Associazione Terradiluce

Benessere e consapevolezza nel qui e ora

La potenza piacevole dell’allenamento

In quest’ultimo periodo mi capita spesso di sentire le persone lamentarsi per le difficoltà che incontrano nei loro percorsi di cambiamento e di crescita personale.

“È difficile”, “non riesco”, “non ce la faccio” sono alcuni dei più diffusi virus mentali (insieme ai sempreverdi “non me lo merito” o “non è possibile”) che popolano i nostri pensieri e le nostre riflessioni quotidiane.

Le ragioni di queste convinzioni limitanti sono essenzialmente due:

La prima è legata al nostro giudice interiore – sé normativo trappola, che sussurra al nostro orecchio, in continuazione, ideali e obiettivi rigidi, irraggiungibili e astratti come ad esempio la perfezione, la normalità, lo star sempre bene o la possibilità di non sbagliare mai, per far si che non potendo ovviamente soddisfare questi obiettivi proibitivi, evitiamo anche di occuparci di quelli raggiungibili e rimaniamo “bloccati” nella frustrazione e nelle suggestioni della nostra mente che mente.

La seconda ragione è l’ignoranza e l’arroganza con la quale identifichiamo la nostra mente con ciò di cui siamo consci, tralasciando l’enorme potenza e creatività dell’inconscio che è di fatto la parte della nostra mente che guida davvero la nostra vita.

Conseguenze di queste due trappole sono il concentrarsi sulle mancanze, sulle difficoltà e sui problemi vivendo un esperienza sgradevole che danneggia l’umore, indebolisce l’autostima e la motivazione e alimenta le terribili energie dell’autogiudizio e del vittimismo.

Più ci giudichiamo e proviamo risentimento, più sottoponiamo il nostro potente inconscio a esperienze sgradevoli che possono attivare atteggiamenti e abitudini dannose e alimentare un circolo vizioso molto pericoloso…

Per uscire da questa prigione psico-esistenziale occorre ricordarsi della potenza piacevole dell’allenamento e riflettere con un po’ di calma.

Sia da un punto di vista psicologico che da un punto di vista spirituale, la potenza del nostro inconscio e della forza della nostra anima traspare in modo evidente quando smettiamo di pensare e passiamo all’azione.

I bambini, che per fortuna sono fuori dalla dualità e non pensano, imparano a camminare grazie alla forza dell’allenamento. Tutti noi da bambini abbiamo fatto quest’esperienza, spinti dalla curiosità, dalla voglia di esplorare il mondo, dal desiderio di toccare oggetti colorati…

Un bambino cade mille volte, magari piange perché prova dolore, tuttavia si rialza e riprova, riprova fino a quando si sente abbastanza sicuro da staccarsi dall’appoggio e inevitabilmente impara… La stessa cosa accade crescendo quando si impara ad andare in bicicletta, a sciare o a fare qualsiasi attività.

I moderni videogiochi sono una metafora esemplare di questa legge: sono strutturati a livelli, via via più difficili che inizialmente appaiono insormontabili e poi grazie all’allenamento “magicamente” si superano.

L’inconscio è esperienziale, non prova dubbi né opera valutazioni. Ricerca il piacere e tende ad evitare il dolore. È abitudinario e classifica le esperienze in modo molto grossolano. Se deve scegliere tra due dolori facilmente sceglie quello minore e questa prerogativa veniva sovente utilizzata da Milton Erickson (probabilmente il più grande terapista del ‘900) per aiutare i pazienti a sbloccare i loro problemi.

Essendo abitudinario, l’inconscio non ha una gran voglia di allenarsi a far cose nuove, soprattutto se impegnative o faticose, ma se lo si ingolosisce con qualcosa di piacevole e desiderabile non ha problemi ad aprirsi a nuove possibilità, come quando abbiamo imparato a camminare perché desideravamo toccare quei meravigliosi oggetti colorati.

Essendo esperienziale, il nostro inconscio, si nutre golosamente delle soddisfazioni che viviamo quando ci mettiamo alla prova: migliorare le prestazioni nello sport o in un videogioco, godere quando saliamo sulla bilancia e vediamo un risultato, passare un esame, nutrire la nostra autostima perché abbiamo gestito bene una comunicazione di relazione e naturalmente raggiungere un obiettivo desiderato.

Poiché è limitato all’area dell’esperienza, il nostro inconscio non se ne fa nulla delle valutazioni e delle masturbazioni mentali.

Finché pensiamo “e se poi non riesco…” oppure “come mai non riesco?” , “potrebbe succedere questo o quello…” “chissà se è il momento giusto” o anche “sarà la scelta giusta?” e altre piacevolezze del genere l’unica esperienza che prova il nostro inconscio e che condiziona la nostra personale “legge di attrazione” è la confusione che stiamo provando, la frustrazione, il logorio mentale e l’incertezza.

Il preziosissimo contributo che possiamo dare al nostro potente inconscio, che possiede anche un enorme valore da un punto di vista spirituale è sottoporre alla sua attenzione nuove esperienze, cercando di rendere il più possibile puro e autentico il desiderio del risultato realizzato.

In pratica si tratta di darci “il permesso” di osare, di provare e di sperimentare astenendoci dalle valutazioni, dai giudizi e dai dubbi.

Per carità, siccome la nostra mente duale mente in continuazione, è perfettamente inutile “far finta di niente”. Se la mia mente mi suggerisce che il determinato obiettivo è troppo difficile, che non ce la farò mai, che forse non è il momento di agire eccetera, potrò semplicemente “accogliere” queste resistenze, osservarle passare come le nuvole nel cielo spinte dal vento, senza tuttavia dar loro il potere di fermare la mia azione.

Ricordo con piacere una volta in cui una ragazza alla quale avevo consigliato di andare a correre, mi disse che non ne aveva voglia e io gli risposi che non era assolutamente un problema “non avere voglia”. “Anzi”, le dissi, “ripetiti che non hai voglia mentre indossi la tuta, mandami a quel paese mentalmente mentre calzi le scarpe da ginnastica, esci di casa e inizia a correre sentendo tutta la tua non voglia, corri almeno venti minuti e poi senti come stai, se ancora non hai voglia puoi tornare a casa”. La ragazza si concesse il permesso di provare e di osare e ancora oggi il running è una delle sue risorse più potenti contro il malumore.

Passare all’azione, evitando le suggestioni del sé normativo e le valutazioni è dunque l’unico modo per accumulare delle esperienze e acquisire gli automatismi inconsci necessari per superare i problemi.

Poiché il nostro sé normativo è subdolo e scafato immagino che molti si stiano chiedendo: “ma il mio obiettivo sarà autentico?” oppure “non sarà forse proprio il sé normativo che mi suggerisce questa cosa”. Sappiate che mentre fate queste valutazioni il vostro inconscio fa un bello sbadiglio e si lima le unghiette, perché l’esperienza che gli proponete è ancora una volta di incertezza e confusione che sono condizioni sgradevoli.

Per stabilire l’autenticità di un obiettivo si può provare ad immaginare l’obiettivo raggiunto, a collegarsi sensorialmente con le emozioni che si proverebbero, a entrare il più possibile nei particolari….ma il vero banco di prova sarà comunque l’azione.

Quando si è sufficientemente motivati e folli da mettersi alla prova e si è disposti a non prendere sul serio i risultati e le inevitabili suggestioni e valutazioni che ci proporrà la mente sarà impossibile non ottenere dei progressi. Certamente, come accade per i videogiochi ci vorrà tempo, pazienza e fiducia nel continuare a provare, provare ancora e riprovare, rimanendo disponibili e presenti nel qui e ora, concentrati soprattutto sul desiderio di ciò che vogliamo rimanendo disponibili a “scovare” abitudini, autosabotaggi e convinzioni limitanti costruite nel passato…

È importante ricordarsi che il presente è l’unico tempo reale e tutto quello che ci arriva nel presente è stato costruito – prevalentemente a livello inconscio – nel passato.

Se valuto la mia realtà di “oggi” devo ricordarmi che è conseguenza delle emozioni e dei pensieri che provavo “ieri” e fare la pace con quello che c’è per interrompere il circolo vizioso di esperienze sgradevoli e stimolare il mio inconscio con qualcosa di piacevole e desiderabile e gettare così le basi per un “domani” migliore…

È possibile e naturale che si provi comunque fastidio nel provare una sensazione di frustrazione o di sofferenza per quello si manifesta adesso e in questo caso è miracoloso rimanere semplicemente consapevoli, “presenti” a questo disagio semplicemente osservandolo, riconoscendone la relatività e la temporaneità senza ribellarsi, interpretare, giudicarsi o giudicare…

Questo atto di coraggio e fiducia e questo riconoscere l’inadeguatezza della mente conscia stimolano la creatività dell’inconscio e la magia della vita facendoci tornare molto velocemente motivati e di buon umore.

Qualunque sia il vostro obiettivo o desiderio, ricordatevi che l’inconscio gradisce stimoli brevi, semplici e ripetuti e che ci si può allenare a tutto.

È possibile allenarsi piacevolmente alla pazienza, al buonumore, alla sicurezza, alla semplicità, alla spontaneità e alla gratitudine…

È possibile allenarsi per avere risultati nel lavoro, per migliorare la condizione economica, per risolvere relazioni malate o di dipendenza, per migliorare il proprio benessere…

Se si collabora con l’inconscio e con la magia della vita e si fa attenzione ai piccoli e grandi segnali che ogni giorno ci arrivano è possibile allenarsi a riconoscere la propria vocazione, i propri talenti, gli scopi e le potenzialità evolutive.

Man mano che ci si allena in “qualcosa”, la motivazione cresce e si possono trovare nuovi stimoli e nuovi desideri, proprio come i bambini che non si accontentano mai…

Gli stimoli brevi, semplici e ripetuti possono essere azioni, scritti, esercizi, rituali, mantra, preghiere e qualsiasi cosa la vostra creatività vi suggerisca, purché sia qualcosa di pratico che coinvolge i sensi… Certamente vi potrete fare aiutare da qualcuno, un terapista, un coach, una guida cercando tuttavia di farvi accompagnare più nell’aspetto pratico che teorico perché il sé normativo potrebbe fare capolino e suggerirvi che prima di agire dovete trovare la strada, la persona o la tecnica “giusta”, fregandovi di nuovo con l’incertezza…

Non abbiate paura di sbagliare. Gli errori sono semplicemente delle esperienze. Gli errori sono risultati e l’unico modo per non sbagliare è non agire, evitare di mettersi alla prova.

Allenatevi fiduciosamente.

Saranno la forza della vostra intenzione, la magia della vita, le intuizioni degli Angeli (se ci credete) e la saggezza del vostro inconscio a guidarvi dolcemente verso il risultato e gli eventuali e inevitabili sbagli saranno preziosi e funzionali proprio come i capitomboli del bambino quando dolcemente impara a camminare…

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Luci e ombre nel cambiamento personale

Il cambiamento personale, per tanto che possa essere facilitato da situazioni, persone o eventi, è sempre legato a un processo di consapevolezza e di ristrutturazione interiore.

Che si tratti di un cambiamento immediato, come quello da uno stato di disagio a uno di maggior benessere o di un cambiamento più profondo (generazione di nuove abilità o competenze, superamento di abitudini o di atteggiamenti) la scintilla del cambiamento è sempre la consapevolezza e cioè l’accorgersi dell’esistenza di alternative.

Il nostro mondo interiore e la nostra percezione sono soggettivamente un delicato groviglio di impressioni, convinzioni, esperienze pregresse e schemi di comportamento acquisiti diventati potenti neuro associazioni.

Le “cose” accadono per tutti.

Eventi, situazioni, alternarsi di stati d’animo, esperienze, sorprese…

Ognuno di noi attribuisce un significato differente alle cose che accadono e ognuno di noi reagisce o interpreta ciò che accade in modo soggettivo proprio in base all’imprinting del mondo interiore. È un fatto che possiamo accettare senza giudicarci, continuando anzi a mandare amore a noi stessi.

Poiché il nostro potere personale si esprime nel significato che diamo alle cose e nelle considerazioni che facciamo tra noi e noi, quando le cose “accadono”, è importante – passato l’effetto sorpresa – rimanere lucidi e fare attenzione a non rimanere identificati nell’evento.

L’identificazione, infatti, non aggiunge nulla a ciò che già sappiamo.

L’identificazione conferma la nostra impressione, la convinzione e la neuro associazione limitante. L’identificazione può assumere molteplici sfumature: voler aver ragione, lamentarsi, assumere un atteggiamento da “tifosi” rispetto a un idea, irrigidirsi, avere una reazione di deresponsabilizzazione nel ricercare subito la causa o il colpevole.

Qualsiasi sfumatura assuma l’identificazione è sempre la cosa più distante dal cambiamento.

Ognuno di noi ha le proprie abitudini inconsce, e nell’abitudine c’è il ripresentarsi di uno schema collaudato, anche se magari doloroso o inutile.

L’identificazione ripropone quello schema e i risultati saranno probabilmente gli stessi che già conosciamo.

Quando ci sembra di “non cambiare mai”, di “non riuscire a superare la cosa “, di “non essere in grado di agire diversamente in quel contesto o in quella relazione” sta succedendo proprio questo… Non ci rendiamo conto che siamo identificati e stiamo agendo o reagendo sulla base delle nostre abitudine pregresse.

Che cosa si può fare?

La luce del cambiamento personale si accende riconoscendo l’identificazione o lo schema e contemporaneamente mandando amore a noi stessi o perlomeno evitando di giudicarci o giudicare.

Nel momento in cui riconosco che mi sto identificando, interrompo il processo.

Smetto di reagire in modo automatico e ho la possibilità – nel qui e ora – di scegliere un’alternativa o quanto meno di iniziare a cercarla…

Posso iniziare a portare l’attenzione sui miei desideri, sugli obiettivi, sugli schemi comportamentali che mi piacerebbe adottare, sulle intenzioni profonde e ricordarmi cosa voglio realmente, quale cambiamento posso generare…

Il prezzo da pagare per operare questo stop e accendere la luce del cambiamento è rinunciare a quel “guadagno secondario” procurato dall’identificazione e dall’ego e cioè quella sottile soddisfazione rassicurante (anche se dolorosa) del ripresentarsi del solito copione inconscio che può assumere diverse sfaccettature: sentirmi “speciale”, essere al centro dell’attenzione altrui mentre mi lamento, far salire l’energia mentre mi arrabbio, monopolizzare un “pubblico” mentre pontifico e brontolo, farmi compatire e coccolare mentre mi struggo e altre manifestazioni del genere.

Non è facile accendere questa luce ma è davvero l’unica scintilla che può portare il cambiamento e – ad esempio – permettere ad un terapeuta di aiutarmi, percepire un intuizione illuminante o lasciare che la magia della vita mi prenda per mano e mi accompagni in una sincronicità luminosa fatta di nuovi e inaspettati incontri e possibilità.

Una volta iniziato il cambiamento, le vecchie abitudini inconsce continueranno certamente a ripresentarsi e non sarà facile riconoscerle e interromperle subito. Servirà pazienza e allenamento e magari sarà necessario farsi aiutare in questo percorso.

Ogni volta che l’identificazione si ripresenterà e saremo capaci a interromperla, nutriremo e faremo crescere la pianticella della presenza mentale, della consapevolezza e del cambiamento che vogliamo operare… diventando via via più fiduciosi , sicuri e desiderosi di raggiungere l’obiettivo stabilito.

Non sarà necessario opporsi agli schemi inefficaci delle vecchie abitudini e convinzioni limitanti né tantomeno prenderle di punta o detestarle, perché otterremmo come risultato solo il dargli energia e anziché nutrire la pianticella del cambiamento, ritorneremo a occuparci delle vecchie piante e dei loro frutti che già conosciamo bene e non ci piacciono.

Quando questo accade tuttavia, mandiamo amore a noi stessi e riconosciamo che è semplicemente un’altra identificazione e perciò non ha nulla a che vedere col cambiamento.

L’autogiudizio, l’auto accusa, il senso di colpa, il perfezionismo e il prendere di punta gli aspetti di noi stessi che non ci piacciono sono trappole del nostro giudice interiore e sono solo degli ostacoli al cambiamento…

Solo mandando amore a noi stessi, aprendoci all’auto ironia, prendendoci meno sul serio e accettando le nostre contraddizioni potremo realmente cambiare e amare le altre persone (o per lo meno lasciare loro il diritto di esistere) e comprendere le loro contraddizioni.

E così, facendo la pace con l’inevitabile alternanza tra luce e ombra e diventando sempre più consapevoli e capaci di depotenziare sul nascere le nostre vecchie abitudini limitanti ci accorgeremo, giorno dopo giorno, di come il cambiamento e la sua meravigliosa energia sia finalmente entrato nella nostra vita.

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I modelli di dispersione energetica: Il “controllante”

Il controllante spreca molta energia, prevalentemente a livello mentale ed emozionale perché vorrebbe poter tenere sempre tutto sotto controllo per evitare ogni sorpresa e non si rende conto che è un impresa assolutamente impossibile. Da questa frustrazione inevitabile deriva uno stato di saturazione emotiva molto doloroso e faticoso.

Se uno si accorge di essere un controllante è innanzitutto opportuno che mandi amore a se stesso ed eviti di giudicarsi. Per sviluppare e nutrire questa tendenza, infatti, oltre a un po’ di predisposizione concorrono molti fattori derivanti dall’imprinting famigliare: convinzioni limitanti, tendenza al pessimismo e alla preoccupazione, passionalità eccessiva, rigidità e perfezionismo, scarsa autostima, abitudine al giudizio e all’interpretazione, eccessi di materialismo…tutti fattori che contribuiscono a sperimentare pochissime esperienze di fiducia. Frequentemente un controllante è figlio di almeno un genitore controllante da cui ha assorbito più o meno consciamente i modelli..

Dietro il controllo c’è la paura: la tendenza a uscire dal qui e ora proiettandosi in un futuro ansioso con frasi tipo “….e se poi…?”.

Se si nutre il controllo, come tutte le cose cresce, e può arrivare ad assumere dimensioni patologiche e grottesche.

Mentre l’attenzione è una meravigliosa manifestazione di presenza nel qui e ora e di fiducia sullo sfondo, il controllo è sempre espressione di separazione, di paura e ansia.

Il controllo è arrogante perché non tiene conto della connessione che abbiamo con tutto e specialmente con il mondo sottile. Nel controllo c’è separazione dal tutto e l’illusione di poter arrivare da soli a fare tutto.

L’attenzione è un gioco di squadra dove ognuno fa la sua parte: noi, nel restare qui e ora con gli occhi bene aperti, i piedi ben ancorati a terra e il cuore in pace… e l’universo, la magia della vita, gli Angeli, nel farci incastrare in sincronicità provvidenziali o nell’aprire le porte della nostra intuizione.

Nel controllo invece c’è la presunzione di far da soli, incapacità a chiedere (a se stessi, alla vita o alla propria rete di relazioni) e di conseguenza grande chiusura energetica….

Se un controllante vuole stare meglio e diminuire l’enorme livello di stress (coi suoi veleni) deve andare a caccia di esperienze di fiducia, ricordarsi e accorgersi della bellezza del vivere sensazioni di fiducia, come un bambino che tiene la mano di un adulto forte e saggio e si lascia guidare.

Se scopri di essere un controllante ricordati che non è colpa tua e non è colpa di nessuno.

Smetti di giudicarti per questo e prova a coltivare e nutrire il seme della fiducia e del gioco di squadra con l’universo…

Se ti accorgi che i tuoi genitori han contribuito a farti diventare un controllante, non giudicarli e manda a loro amore, tuttavia concediti di aprirti a nuovi schemi di pensiero, a nuove convinzioni e soprattutto sperimenta sempre come ti fa sta stare un pensiero o un emozione, prima di nutrirlo nuovamente la volta successiva…

Per iniziare a smettere di essere un controllante….molla un poco la presa, rilassa le spalle, fai qualche bel respiro profondo. Guardati intorno e dentro di te e osserva cosa puoi lasciare andare ricordandoti che non puoi fare spazio al nuovo se conservi tutto.

Incomincia dalle piccole cose a fidarti e a giocare in squadra.

Non importa se non credi agli Angeli o alla magia della vita, è sufficiente che ti affidi alla saggezza del tuo inconscio, o alle risorse sconosciute della tua psiche.

Fai la tua parte, come meglio riesci e affidati.

Presto comincerai a sperimentare piccole sensazioni di fiducia e lentamente la pianticella della fiducia crescerà.

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Lezioni di orientamento energetico: 1) I “devo” del nostro subdolo Sé Normativo

clown

Un passo fondamentale per orientare meglio le nostre energie è identificare convinzioni e automatismi (prevalentemente inconsci) di auto sabotaggio: vere e proprie trappole che la mente (che mente) ci propone in continuazione per evitare che ci svegliamo e decidiamo una buona volta di essere un po’ più felici e consapevoli.

Questa caccia alle trappole può essere dolorosa se ci prendiamo troppo sul serio o se ci facciamo sedurre dai mielosi buonismi della new age da strapazzo, ma può risultare anche divertente e stimolante se ci lasciamo guidare dal buon senso, molta autoironia e soprattutto dal desiderio di essere più liberi.

Tutti diciamo un sacco di “devo” e sono quasi tutte bugie.

Dietro ogni “devo” c’è una dispersione energetica, un più o meno velato autogiudizio (che ci avvelena) e un implicita affermazione di arroganza e mancanza di fiducia nella magia della vita, perché se sono io che “devo” significa che dipende solo da me, che non ho bisogno di una rete di sostegno, che non ho bisogno di “chiedere” e che sono separato dal tutto.

I devo sono figli del giudice interiore, di quel Sé normativo che abbiamo costruito inconsciamente facendoci suggestionare dai “devo” e dall’insicurezza degli altri, di quella vocina petulante e fastidiosa che molto rigidamente e arbitrariamente ci suggerisce cosa è bene e cosa è male, cosa è giusto e cosa no.

I devo sono figli di un moralismo da strapazzo che i devozionalismi della religiosità superstiziosa e dogmatica hanno inculcato nel nostro dna da secoli.

È curioso come non ci siano devo, rigidità e pomposità nelle pagine del Vangelo, dei sutra buddisti e nelle parole e opere di persone veramente spirituali.

I devo non fanno distinzioni di cultura, classi sociali, età. Tutti abbiamo i nostri per poterci tormentare un poco e avvelenare la nostra produzione energetica sino a quando non ce ne accorgiamo!

A volte scopro dei devo subdoli dentro di me travestiti da identificazioni nel mio “ruolo”, o da suggestioni iperspirituali che i moltissimi anni di lavoro personale non hanno ancora smantellato del tutto…. È bellissimo scoprirli, smascherarli, ridere di se stessi e affidarsi alla magia della vita!

Se analizziamo con buon senso la genesi di un “devo” scopriamo che è molto divertente.

Quando usiamo questo operatore di necessità da un punto di vista energetico produciamo disagio (che entra nel campo quantico e ammorba noi e l’aria intorno a noi) perché ci sintonizziamo su una aspettativa, una mancanza, una frustrazione e così facendo usciamo dal qui ed ora e diamo le redini della produzione energetica alla nostra mente e alle sue frottole…

Se non si tratta di pagare una multa, le tasse, prendere i bimbi a scuola….o altre necessità impellenti, i “devo” sono altamente controproducenti dal punto di vista energetico perché hanno la frequenza opposta al desiderio. E infatti ci allontanano dalla méta.

Nessuno ordina il suo piatto preferito al ristorante o si dedica alla sua passione artistica, sportiva o ricreativa utilizzando un “devo”. Lo fa e basta, lo fa perché vuole, desidera, è appassionato e felice !

Dentro ogni “devo” c’è un rimpianto, un immagine precostruita (e spesso fasulla) del sé che necessita di essere confermata, un dolore derivante dalla scarsa conoscenza del proprio mondo interiore e dalle suggestioni del Sé normativo che sono iniziate sin da bambini…

Contrariamente a quanto si pensa i devo non aiutano a rispettare le regole, non servono a disciplinarsi, anzi, rafforzano la mancanza, la scarsa autostima e l’insicurezza!

Devo andare in palestra, devo mettermi a dieta, devo essere più buono, devo ordinare la scrivania, devo scrivere un nuovo libro, devo guadagnare di più (o spendere meno), devo andare d’accordo con tizio e caio, devo risolvere questo problema, devo andare a lavorare….. sono tutte rappresentazioni energetiche di qualcosa che al momento non ci appassiona, non desideriamo con pienezza, non vogliamo con quella meravigliosa caparbietà che dimostrano i bambini quando afferrano un giocattolo al negozio…

Siccome il buon senso ci insegna che le cose accadono, che la vita è quella cosa che accade mentre si fanno i progetti e che ognuno fa quello che può… è perfettamente inutile ammorbarsi l’anima portando l’attenzione su come siamo brutti e cattivi!

Possiamo perdonarci e mandare amore a noi stessi, accogliendo il presente con tutto quello che comprende, senza farne un nemico.

É molto più sensato riferirsi alla propria condizione fisica, relazionale, creativa, professionale o economica con pazienza, fiducia, attenzione e autenticità, scegliendo con cura la priorità, mettendo in discussione il nostro bagaglio di credenze e certezze, facendo una pernacchia al nostro Sé normativo e semplicemente cominciando a immaginare come sarebbe la nostra vita se…..riuscissimo a fare spazio agli oggetti dei nostri “devo”, trasformandoli in “posso” o addirittura in “voglio”.

Questo processo inevitabilmente risulterà per certi aspetti fastidioso, perché ci accorgeremo che di quella determinata cosa non ce ne può fregare di meno e faremo i conti col continuare a mandarci comunque amore anche con questa nuova consapevolezza….

Smascherare i devo è profondamente diverso dal buonismo new age (si capisce che non mi è simpatica?) o dal pensiero “magico” e semplicistico…perché non è un automatica equazione di felicità. A meno che non abbiate redditi milionari e siate costantemente adagiati sulle spiagge della California a sorseggiare un cocktail e cazzeggiare è piuttosto probabile che la scoperta delle vostre zone d’ombra dia un po’ fastidio.

Però scoprire è guarire. Accorgersi di aver creduto a delle sciocchezze è meravigliosamente liberatorio perché possiamo decidere finalmente a cosa ci interessa dedicare tempo, energia e spazio.

Finché la vita è piena di devo non c’è spazio per la libertà. Non c’è il tempo per accorgersi delle meraviglie che ci sono proprio adesso nel qui ora intorno a noi.

Accorgersi di non dover dimostrare nulla a nessuno, ricordarsi che le cose accadono, che siamo vivi ADESSO (e non sappiamo per quanto) , essere consapevoli di avere un meraviglioso potenziale creativo da scoprire, esprimere e condividere è molto liberatorio….

Finché la vita è piena di devo è difficile scoprire la nostra unicità, accorgersi di come possiamo essere più soddisfatti e darci il permesso di farlo!

Come esercizio pratico provate a scrivere l’elenco dei devo che vi trovate ripetere più sovente e poi mettendovi un naso rosso da clown, guardatevi allo specchio e cercate quelli che non sono vostri, non vi appartengono, sono fasulli e proposti dal Sé normativo-buffone….

Selezionate quelli che vi accorgete che vi stanno a cuore veramente e trasformateli in desideri, chiedendo aiuto alla vita (agli Angeli, all’inconscio, o a quali essi siano i vostri riferimenti) e datevi il permesso di accorgervi di come crearli e di come fare spazio al nuovo….

Fatemi sapere come va scrivendomi a luca@oep3.com e arrivederci alla prossima “lezione”

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Le basi dell’orientamento energetico

formecolBase dell’orientamento energetico è la consapevolezza che si sprecano moltissime energie.

Noi esseri umani disperdiamo davvero un sacco di energia a tutti i livelli.

Fisicamente: adottando posture sbagliate; camminando male e distribuendo negativamente i pesi del corpo; irrigidendoci; respirando troppo e male; dimenticando di “lubrificare” le articolazioni che sono veri e propri snodi dell’energia corporea; trascurando il collegamento con terra e cielo, come fanno in modo naturale animali e piante.

Emotivamente: censurando le emozioni o identificandoci troppo in esse; lasciandoci sopraffare dal sequestro emotivo e dallo stress; sprecando tempo ed energia nel valutare, interpretare e analizzare le emozioni anziché lasciarle andare; nel dare potere a situazioni, persone ed eventi anziché a noi .

Mentalmente: perdendo la pace nel chiacchiericcio mentale o in uno sterile dialogo interno non finalizzato; abbandonando il qui ed ora per inutili spostamenti nel passato o nel futuro; identificandoci con la vocina che parla nella nostra testa; affannandoci di voler ostinatamente capire, interpretare e valutare; non accorgendoci di convinzioni limitanti, etichette e virus mentali inutili e inopportuni.

La dispersione energetica porta inesorabilmente una serie di conseguenze nella nostra visione della realtà e nell’autostima, condizionando comunicazione, risultati, vita sociale, relazionale e professionale.

La dispersione energetica blocca o rallenta le nostre funzioni superiori come l’intuizione, la creatività e la fiducia, condizionando la sincronicità che creiamo e le connessioni spirituali.

Come ci insegna la fisica moderna, noi esseri umani abbiamo una grandissima responsabilità sul mondo che ci circonda. La qualità della nostra energia, l’umore, i sentimenti, le emozioni e i pensieri che produciamo, influiscono non solo su di noi ma anche su chi ci sta intorno, specialmente le creature più fragili e sensibili come i bambini e gli animali…

Obiettivo della scuola di orientamento energetico psicofisico è stimolare e sensibilizzare, condividendo strumenti, strategie, idee ed esercizi, per imparare a orientare al meglio le proprie potenzialità e risorse.

Con un percorso di studio, sperimentazione e ricerca iniziato da oltre venticinque anni, abbiamo operato una sintesi tra modelli, discipline e tecniche antiche e moderne, derivanti sia dalla cultura orientale che occidentale, che si sono dimostrati più efficaci in questo senso….

Se sei stufo di sprecare energia e hai voglia di esprimere al meglio le tue potenzialità, segui il nostro blog e partecipa ai nostri corsi, ti aspettiamo!

 

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