spinte dal vento, senza tuttavia dar loro il potere di fermare la mia azione.

Ricordo con piacere una volta in cui una ragazza alla quale avevo consigliato di andare a correre, mi disse che non ne aveva voglia e io gli risposi che non era assolutamente un problema “non avere voglia”. “Anzi”, le dissi, “ripetiti che non hai voglia mentre indossi la tuta, mandami a quel paese mentalmente mentre calzi le scarpe da ginnastica, esci di casa e inizia a correre sentendo tutta la tua non voglia, corri almeno venti minuti e poi senti come stai, se ancora non hai voglia puoi tornare a casa”. La ragazza si concesse il permesso di provare e di osare e ancora oggi il running è una delle sue risorse più potenti contro il malumore.

Passare all’azione, evitando le suggestioni del sé normativo e le valutazioni è dunque l’unico modo per accumulare delle esperienze e acquisire gli automatismi inconsci necessari per superare i problemi.

Poiché il nostro sé normativo è subdolo e scafato immagino che molti si stiano chiedendo: “ma il mio obiettivo sarà autentico?” oppure “non sarà forse proprio il sé normativo che mi suggerisce questa cosa”. Sappiate che mentre fate queste valutazioni il vostro inconscio fa un bello sbadiglio e si lima le unghiette, perché l’esperienza che gli proponete è ancora una volta di incertezza e confusione che sono condizioni sgradevoli.

Per stabilire l’autenticità di un obiettivo si può provare ad immaginare l’obiettivo raggiunto, a collegarsi sensorialmente con le emozioni che si proverebbero, a entrare il più possibile nei particolari….ma il vero banco di prova sarà comunque l’azione.

Quando si è sufficientemente motivati e folli da mettersi alla prova e si è disposti a non prendere sul serio i risultati e le inevitabili suggestioni e valutazioni che ci proporrà la mente sarà impossibile non ottenere dei progressi. Certamente, come accade per i videogiochi ci vorrà tempo, pazienza e fiducia nel continuare a provare, provare ancora e riprovare, rimanendo disponibili e presenti nel qui e ora, concentrati soprattutto sul desiderio di ciò che vogliamo rimanendo disponibili a “scovare” abitudini, autosabotaggi e convinzioni limitanti costruite nel passato…

È importante ricordarsi che il presente è l’unico tempo reale e tutto quello che ci arriva nel presente è stato costruito – prevalentemente a livello inconscio – nel passato.

Se valuto la mia realtà di “oggi” devo ricordarmi che è conseguenza delle emozioni e dei pensieri che provavo “ieri” e fare la pace con quello che c’è per interrompere il circolo vizioso di esperienze sgradevoli e stimolare il mio inconscio con qualcosa di piacevole e desiderabile e gettare così le basi per un “domani” migliore…

È possibile e naturale che si provi comunque fastidio nel provare una sensazione di frustrazione o di sofferenza per quello si manifesta adesso e in questo caso è miracoloso rimanere semplicemente consapevoli, “presenti” a questo disagio semplicemente osservandolo, riconoscendone la relatività e la temporaneità senza ribellarsi, interpretare, giudicarsi o giudicare…

Questo atto di coraggio e fiducia e questo riconoscere l’inadeguatezza della mente conscia stimolano la creatività dell’inconscio e la magia della vita facendoci tornare molto velocemente motivati e di buon umore.

Qualunque sia il vostro obiettivo o desiderio, ricordatevi che l’inconscio gradisce stimoli brevi, semplici e ripetuti e che ci si può allenare a tutto.

È possibile allenarsi piacevolmente alla pazienza, al buonumore, alla sicurezza, alla semplicità, alla spontaneità e alla gratitudine…

È possibile allenarsi per avere risultati nel lavoro, per migliorare la condizione economica, per risolvere relazioni malate o di dipendenza, per migliorare il proprio benessere…

Se si collabora con l’inconscio e con la magia della vita e si fa attenzione ai piccoli e grandi segnali che ogni giorno ci arrivano è possibile allenarsi a riconoscere la propria vocazione, i propri talenti, gli scopi e le potenzialità evolutive.

Man mano che ci si allena in “qualcosa”, la motivazione cresce e si possono trovare nuovi stimoli e nuovi desideri, proprio come i bambini che non si accontentano mai…

Gli stimoli brevi, semplici e ripetuti possono essere azioni, scritti, esercizi, rituali, mantra, preghiere e qualsiasi cosa la vostra creatività vi suggerisca, purché sia qualcosa di pratico che coinvolge i sensi… Certamente vi potrete fare aiutare da qualcuno, un terapista, un coach, una guida cercando tuttavia di farvi accompagnare più nell’aspetto pratico che teorico perché il sé normativo potrebbe fare capolino e suggerirvi che prima di agire dovete trovare la strada, la persona o la tecnica “giusta”, fregandovi di nuovo con l’incertezza…

Non abbiate paura di sbagliare. Gli errori sono semplicemente delle esperienze. Gli errori sono risultati e l’unico modo per non sbagliare è non agire, evitare di mettersi alla prova.

Allenatevi fiduciosamente.

Saranno la forza della vostra intenzione, la magia della vita, le intuizioni degli Angeli (se ci credete) e la saggezza del vostro inconscio a guidarvi dolcemente verso il risultato e gli eventuali e inevitabili sbagli saranno preziosi e funzionali proprio come i capitomboli del bambino quando dolcemente impara a camminare…

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Luci e ombre nel cambiamento personale

Il cambiamento personale, per tanto che possa essere facilitato da situazioni, persone o eventi, è sempre legato a un processo di consapevolezza e di ristrutturazione interiore.

Che si tratti di un cambiamento immediato, come quello da uno stato di disagio a uno di maggior benessere o di un cambiamento più profondo (generazione di nuove abilità o competenze, superamento di abitudini o di atteggiamenti) la scintilla del cambiamento è sempre la consapevolezza e cioè l’accorgersi dell’esistenza di alternative.

Il nostro mondo interiore e la nostra percezione sono soggettivamente un delicato groviglio di impressioni, convinzioni, esperienze pregresse e schemi di comportamento acquisiti diventati potenti neuro associazioni.

Le “cose” accadono per tutti.

Eventi, situazioni, alternarsi di stati d’animo, esperienze, sorprese…

Ognuno di noi attribuisce un significato differente alle cose che accadono e ognuno di noi reagisce o interpreta ciò che accade in modo soggettivo proprio in base all’imprinting del mondo interiore. È un fatto che possiamo accettare senza giudicarci, continuando anzi a mandare amore a noi stessi.

Poiché il nostro potere personale si esprime nel significato che diamo alle cose e nelle considerazioni che facciamo tra noi e noi, quando le cose “accadono”, è importante – passato l’effetto sorpresa – rimanere lucidi e fare attenzione a non rimanere identificati nell’evento.

L’identificazione, infatti, non aggiunge nulla a ciò che già sappiamo.

L’identificazione conferma la nostra impressione, la convinzione e la neuro associazione limitante. L’identificazione può assumere molteplici sfumature: voler aver ragione, lamentarsi, assumere un atteggiamento da “tifosi” rispetto a un idea, irrigidirsi, avere una reazione di deresponsabilizzazione nel ricercare subito la causa o il colpevole.

Qualsiasi sfumatura assuma l’identificazione è sempre la cosa più distante dal cambiamento.

Ognuno di noi ha le proprie abitudini inconsce, e nell’abitudine c’è il ripresentarsi di uno schema collaudato, anche se magari doloroso o inutile.

L’identificazione ripropone quello schema e i risultati saranno probabilmente gli stessi che già conosciamo.

Quando ci sembra di “non cambiare mai”, di “non riuscire a superare la cosa “, di “non essere in grado di agire diversamente in quel contesto o in quella relazione” sta succedendo proprio questo… Non ci rendiamo conto che siamo identificati e stiamo agendo o reagendo sulla base delle nostre abitudine pregresse.

Che cosa si può fare?

La luce del cambiamento personale si accende riconoscendo l’identificazione o lo schema e contemporaneamente mandando amore a noi stessi o perlomeno evitando di giudicarci o giudicare.

Nel momento in cui riconosco che mi sto identificando, interrompo il processo.

Smetto di reagire in modo automatico e ho la possibilità – nel qui e ora – di scegliere un’alternativa o quanto meno di iniziare a cercarla…

Posso iniziare a portare l’attenzione sui miei desideri, sugli obiettivi, sugli schemi comportamentali che mi piacerebbe adottare, sulle intenzioni profonde e ricordarmi cosa voglio realmente, quale cambiamento posso generare…

Il prezzo da pagare per operare questo stop e accendere la luce del cambiamento è rinunciare a quel “guadagno secondario” procurato dall’identificazione e dall’ego e cioè quella sottile soddisfazione rassicurante (anche se dolorosa) del ripresentarsi del solito copione inconscio che può assumere diverse sfaccettature: sentirmi “speciale”, essere al centro dell’attenzione altrui mentre mi lamento, far salire l’energia mentre mi arrabbio, monopolizzare un “pubblico” mentre pontifico e brontolo, farmi compatire e coccolare mentre mi struggo e altre manifestazioni del genere.

Non è facile accendere questa luce ma è davvero l’unica scintilla che può portare il cambiamento e – ad esempio – permettere ad un terapeuta di aiutarmi, percepire un intuizione illuminante o lasciare che la magia della vita mi prenda per mano e mi accompagni in una sincronicità luminosa fatta di nuovi e inaspettati incontri e possibilità.

Una volta iniziato il cambiamento, le vecchie abitudini inconsce continueranno certamente a ripresentarsi e non sarà facile riconoscerle e interromperle subito. Servirà pazienza e allenamento e magari sarà necessario farsi aiutare in questo percorso.

Ogni volta che l’identificazione si ripresenterà e saremo capaci a interromperla, nutriremo e faremo crescere la pianticella della presenza mentale, della consapevolezza e del cambiamento che vogliamo operare… diventando via via più fiduciosi , sicuri e desiderosi di raggiungere l’obiettivo stabilito.

Non sarà necessario opporsi agli schemi inefficaci delle vecchie abitudini e convinzioni limitanti né tantomeno prenderle di punta o detestarle, perché otterremmo come risultato solo il dargli energia e anziché nutrire la pianticella del cambiamento, ritorneremo a occuparci delle vecchie piante e dei loro frutti che già conosciamo bene e non ci piacciono.

Quando questo accade tuttavia, mandiamo amore a noi stessi e riconosciamo che è semplicemente un’altra identificazione e perciò non ha nulla a che vedere col cambiamento.

L’autogiudizio, l’auto accusa, il senso di colpa, il perfezionismo e il prendere di punta gli aspetti di noi stessi che non ci piacciono sono trappole del nostro giudice interiore e sono solo degli ostacoli al cambiamento…

Solo mandando amore a noi stessi, aprendoci all’auto ironia, prendendoci meno sul serio e accettando le nostre contraddizioni potremo realmente cambiare e amare le altre persone (o per lo meno lasciare loro il diritto di esistere) e comprendere le loro contraddizioni.

E così, facendo la pace con l’inevitabile alternanza tra luce e ombra e diventando sempre più consapevoli e capaci di depotenziare sul nascere le nostre vecchie abitudini limitanti ci accorgeremo, giorno dopo giorno, di come il cambiamento e la sua meravigliosa energia sia finalmente entrato nella nostra vita.

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I modelli di dispersione energetica: Il “controllante”

Il controllante spreca molta energia, prevalentemente a livello mentale ed emozionale perché vorrebbe poter tenere sempre tutto sotto controllo per evitare ogni sorpresa e non si rende conto che è un impresa assolutamente impossibile. Da questa frustrazione inevitabile deriva uno stato di saturazione emotiva molto doloroso e faticoso.

Se uno si accorge di essere un controllante è innanzitutto opportuno che mandi amore a se stesso ed eviti di giudicarsi. Per sviluppare e nutrire questa tendenza, infatti, oltre a un po’ di predisposizione concorrono molti fattori derivanti dall’imprinting famigliare: convinzioni limitanti, tendenza al pessimismo e alla preoccupazione, passionalità eccessiva, rigidità e perfezionismo, scarsa autostima, abitudine al giudizio e all’interpretazione, eccessi di materialismo…tutti fattori che contribuiscono a sperimentare pochissime esperienze di fiducia. Frequentemente un controllante è figlio di almeno un genitore controllante da cui ha assorbito più o meno consciamente i modelli..

Dietro il controllo c’è la paura: la tendenza a uscire dal qui e ora proiettandosi in un futuro ansioso con frasi tipo “….e se poi…?”.

Se si nutre il controllo, come tutte le cose cresce, e può arrivare ad assumere dimensioni patologiche e grottesche.

Mentre l’attenzione è una meravigliosa manifestazione di presenza nel qui e ora e di fiducia sullo sfondo, il controllo è sempre espressione di separazione, di paura e ansia.

Il controllo è arrogante perché non tiene conto della connessione che abbiamo con tutto e specialmente con il mondo sottile. Nel controllo c’è separazione dal tutto e l’illusione di poter arrivare da soli a fare tutto.

L’attenzione è un gioco di squadra dove ognuno fa la sua parte: noi, nel restare qui e ora con gli occhi bene aperti, i piedi ben ancorati a terra e il cuore in pace… e l’universo, la magia della vita, gli Angeli, nel farci incastrare in sincronicità provvidenziali o nell’aprire le porte della nostra intuizione.

Nel controllo invece c’è la presunzione di far da soli, incapacità a chiedere (a se stessi, alla vita o alla propria rete di relazioni) e di conseguenza grande chiusura energetica….

Se un controllante vuole stare meglio e diminuire l’enorme livello di stress (coi suoi veleni) deve andare a caccia di esperienze di fiducia, ricordarsi e accorgersi della bellezza del vivere sensazioni di fiducia, come un bambino che tiene la mano di un adulto forte e saggio e si lascia guidare.

Se scopri di essere un controllante ricordati che non è colpa tua e non è colpa di nessuno.

Smetti di giudicarti per questo e prova a coltivare e nutrire il seme della fiducia e del gioco di squadra con l’universo…

Se ti accorgi che i tuoi genitori han contribuito a farti diventare un controllante, non giudicarli e manda a loro amore, tuttavia concediti di aprirti a nuovi schemi di pensiero, a nuove convinzioni e soprattutto sperimenta sempre come ti fa sta stare un pensiero o un emozione, prima di nutrirlo nuovamente la volta successiva…

Per iniziare a smettere di essere un controllante….molla un poco la presa, rilassa le spalle, fai qualche bel respiro profondo. Guardati intorno e dentro di te e osserva cosa puoi lasciare andare ricordandoti che non puoi fare spazio al nuovo se conservi tutto.

Incomincia dalle piccole cose a fidarti e a giocare in squadra.

Non importa se non credi agli Angeli o alla magia della vita, è sufficiente che ti affidi alla saggezza del tuo inconscio, o alle risorse sconosciute della tua psiche.

Fai la tua parte, come meglio riesci e affidati.

Presto comincerai a sperimentare piccole sensazioni di fiducia e lentamente la pianticella della fiducia crescerà.

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Lezioni di orientamento energetico: 1) I “devo” del nostro subdolo Sé Normativo

clown

Un passo fondamentale per orientare meglio le nostre energie è identificare convinzioni e automatismi (prevalentemente inconsci) di auto sabotaggio: vere e proprie trappole che la mente (che mente) ci propone in continuazione per evitare che ci svegliamo e decidiamo una buona volta di essere un po’ più felici e consapevoli.

Questa caccia alle trappole può essere dolorosa se ci prendiamo troppo sul serio o se ci facciamo sedurre dai mielosi buonismi della new age da strapazzo, ma può risultare anche divertente e stimolante se ci lasciamo guidare dal buon senso, molta autoironia e soprattutto dal desiderio di essere più liberi.

Tutti diciamo un sacco di “devo” e sono quasi tutte bugie.

Dietro ogni “devo” c’è una dispersione energetica, un più o meno velato autogiudizio (che ci avvelena) e un implicita affermazione di arroganza e mancanza di fiducia nella magia della vita, perché se sono io che “devo” significa che dipende solo da me, che non ho bisogno di una rete di sostegno, che non ho bisogno di “chiedere” e che sono separato dal tutto.

I devo sono figli del giudice interiore, di quel Sé normativo che abbiamo costruito inconsciamente facendoci suggestionare dai “devo” e dall’insicurezza degli altri, di quella vocina petulante e fastidiosa che molto rigidamente e arbitrariamente ci suggerisce cosa è bene e cosa è male, cosa è giusto e cosa no.

I devo sono figli di un moralismo da strapazzo che i devozionalismi della religiosità superstiziosa e dogmatica hanno inculcato nel nostro dna da secoli.

È curioso come non ci siano devo, rigidità e pomposità nelle pagine del Vangelo, dei sutra buddisti e nelle parole e opere di persone veramente spirituali.

I devo non fanno distinzioni di cultura, classi sociali, età. Tutti abbiamo i nostri per poterci tormentare un poco e avvelenare la nostra produzione energetica sino a quando non ce ne accorgiamo!

A volte scopro dei devo subdoli dentro di me travestiti da identificazioni nel mio “ruolo”, o da suggestioni iperspirituali che i moltissimi anni di lavoro personale non hanno ancora smantellato del tutto…. È bellissimo scoprirli, smascherarli, ridere di se stessi e affidarsi alla magia della vita!

Se analizziamo con buon senso la genesi di un “devo” scopriamo che è molto divertente.

Quando usiamo questo operatore di necessità da un punto di vista energetico produciamo disagio (che entra nel campo quantico e ammorba noi e l’aria intorno a noi) perché ci sintonizziamo su una aspettativa, una mancanza, una frustrazione e così facendo usciamo dal qui ed ora e diamo le redini della produzione energetica alla nostra mente e alle sue frottole…

Se non si tratta di pagare una multa, le tasse, prendere i bimbi a scuola….o altre necessità impellenti, i “devo” sono altamente controproducenti dal punto di vista energetico perché hanno la frequenza opposta al desiderio. E infatti ci allontanano dalla méta.

Nessuno ordina il suo piatto preferito al ristorante o si dedica alla sua passione artistica, sportiva o ricreativa utilizzando un “devo”. Lo fa e basta, lo fa perché vuole, desidera, è appassionato e felice !

Dentro ogni “devo” c’è un rimpianto, un immagine precostruita (e spesso fasulla) del sé che necessita di essere confermata, un dolore derivante dalla scarsa conoscenza del proprio mondo interiore e dalle suggestioni del Sé normativo che sono iniziate sin da bambini…

Contrariamente a quanto si pensa i devo non aiutano a rispettare le regole, non servono a disciplinarsi, anzi, rafforzano la mancanza, la scarsa autostima e l’insicurezza!

Devo andare in palestra, devo mettermi a dieta, devo essere più buono, devo ordinare la scrivania, devo scrivere un nuovo libro, devo guadagnare di più (o spendere meno), devo andare d’accordo con tizio e caio, devo risolvere questo problema, devo andare a lavorare….. sono tutte rappresentazioni energetiche di qualcosa che al momento non ci appassiona, non desideriamo con pienezza, non vogliamo con quella meravigliosa caparbietà che dimostrano i bambini quando afferrano un giocattolo al negozio…

Siccome il buon senso ci insegna che le cose accadono, che la vita è quella cosa che accade mentre si fanno i progetti e che ognuno fa quello che può… è perfettamente inutile ammorbarsi l’anima portando l’attenzione su come siamo brutti e cattivi!

Possiamo perdonarci e mandare amore a noi stessi, accogliendo il presente con tutto quello che comprende, senza farne un nemico.

É molto più sensato riferirsi alla propria condizione fisica, relazionale, creativa, professionale o economica con pazienza, fiducia, attenzione e autenticità, scegliendo con cura la priorità, mettendo in discussione il nostro bagaglio di credenze e certezze, facendo una pernacchia al nostro Sé normativo e semplicemente cominciando a immaginare come sarebbe la nostra vita se…..riuscissimo a fare spazio agli oggetti dei nostri “devo”, trasformandoli in “posso” o addirittura in “voglio”.

Questo processo inevitabilmente risulterà per certi aspetti fastidioso, perché ci accorgeremo che di quella determinata cosa non ce ne può fregare di meno e faremo i conti col continuare a mandarci comunque amore anche con questa nuova consapevolezza….

Smascherare i devo è profondamente diverso dal buonismo new age (si capisce che non mi è simpatica?) o dal pensiero “magico” e semplicistico…perché non è un automatica equazione di felicità. A meno che non abbiate redditi milionari e siate costantemente adagiati sulle spiagge della California a sorseggiare un cocktail e cazzeggiare è piuttosto probabile che la scoperta delle vostre zone d’ombra dia un po’ fastidio.

Però scoprire è guarire. Accorgersi di aver creduto a delle sciocchezze è meravigliosamente liberatorio perché possiamo decidere finalmente a cosa ci interessa dedicare tempo, energia e spazio.

Finché la vita è piena di devo non c’è spazio per la libertà. Non c’è il tempo per accorgersi delle meraviglie che ci sono proprio adesso nel qui ora intorno a noi.

Accorgersi di non dover dimostrare nulla a nessuno, ricordarsi che le cose accadono, che siamo vivi ADESSO (e non sappiamo per quanto) , essere consapevoli di avere un meraviglioso potenziale creativo da scoprire, esprimere e condividere è molto liberatorio….

Finché la vita è piena di devo è difficile scoprire la nostra unicità, accorgersi di come possiamo essere più soddisfatti e darci il permesso di farlo!

Come esercizio pratico provate a scrivere l’elenco dei devo che vi trovate ripetere più sovente e poi mettendovi un naso rosso da clown, guardatevi allo specchio e cercate quelli che non sono vostri, non vi appartengono, sono fasulli e proposti dal Sé normativo-buffone….

Selezionate quelli che vi accorgete che vi stanno a cuore veramente e trasformateli in desideri, chiedendo aiuto alla vita (agli Angeli, all’inconscio, o a quali essi siano i vostri riferimenti) e datevi il permesso di accorgervi di come crearli e di come fare spazio al nuovo….

Fatemi sapere come va scrivendomi a luca@oep3.com e arrivederci alla prossima “lezione”

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L’allenamento …energetico

piantaPer ottenere dei risultati nella vita come nello sport, è necessario un allenamento costante.

Attraverso stimoli ripetuti, le capacità migliorano, si stabilizzano e si attivano sempre più velocemente.

Lo stesso vale anche per la gestione delle energie sottili come pensieri, intenzioni, intuizioni e sentimenti.

Se si vuole diventare più stabili emotivamente, presenti a se stessi, lucidi e in grado di esprimere al meglio le proprie potenzialità e afferrare le occasioni della vita, non servono rimedi miracolosi, teorie suggestive o sedicenti guru da seguire ciecamente…. É sufficiente deciderlo e volerlo, allenandosi fiduciosamente e piacevolmente, dedicando tempo e spazio a questa intenzione. È un percorso che non richiede sforzo, ma il semplice ricordarsi di alcune leggi fondamentali…

  • Va tutto bene.

Occorre evitare il più possibile il dramma. Non entrare nel dramma della nostra mente (che mente) e non farci sedurre dal dramma altrui. Se siamo vivi e vegeti qualunque cosa accada non è un dramma. Qualunque cosa accada è un opportunità. Il primo grande dramma è dimenticarsi di mandare amore a noi stessi, attivando le energie devastanti dell’auto giudizio, del vittimismo e della lamentela. Scoprire è guarire e se oggi scopro di aver combinato un sacco di sciocchezze o di aver creduto a molte cavolate posso mandarmi amore e decidere cosa fare adesso. E ripartire.

  • Non siamo soli.

Non dipende tutto da noi, non dobbiamo arrivare a tutto né sforzarci ansiosamente di tenere tutto sotto controllo. L’universo è connesso, siamo connessi tra di noi, esistono energie sottili e alleati (come gli Angeli) che “cospirano” per la nostra felicità…. Ognuno deve fare la sua parte: la nostra è cercare di essere il più possibile nel qui e ora e rimanere aperti e disponibili alla magia della vita.

  • Chiedere è fondamentale.

Chiedere è un atto di umiltà e co-creazione, è ricordarsi di essere parte del tutto, è attivare antiche e potentissime leggi energetiche (“chiedete e vi sarà dato”, “cercate e troverete”, “bussate e vi sarà aperto”) Chiedere è uscire dai limiti ristretti del nostro Sé e aprirsi al tutto.

Se chiedo apro le porte della mia creatività, oltre che quelle della magia della vita, se non chiedo le chiudo.

  • Praticare da soli e con gli altri.

Se veramente per noi è un valore la crescita personale, se ci emoziona l’idea di avere un potenziale creativo da onorare ed esprimere, se ci ricordiamo con piacere di alcune intuizioni felici o di piacevoli momenti di pienezza, motivazione, lucidità e presenza e abbiamo voglia di viverne altri, allora possiamo fare spazio a queste energie e allenarle.

La tradizione spirituale antica e moderna ha dato precise indicazioni su cosa facilita lo sviluppo di queste abilità, è solo questione di ripartire.

Se non siamo abbastanza forti è bene farsi aiutare da qualcuno più allenato di noi, da altre persone che coltivano i nostri stessi interessi, da una comunità o una rete di supporto, da letture stimolanti e arricchenti.

Su cosa possiamo allenarci? Ecco alcuni suggerimenti…

  1. Rimanere svegli.

Ricercare la presenza, il qui e ora. Accorgersi dell’enorme potenziale creativo dell’adesso. Ritornare qui quando la mente ci porta nel passato e nel futuro. Fare del presente – sempre e comunque – un alleato e non un nemico. Disciplinare il corpo e la respirazione per allenare la presenza. Esplorare cosa stiamo nutrendo in questo momento e scegliere cosa vogliamo nutrire, ricordando che nulla vive senza cibo.

  1. Depotenziare le percezioni.

La presenza non esclude ciò che accade. La vita è quella cosa che accade mentre si fanno progetti. Le cose succedono, è necessario essere disincantati ed evitare fughe new age o eccessi di pensiero magico buonista. La materia è statica e dura. La mente è sempre in agguato per farci costruire aspettative o abitudini….e le cose spesso van storto. Il nostro potere è soprattutto ristrutturare quello che accade, non valutarlo, non giudicarlo, non interpretarlo né censurarlo o negarlo… Ricordarci le nostre intenzioni, i nostri obiettivi e ripartire sempre e comunque.

  1. Esplorare ciò che la vita ci porta.

Oltre a rimanere il più possibili presenti, possiamo allenare la nostra capacità di esplorazione. Rimanere aperti e disponibili a cogliere gli scopi e le opportunità che ci sono nelle cose che ci accadono, sia quelle che ci vengono incontro che quelle che ci andiamo a cercare. Se le cause o i perché di ciò che ci viene incontro sono nel passato, le opportunità e gli scopi sono nel presente, in quel presente che crea il nostro futuro…

  1. Rompere gli schemi

Siccome è follia pensare di avere risultati diversi facendo le stesse cose, è importante diventare disobbedienti alle nostre abitudini, agli schemi di comportamento, ai ruoli, alle maschere e agli atteggiamenti radicati. “Ritornare come bambini” è aprirsi alla spontaneità, provare strade diverse, osare, giocare, desiderare, appassionarsi…sempre ricordando di mettere nel bagaglio una buona dose di autoironia e autonomia , nel prendere meno sul serio noi stessi e gli altri.

 

 

 

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Angeli

Cherubini_raffaelloGli Angeli non sono biondi e con le ali. Sono flussi energetici, corsie preferenziali e scopi di cui ci possiamo accorgere e che possiamo scegliere di seguire per rendere più fluida, intensa e felice la nostra vita.

Al termine della nostra ultima incarnazione, il nostro essere di luce si è seduto a tavolino con il nostro futuro angelo custode. Facendo consapevolezza sulle esperienze della vita appena trascorsa, sulle lezioni apprese e su quelle ancora da integrare, hanno felicemente concordato, come in un bellissimo consiglio di classe evoluto, quali sarebbero state le sfide e gli scopi da affrontare volentieri nella vita futura.

È stato scelto un luogo, un contesto, un momento specifico in cui nascere, per assicurarsi di entrare nella vita con un corredo di finestre di opportunità e potenzialità ben precise assicurateci dal nostro tema natale astrologico e dal bagaglio biologico e genetico dei genitori.

Come accade sempre, una volta incarnati, ci siamo dimenticati completamente di ciò che l’essere di luce aveva scelto e ci siamo ritrovati proiettati in una falsa (o meglio, incompleta) identità dettata dalle condizioni genetiche, culturali e ambientali della nuova famiglia.

Il nostro nuovo angelo custode, come tutti gli Angeli, sapeva benissimo che è facilissimo identificarsi completamente nell’identità parziale e incompleta dell’incarnazione presente, e sin da bambini ha iniziato a stimolarci con sensazioni, colori e suggestioni che potessero in qualche modo farci ritrovare la strada.

Consapevole dell’inevitabile incapacità dei genitori biologici di attivare in noi il ricordo dell’essere di luce, e dell’altrettanto inevitabile caparbietà del nostro nuovo ego terreno nel farci sprecare un sacco di energia in suggestioni e impressioni sensoriali degne del più grande paese dei balocchi, ha iniziato ben presto a pungolarci soprattutto nei momenti più difficili e tristi, in cui eravamo più disponibili perché le false convinzioni della mente e dell’ego tendevano a vacillare.

Il corredo biologico, genetico e culturale scelto, tuttavia comprendeva un insieme di potenzialità e risorse funzionali per “accorgersi” in qualche maniera del vero scopo per cui avevamo scelto di incarnarci nuovamente e perciò, una volta cresciuti, le esperienze di vita, gli incontri, le scelte e gli eventi hanno aiutato ognuno di noi a crearsi dei “tormentoni” esistenziali e delle condizioni per “costringerci” a fare i conti con gli scopi dell’incarnazione….

Se in questo periodo della vita o ciclicamente (ogni anno, ogni due anni e mezzo circa o ogni sette anni ….tanto per dire) ti trovi a riflettere, a mugugnare, a provare rancore, rabbia, risentimento o vittimismo per qualche questione irrisolta ricorrente ….attenzione! Potrebbe non essere così negativo come credi!

Potrebbe essere un’ occasione per svegliarsi, uscire dal letargo dell’identificazione, rendersi conto che il copione è  più ampio di quello che sembra, che la vita non è solo “funzionare” – andare a lavorare – guardare la televisione – fare commenti sul tempo – parlare di  luoghi comuni –  preoccuparsi di temi scontati come “salute, lavoro, amore, fortuna”….e dalla ricerca della normalità.

C’è di più.  Hai uno scopo!

Hai un meraviglioso Angelo Custode che definisce e descrive questo scopo…..

Una corrente da seguire per essere felice….

Un fiume con tanti affluenti (che si chiamano Angeli della tua costellazione)

La possibilità di connetterti con questo scopo e con queste frequenze per essere più felice tu e le persone che ti circondano….

Però stai tranquillo e sereno e non sentire alcuna urgenza…. Hai tutto il tempo che vuoi. L’eternità. Puoi fare tutte le deviazioni e prendere tutte le diramazioni che credi….

Al termine di questa vita il tuo saggio essere di luce e il tuo futuro angelo custode tireranno le somme e insieme pianificheranno il nuovo ciclo e così via per molte e molte vite future….E quando ti accorgerai di chi sei veramente, benedirai questa splendida consapevolezza!

Un abbraccio di luce

 

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Consapevolezza e nuove connessioni

Abbiamo c5scritto molte volte sulle pagine del blog, parlando di sviluppi delle applicazioni della fisica quantistica, della responsabilità e possibilità delle nostre energie di creare risonanze di livello superiore come primo passo per modificare la realtà che ci circonda.

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” diceva Gandhi avendo intuito che i nostri processi più sottili come le emozioni, i pensieri e i sentimenti in qualche misura rappresentano l’unico reale contributo di energia che costantemente immettiamo nell’infinito campo quantico che ci contiene e ci circonda.

Oggi parliamo della relazione che esiste tra consapevolezza e produzione energetica.

La consapevolezza è l’elaborazione di un processo di coscienza.

Se la coscienza accade in un dato momento, la consapevolezza riguarda la fase successiva di ciò che è arrivato alla coscienza, una sorta di ricapitolazione intima e personale.

Diventare consapevoli non è un processo mentale o didattico.

La consapevolezza non si impara né si studia. Non è un processo che va dall’esterno all’interno ma qualcosa di esclusivamente interno.

Diventare consapevoli significa rendersi conto, accorgersi, vivere un’ esperienza.

Quando diventiamo consapevoli di qualcosa è un fatto assodato, non esistono dubbi o incertezze, tutto il nostro “sistema” globale ne prende atto: dalle cellule ai muscoli, dal cuore alle viscere, dal corpo al campo energetico.

In termini di trasformazione dell’energia e della realtà esterna, la consapevolezza è qualcosa che riguarda esclusivamente noi stessi. Non possiamo accorgerci di qualcosa che riguarda gli altri, al limite possiamo farci un idea, possiamo vedere o sentire, con tutte le grossolane limitazioni dei nostri sensi. Abbiamo parlato più volte dell’inaffidabilità delle nostre percezioni, di come le impressioni sensoriali possano fuorviarci o farci identificare in emozioni e pensieri distruttivi.

La consapevolezza invece è un processo semplice, sereno e profondo.

Quando diventiamo consapevoli di qualcosa, ci accorgiamo e ci rendiamo conto, cadono le gigantesche fette di prosciutto che avevamo davanti agli occhi e vediamo con chiarezza una realtà che era li disponibile, che magari altre persone avevano intuito o colto qualcosa per cui magari abbiamo girato intorno a vuoto per mesi o per anni….

Quando ci accorgiamo di qualcosa. Il cambiamento è immediato.

Non serve “lavorare su di sé” (che brutta e logora espressione…) non serve impegnarsi più di tanto ma è naturale che affiori spontaneamente in noi la giusta dose di passione, di desiderio e di determinazione per attirare ciò che ci manca.

Sin tanto che siamo controllati e controllanti, la consapevolezza è impossibile.

Tutto è pesante, faticoso, impegnativo …. E se una parte di noi vorrebbe fare qualcosa, ce ne sono prontamente due o tre che si sabotano per non farla, che trovano scuse o alibi.

Quando si diventa consapevoli, il desiderio è puro come quello dei bambini.

C’è passione, c’è fuoco, c’è davvero una mancanza che diventa come una potente calamita capace di attirare sorprendenti cambiamenti nella nostra vita.

La consapevolezza modifica immediatamente la nostra percezione. Quello che prima sembrava impossibile diventa possibile, quello che non vedevamo adesso lo vediamo, l’ingrediente da modificare nella nostra ricetta ci appare evidente…..

Tutta la crescita personale ruota intorno alla consapevolezza.

Nessun cambiamento reale, nessuna guarigione, nessuna motivazione e nessun desiderio si attivano in modo cognitivo o didattico…..

Immaginate di essere convinti di avere una porta chiusa davanti a voi.

Nessuno può aiutarvi, non avete le chiavi, non sapete come uscire, non provate neppure ad uscire…..Ma nel momento in cui vi rendete conto che la porta non è chiusa a chiave ecco che in un batter d’occhio siete fuori!

Tutti i discorsi fatti sulle connessioni e sulla legge d’attrazione, tutti i meravigliosi sviluppi della fisica quantistica, tutto il fantastico potenziale umano come co-creatore della realtà è completamente subordinato alla consapevolezza.

Per creare potenti connessioni di consapevolezza è sufficiente la disponibilità ad aprirsi, l’umiltà di riconoscere che le nostre percezioni sono limitate, che il nostro sistema di credenze è pieno di convinzioni trappola radicate in noi sino al midollo, la semplicità dei bambini e la loro passione la disponibilità ad aprirsi all’ironia e all’autoironia, a non prendersi troppo sul serio e un allenamento instancabile nel riconoscere sul nascere le trappole mentali ed emotive dell’abitudine, della rigidità e del controllo….

Per fare spazio alla consapevolezza è necessario osare, farsi delle domande costruttive, depotenziare una giornata o un periodo storto affermando a noi stessi che tutto può essere ristrutturato come opportunità.

É il primo passo, con  cui pian piano iniziare a renderci conto di cosa – esclusivamente in noi – blocca il flusso della creatività, della motivazione e della vita.

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Costruire e attivare nuove connessioni e realtà

UnknownNel primo incontro abbiamo visto come l’essere umano sia una sorta di rice-trasmittente che produce e riceve frequenze energetiche che provengono / sono immesse da e nel campo energetico universale, e concorrono alla costruzione della realtà che viviamo.

Questo ormai è un dato scientifico consolidato.

Ci siamo chiesti cosa o chi regola la nostra “sintonia” e cioè da cosa dipendono le frequenze che inconsapevolmente costruiamo / riceviamo e abbiamo compreso come – in assenza di un attività specifica in questo senso – sia molto facile farsi “impressionare” dalle percezioni sensoriali.

I cinque sensi, che sono le porte della nostra percezione della realtà, sono continuamente sollecitati dalla vita quotidiana e tanto più ci identifichiamo nelle varie situazioni tanto più queste impressioni sono forti e la nostra energia di conseguenza è regolata passivamente.

Abbiamo capito che le impressioni sensoriali non solo condizionano la nostra produzione energetica ma vanno anche a interagire col materiale inconscio (l’ambiente che abbiamo soprannominato la “stanza dei bottoni”) e mettono in moto un meccanismo fisiologico di neuro associazioni, produzioni ormonali e un circolo vizioso di disagio che concorre alla nostra sintonizzazione energetica.

L’uomo – secondo gli scienziati moderni – è un partecipatore attivo della realtà, non solo un osservatore condizionante – e l’uomo che soffre, che è a disagio, identificato e bombardato dai sensi certo non produce delle grandi frequenze….

Sempre nel primo incontro – e nel blog abbiamo già toccato questo tema – avevamo visto come l’intenzione (energia cosciente e attiva) possa essere un mezzo potente per interrompere il processo dell’identificazione e del bombardamento sensoriale e farci spostare consciamente il focus altrove.

In pratica, se mi accorgo che una situazione o un evento mi sta “facendo male” (perché mi procura sofferenza, disagio, irritazione, preoccupazione o altre emozioni e pensieri distruttivi) posso interrompere questo processo accedendo ad una mia intenzione (ad esempio pace, serenità, ironia, fiducia o leggerezza) e oltre a stare meglio io, fare una cosa ecologica per chi mi sta intorno sospendendo un emissione di energia spazzatura nel campo collettivo.

Tutto molto bello a condizione che l’intenzione sia autentica e realmente nostra.

È come sostenere di voler cambiare canale e farlo realmente, non limitandosi a dirlo.

Abbiamo sperimentato come la pratica del test kinesiologico possa aiutarci a verificare se le nostre intenzioni sono reali oppure no, e abbiamo compreso come sia importante ritornare in uno stato di presenza nel qui ora, ad esempio facendoci dei promemoria sul cellulare, per abituarci progressivamente a “ricordarci di noi” e a non fuggire costantemente nel passato o nel futuro facilitando le impressioni sensoriali.

Nell’incontro di ieri sera ci siamo occupati del ruolo delle convinzioni limitanti.

Le convinzioni limitanti sono anche esse localizzate a livello inconscio (nella stanza dei bottoni)   sono attivate dalle impressioni sensoriali e a loro volta condizionano la percezione, creando un circolo vizioso.

Le convinzioni limitanti sono frasi dichiarative che non hanno attinenza con l’esperienza ma sovente la deformano o la generalizzano in modo grossolano.

Le convinzioni limitanti sono sovente mutuate dalla famiglia, dai condizionamenti ambientali e spesso sono luoghi comuni. Ogni convinzione limitante opera una chiusura e una forma di separazione, come un etichetta precostruita appiccicata addosso che riduce il nostro potere personale o un anatema energetico che attiva a sua volta impressioni distruttive.

Le convinzioni limitanti crescono con i falsi consigli del giudice interiore, prosperano nella rigidità e nel dogmatismo astratto.

Esistono convinzioni limitanti individuali e collettive e alcune sono entrate subdolamente nel nostro sistema di credenze.

Nell’ambito della medicina, ad esempio, molti medici hanno dimostrato – in perfetta risonanza con le scoperte della fisica quantistica – che esami strumentali, oggettivi e di laboratorio possono cambiare anche grossolanamente a seconda del nostro stato d’animo, dei pensieri sui quali siamo sintonizzati e della nostra energia…Eppure la credenza limitante che l’uomo sia un sistema chiuso e statico, come una macchina che si può misurare e alla quale si possono cambiare o sostituire dei pezzi, permane imperterrita.

Per superare le convinzioni limitanti dobbiamo imparare a darci dei permessi.

Il permesso è una meravigliosa energia semplice e immediata che il nostro inconscio conosce bene, un retaggio del nostro sé bambino spontaneo, capace di desiderare, essere appassionato e autenticamente volere.

Se un impressione – ad esempio – mi seduce sul giudizio o sulla presunzione, posso darmi il permesso a tutti i livelli di essere semplice e comprensivo, oppure leggero e aperto alla cooperazione.

Se ci concedessimo il permesso di guarire, di essere felici, di perdonarci, di stare bene o di essere sicuri e semplici nel nostro percorso quotidiano le cose andrebbero molto diversamente….

Ogni intenzione è un permesso che ci diamo.

Mentre il nostro piccolo, rigido e falso sé strutturato ci porta a identificarci nelle impressioni e a farci scazzottare da esse come un pugile, il nostro Sé superiore è sempre pronto e disponibile ad aiutarci a cambiare punto di vista, a operare una “conversione” se gli diamo il permesso.

I permessi sono appannaggio del nostro conscio.

Il conscio non serve a un granché, non sa fare pressoché nulla però ha il delicatissimo compito di vigilare sul sistema di permessi e di proibizioni.

Nell’infinito universo di variabili che la vita ci offre è il conscio che può operare una distinzione e lasciarci il diritto di connetterci su un’intenzione, anziché soccombere sotto il peso di un emozione o di un impressione…

Ad esempio, se leggendo queste parole voi sentite irritati o infastiditi ….è solo consciamente che potete darvi il permesso di andare oltre queste impressioni e di accorgervi se per caso possono esservi utili in qualche modo…

Siccome le impressioni e le convinzioni limitanti abitano nella stanza dei bottoni dell’inconscio, che come tale non possiamo conoscere, è perfettamente inutili arrovellarsi in modo cognitivo per capire i perché e i per come ed è molto più utile e semplice darsi il permesso di accorgersi, di accedere alla connessione superiore dell’intuizione o della sensibilità e ….lasciare che questo permesso operi a qualche livello.

Se abbiamo una visione spirituale della vita e se crediamo che dentro di noi, da qualche parte esista un frammento eterno (anima, sé superiore, essere di luce o come preferite chiamarlo) è molto semplice fermarsi un attimo, sedersi su una sedia e fare qualche respiro profondo, mettersi la mano sul cuore o sul petto e dare il permesso a questa parte di noi di essere percepita, sentita e di trasmettere pace….

Provate! Sarà sorprendente.

È sempre attraverso il permesso che possiamo verificare – in mancanza di un operatore o di una strumentazione di biofeedback se le tecniche o gli esercizi che utilizziamo ci fanno effettivamente bene.

Se il permesso apre la porta, è l’intenzione che stabilisce la strada ed è molto importante ricordarci delle nostre intenzioni in tutto ciò che facciamo…

C’è sempre un livello sul quale è possibile operare nel qui ora.

C’è sempre un intenzione possibile se ci diamo il permesso di trovarla.

Anche a livello di pratica individuale o di gruppo è molto importante stabilire un intenzione perché l’intenzione ha una sua frequenza e restringe il campo delle possibilità e la probabilità di disperderci o di ritornare passivi.

Enti governativi e gruppi di persone, in Australia e altrove hanno già sperimentato il potere di queste connessioni focalizzate, concentrandosi ad esempio sulla sicurezza e assistendo in tempo reale ad una diminuzione della microcriminalità….

La portata di ciò che si può fare focalizzandosi autenticamente su connessioni superiori e concedendosi il permesso di farlo è enorme…. Perché non provare?

Vi auguro buone connessioni, e vi dò un arrivederci al prossimo 14 gennaio per l’ultimo incontro di questo ciclo.

 

 

 

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La legge di attrazione in pratica

Icalaml concetto di legge d’attrazione, per secoli appannaggio delle tradizioni esoteriche, è stato negli ultimi trent’anni ripreso a volte anche in modo semplicistico dai movimenti new age.
Alla luce delle meravigliose scoperte recenti della fisica quantistica si può finalmente fare un po’ di chiarezza su questo concetto.

Base della legge d’attrazione è che si “attira” l’energia che si produce.

È semplicemente un fenomeno di risonanza energetica, come un diapason che si mette a suonare se un altro diapason vicino accordato alla stessa frequenza, sta suonando.

Le prime considerazioni sulla legge d’attrazione ci rimandano dunque a considerare l’enorme importanza e responsabilità contenuta nelle emozioni che sentiamo, nelle valutazioni che facciamo, nei sentimenti e nei pensieri che proviamo…

La consapevolezza di questa dinamica ha spesso prodotto una pericolosissima trappola, andando a risuonare su un moralismo deteriore e sulla rigidità etica tipica della cultura cattolica e più in generale del dogmatismo religioso: la censura.

Censurare le proprie emozioni, i sentimenti o i pensieri non cambia la loro frequenza, anzi la potenzia. È un po’ come ascoltare Radio Dj e affermare continuamente che si sta ascoltando Radio Capital: chi ci sta vicino si accorge ancora di più di cosa stiamo realmente ascoltando.

Le cose a cui resistiamo, diventano più grandi e potenti.

Il nostro inconscio è naturalmente esperienziale e si oppone alle sciocche ipocrisie della mente conscia. Provate a chiudere gli occhi e sforzatevi di NON vedere un pomodoro… e lo vedrete. Sforzatevi di dormire e vi sveglierete, perché le NON esperienze sono una congettura, una astrazione della mente conscia che non ha riscontro nella vita reale che è quella che condiziona il molto più potente inconscio.

La censura è quindi inutile e dannosa.

Un saggio prete cattolico, Anthony De Mello, in un suo divertente libro affermava stupito che in confessionale i preti parlavano solo di sesso e le prostitute solo di Dio… I concetti che rispettivamente negavano e censuravano.

Per mettere in moto la legge di attrazione quindi, non è sufficiente “simulare” una frequenza, bisogna viverla realmente.

Se io continuo a ripetere e ripetermi che voglio l’abbondanza e la prosperità ma intimamente risuono su una vibrazione di paura e scarsità, continuerò ad entrare in risonanza con la scarsità e ad attirarla nella mia vita.

Se io mi ripeto che voglio amare ed essere amato, ma intimamente risuono su pretese e bisogni, continuerò ad attirare tali energie…

Non è sufficiente compilare tanti foglietti o ripetersi continuamente dei mantra per cambiare le proprie frequenze, serve un esperienza più profonda.

Come fare?

In primo luogo occorre attivare la meravigliosa energia della presenza e della consapevolezza.

Renderci conto di cosa stiamo realmente attirando adesso.

Emozioni, pensieri e sentimenti non sono colpe: accadono.

Accorgersi di ciò che accade e accoglierlo fiduciosamente continuando a mandare amore a noi stessi è un atto di grande impatto energetico.

Se invece di censurare le mie emozioni e i miei pensieri, li riconosco come tali, li osservo e cerco di non identificarmi in essi, l’energia che sto creando ( e quindi attirando) è di consapevolezza.

Colpevolizzarsi per i propri pensieri e sentimenti è inutile e sciocco perché oltre a non servire a nulla ci fa risuonare su frequenze di autogiudizio e giudizio e ci fa attirare tali frequenze….

Iniziando a praticare la presenza nel qui e ora e la consapevolezza, ci accorgeremo di tutte le inutili energie che come degli automi stavamo producendo e potremo festeggiare per questo, scegliendo poi eventualmente di mettere in discussione le coenel2nvinzioni e i valori limitanti…

Questo è l’unico, piccolo lavoro che può fare la nostra mente conscia. Il 93 per cento di tutto quello che è il nostro essere è governato dall’inconscio, ma quel piccolo 7 per cento rappresentato dal conscio stabilisce cosa e come governare. Ad esempio SCEGLIERE  di stare in presenza fiduciosa durante un emozione, pur sentendo l’emozione. E’ il libero arbitrio – se vogliamo vederlo così –  che richiede una partecipazione razionale e un elemento di  attesa e di scelta che frustri l’ego e al tempo stesso crei una condizione di alchimia  e di trasformazione energetica.

Il secondo passo per attivare l’enorme potere della legge d’attrazione è nutrirsi di stimoli, idee, contenuti, esperienze e persone che sono su questo cammino da più tempo e che naturalmente e spontaneamente possono farci da coach…

Stare vicino a tali persone aiuta perché sono dei ripetitori energetici potenti. E lo sono solo perché hanno praticato molto. Mi raccontavano ad esempio degli amici in questi giorni, di come è stato piacevole l’incontro con Sogyal Rinpoche e di come è stato facile in sua presenza mantenere la mente sgombra…Queste persone sono ovunque intorno a noi, alcune più conosciute e altre meno. Si riconoscono perché non si prendono troppo sul serio, cercano sempre il positivo, sono generalmente spontanee, soddisfatte e hanno entusiasmo in quello che fanno.

Bisogna evitare come la peste di mitizzarli o di cadere nel dogmatismo che genera censura, magari un ripetitore di energia positiva può essere il vostro panettiere o il gommista…

Con l’aiuto di queste persone, terapisti, associazioni gruppi e frequentazioni in risonanza tutto diventa più semplice.

Se voglio attivare la legge d’attrazione senza cambiare una virgola nella mia vita, senza fare spazio a cose nuove, e senza rivedere le mie convinzioni, sono come uno che vuole cambiare canale senza usare il telecomando: continuerò per forza a vedere lo stesso programma!

Contemporaneamente a questo secondo passo bisogna fare attenzione ai tanti produttori di energie inutili e dannose che ci sono in giro. Magari sono vicino a noi, magari sono famigliari o parenti e bisogna prestare molta attenzione nel non giudicarli, perché altrimenti entriamo in risonanza con l’energia del giudizio e dell’insoddisfazione e ….attiriamo risonanze sgradevoli.

Per far questo ci vuole autonomia, lasciare agli altri il diritto di essere come sono, molta ironia e….la capacità di difendere i propri spazi sacri e le proprie nuove intenzioni anche rompendo degli schemi, come ad esempio scegliendo di non nutrirsi troppo di televisione, giornali, brontolii politici, populismi da social network e similari…

La domanda che in qualsiasi momento può farci riflettere sull’energia che stiamo attirando è molto semplice: Che cosa sento in questo momento? Come sto? Sono soddisfatto? Mi sento al posto giusto al momento giusto?

L’ultimo passo per attivare alla grande la legge di attrazione è ricordarsi di cosa ci piace e di cosa ci appassiona.

La passione, l’emozione, il piacere sono energie molto potenti, come la gioia, la motivazione e l’entusiasmo.

Molte volte ci siamo talmente identificati nel brontolio, nell’auto commiserazione, nell’insoddisfazione e nel vittimismo da esserci dimenticati quali sono le nostre passioni e le nostre abilità.

Prendere in mano un pennello, disegnare, suonare uno strumento, praticare uno sport, esplorare mondi sconosciuti con la lettura, cucinare una prelibatezza, rotolarsi nell’erba e chissà quante altre meravigliose cose…possono essere i primi switch per iniziare ad attirare nuove energie e con esse nuove intuizioni, nuove relazioni e cooperare per un mondo migliore.

 

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