Associazione Terradiluce

Benessere e consapevolezza nel qui e ora

SHIATSU

 

Buongiorno a tutti, sono nuovo su questo BLOG quindi mi presento:

mi chiamo Danilo Castelli e sono un operatore Shiatsu membro della F.I.S.I.E.O. (Federazione Italiana Shiatsu Insegnanti e Operatori).

Ringrazio Terradiluce per l’ospitalità, inizio oggi a scrivere alcune considerazioni sulla disciplina che pratico, e sarò ben lieto di scrivere, in futuro, altri approfondimenti o rispondere a richieste di chiarimenti.

In realtà scrivere cosa sia lo Shiatsu sembra quasi inutile, quasi tutti sanno (più o meno) di cosa si tratta, tanti hanno già ricevuto dei trattamenti o conoscono qualcuno che li riceve o che ha fatto un corso, o hanno letto qualcosa su una rivista…

Ma gli stili di Shiatsu sono molti e ogni shiatsuka (l’operatore shiatsu) è diverso e, al di là della tecnica, porta nei trattamenti un po’ di se stesso, della propria sensibilità, della propria esperienza, del proprio intuito.

La Federazione (che pure è rigorosa nel pretendere e certificare per i propri soci percorsi di studio della tecnica) riconosce questa realtà nel proprio slogan: “Shiatsu: una grande Arte per il Benessere”.

D’altra parte anche ogni persona che lo shiatsuka si trova a dover trattare è diversa da ogni altra, anzi la persona che tratto oggi è, in qualche aspetto, diversa dalla stessa persona che ho trattato la settimana scorsa. Si può dire che ogni trattamento Shiatsu è unico, è l’incontro di due esseri in un determinato momento. L’abilità dell’operatore è saper sentire e interpretare le risposte che gli invia il corpo di chi sta trattando, e adeguare di conseguenza le proprie tecniche.

Tutto questo tramite il CONTATTO.

Shi-atsu in giapponese significa all’incirca “pressione con le dita”, un nome nuovo per indicare la più antica, istintiva forma di “cura”: il contatto con le mani. Tutti rispondiamo a questo contatto. A volte nella vita basta una mano amica sulla spalla per ricevere una sensazione di pace, sostegno e conforto.

La ricerca ha dimostrato il potere che c’è dietro un semplice contatto, la cui mancanza può avere conseguenze negative sul piano fisico e mentale.

Nella realtà attuale in cui i rapporti umani rischiano di diventare sempre più virtuali, una pratica che si basa sul tocco, l’ascolto e la presenza, sono convinto che possa essere di grande aiuto. Un sostegno in varie situazioni di sofferenza e stress.

 

Quindi lo Shiatsu è tocco, esercitato con pressioni di intensità diversa a seconda delle circostanze, ma ovviamente c’è anche molto altro che un operatore deve conoscere:  le tecniche per effettuare le pressioni in modo efficace, le mappe dei meridiani, i vari punti e zone del corpo che servono sia a fare una valutazione energetica (e quindi orientare il trattamento) sia a dare determinati stimoli per attivare le capacità di auto guarigione del corpo. Ma non voglio ora dilungarmi su questi temi così vasti. Ci sarà modo, se potrà interessare a qualcuno, di continuare il dialogo iniziato oggi e affrontare aspetti più specifici.

Vorrei solo, prima di chiudere, riprendere un attimo il concetto che ho citato prima: la capacità di sentire e interpretare le risposte del corpo.

Non si tratta certo di facoltà “paranormali”, l’operatore acquisisce col tempo e la pratica delle tecniche, una capacità percettiva della palpazione. Agli inizi si ha una sensibilità unicamente fisica, si impara a distinguere le ossa dai muscoli, il margine di un muscolo, la giunzione di un’articolazione, ecc. Man mano che la pratica evolve si arriva a percepire sensazioni pur sempre fisiche ma di un altro livello, come ad esempio: tensioni, rigidità, molle o duro, caldo o freddo. In seguito si arriva a percepire sensazioni più sottili, difficili da definire a parole ma reali, sperimentabili.  A questo punto le mani che effettuano una pressione, da un lato forniscono degli stimoli e dall’altro ricevono informazioni, uno scambio continuo, finché a un certo punto sembra scomparire la distinzione tra il pollice che preme e il punto che viene premuto, si entra in risonanza.  Qui c’è il bello dello Shiatsu, quello che fa si che ricevere un trattamento Shiatsu non sia solo ricevere un massaggio rilassante, ma aiuti a entrare più in contatto con se stessi, aumentare la consapevolezza del proprio corpo e di tutte le sue manifestazioni.  Perché tutto questo succeda è necessario allo shiatsuka non solo esperienza, ma anche la disponibilità ad andare verso l’altro col Cuore aperto, umiltà e massimo rispetto, ed è con questo atteggiamento che al termine del trattamento l’operatore termina il contatto, stacca le mani e dice:

grazie.

Danilo Castelli

(Per informazioni e trattamenti 3387974261 oppure shiatsudan@libero.it)

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Consapevolezza e nuove connessioni

Abbiamo c5scritto molte volte sulle pagine del blog, parlando di sviluppi delle applicazioni della fisica quantistica, della responsabilità e possibilità delle nostre energie di creare risonanze di livello superiore come primo passo per modificare la realtà che ci circonda.

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” diceva Gandhi avendo intuito che i nostri processi più sottili come le emozioni, i pensieri e i sentimenti in qualche misura rappresentano l’unico reale contributo di energia che costantemente immettiamo nell’infinito campo quantico che ci contiene e ci circonda.

Oggi parliamo della relazione che esiste tra consapevolezza e produzione energetica.

La consapevolezza è l’elaborazione di un processo di coscienza.

Se la coscienza accade in un dato momento, la consapevolezza riguarda la fase successiva di ciò che è arrivato alla coscienza, una sorta di ricapitolazione intima e personale.

Diventare consapevoli non è un processo mentale o didattico.

La consapevolezza non si impara né si studia. Non è un processo che va dall’esterno all’interno ma qualcosa di esclusivamente interno.

Diventare consapevoli significa rendersi conto, accorgersi, vivere un’ esperienza.

Quando diventiamo consapevoli di qualcosa è un fatto assodato, non esistono dubbi o incertezze, tutto il nostro “sistema” globale ne prende atto: dalle cellule ai muscoli, dal cuore alle viscere, dal corpo al campo energetico.

In termini di trasformazione dell’energia e della realtà esterna, la consapevolezza è qualcosa che riguarda esclusivamente noi stessi. Non possiamo accorgerci di qualcosa che riguarda gli altri, al limite possiamo farci un idea, possiamo vedere o sentire, con tutte le grossolane limitazioni dei nostri sensi. Abbiamo parlato più volte dell’inaffidabilità delle nostre percezioni, di come le impressioni sensoriali possano fuorviarci o farci identificare in emozioni e pensieri distruttivi.

La consapevolezza invece è un processo semplice, sereno e profondo.

Quando diventiamo consapevoli di qualcosa, ci accorgiamo e ci rendiamo conto, cadono le gigantesche fette di prosciutto che avevamo davanti agli occhi e vediamo con chiarezza una realtà che era li disponibile, che magari altre persone avevano intuito o colto qualcosa per cui magari abbiamo girato intorno a vuoto per mesi o per anni….

Quando ci accorgiamo di qualcosa. Il cambiamento è immediato.

Non serve “lavorare su di sé” (che brutta e logora espressione…) non serve impegnarsi più di tanto ma è naturale che affiori spontaneamente in noi la giusta dose di passione, di desiderio e di determinazione per attirare ciò che ci manca.

Sin tanto che siamo controllati e controllanti, la consapevolezza è impossibile.

Tutto è pesante, faticoso, impegnativo …. E se una parte di noi vorrebbe fare qualcosa, ce ne sono prontamente due o tre che si sabotano per non farla, che trovano scuse o alibi.

Quando si diventa consapevoli, il desiderio è puro come quello dei bambini.

C’è passione, c’è fuoco, c’è davvero una mancanza che diventa come una potente calamita capace di attirare sorprendenti cambiamenti nella nostra vita.

La consapevolezza modifica immediatamente la nostra percezione. Quello che prima sembrava impossibile diventa possibile, quello che non vedevamo adesso lo vediamo, l’ingrediente da modificare nella nostra ricetta ci appare evidente…..

Tutta la crescita personale ruota intorno alla consapevolezza.

Nessun cambiamento reale, nessuna guarigione, nessuna motivazione e nessun desiderio si attivano in modo cognitivo o didattico…..

Immaginate di essere convinti di avere una porta chiusa davanti a voi.

Nessuno può aiutarvi, non avete le chiavi, non sapete come uscire, non provate neppure ad uscire…..Ma nel momento in cui vi rendete conto che la porta non è chiusa a chiave ecco che in un batter d’occhio siete fuori!

Tutti i discorsi fatti sulle connessioni e sulla legge d’attrazione, tutti i meravigliosi sviluppi della fisica quantistica, tutto il fantastico potenziale umano come co-creatore della realtà è completamente subordinato alla consapevolezza.

Per creare potenti connessioni di consapevolezza è sufficiente la disponibilità ad aprirsi, l’umiltà di riconoscere che le nostre percezioni sono limitate, che il nostro sistema di credenze è pieno di convinzioni trappola radicate in noi sino al midollo, la semplicità dei bambini e la loro passione la disponibilità ad aprirsi all’ironia e all’autoironia, a non prendersi troppo sul serio e un allenamento instancabile nel riconoscere sul nascere le trappole mentali ed emotive dell’abitudine, della rigidità e del controllo….

Per fare spazio alla consapevolezza è necessario osare, farsi delle domande costruttive, depotenziare una giornata o un periodo storto affermando a noi stessi che tutto può essere ristrutturato come opportunità.

É il primo passo, con  cui pian piano iniziare a renderci conto di cosa – esclusivamente in noi – blocca il flusso della creatività, della motivazione e della vita.

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Costruire e attivare nuove connessioni e realtà

UnknownNel primo incontro abbiamo visto come l’essere umano sia una sorta di rice-trasmittente che produce e riceve frequenze energetiche che provengono / sono immesse da e nel campo energetico universale, e concorrono alla costruzione della realtà che viviamo.

Questo ormai è un dato scientifico consolidato.

Ci siamo chiesti cosa o chi regola la nostra “sintonia” e cioè da cosa dipendono le frequenze che inconsapevolmente costruiamo / riceviamo e abbiamo compreso come – in assenza di un attività specifica in questo senso – sia molto facile farsi “impressionare” dalle percezioni sensoriali.

I cinque sensi, che sono le porte della nostra percezione della realtà, sono continuamente sollecitati dalla vita quotidiana e tanto più ci identifichiamo nelle varie situazioni tanto più queste impressioni sono forti e la nostra energia di conseguenza è regolata passivamente.

Abbiamo capito che le impressioni sensoriali non solo condizionano la nostra produzione energetica ma vanno anche a interagire col materiale inconscio (l’ambiente che abbiamo soprannominato la “stanza dei bottoni”) e mettono in moto un meccanismo fisiologico di neuro associazioni, produzioni ormonali e un circolo vizioso di disagio che concorre alla nostra sintonizzazione energetica.

L’uomo – secondo gli scienziati moderni – è un partecipatore attivo della realtà, non solo un osservatore condizionante – e l’uomo che soffre, che è a disagio, identificato e bombardato dai sensi certo non produce delle grandi frequenze….

Sempre nel primo incontro – e nel blog abbiamo già toccato questo tema – avevamo visto come l’intenzione (energia cosciente e attiva) possa essere un mezzo potente per interrompere il processo dell’identificazione e del bombardamento sensoriale e farci spostare consciamente il focus altrove.

In pratica, se mi accorgo che una situazione o un evento mi sta “facendo male” (perché mi procura sofferenza, disagio, irritazione, preoccupazione o altre emozioni e pensieri distruttivi) posso interrompere questo processo accedendo ad una mia intenzione (ad esempio pace, serenità, ironia, fiducia o leggerezza) e oltre a stare meglio io, fare una cosa ecologica per chi mi sta intorno sospendendo un emissione di energia spazzatura nel campo collettivo.

Tutto molto bello a condizione che l’intenzione sia autentica e realmente nostra.

È come sostenere di voler cambiare canale e farlo realmente, non limitandosi a dirlo.

Abbiamo sperimentato come la pratica del test kinesiologico possa aiutarci a verificare se le nostre intenzioni sono reali oppure no, e abbiamo compreso come sia importante ritornare in uno stato di presenza nel qui ora, ad esempio facendoci dei promemoria sul cellulare, per abituarci progressivamente a “ricordarci di noi” e a non fuggire costantemente nel passato o nel futuro facilitando le impressioni sensoriali.

Nell’incontro di ieri sera ci siamo occupati del ruolo delle convinzioni limitanti.

Le convinzioni limitanti sono anche esse localizzate a livello inconscio (nella stanza dei bottoni)   sono attivate dalle impressioni sensoriali e a loro volta condizionano la percezione, creando un circolo vizioso.

Le convinzioni limitanti sono frasi dichiarative che non hanno attinenza con l’esperienza ma sovente la deformano o la generalizzano in modo grossolano.

Le convinzioni limitanti sono sovente mutuate dalla famiglia, dai condizionamenti ambientali e spesso sono luoghi comuni. Ogni convinzione limitante opera una chiusura e una forma di separazione, come un etichetta precostruita appiccicata addosso che riduce il nostro potere personale o un anatema energetico che attiva a sua volta impressioni distruttive.

Le convinzioni limitanti crescono con i falsi consigli del giudice interiore, prosperano nella rigidità e nel dogmatismo astratto.

Esistono convinzioni limitanti individuali e collettive e alcune sono entrate subdolamente nel nostro sistema di credenze.

Nell’ambito della medicina, ad esempio, molti medici hanno dimostrato – in perfetta risonanza con le scoperte della fisica quantistica – che esami strumentali, oggettivi e di laboratorio possono cambiare anche grossolanamente a seconda del nostro stato d’animo, dei pensieri sui quali siamo sintonizzati e della nostra energia…Eppure la credenza limitante che l’uomo sia un sistema chiuso e statico, come una macchina che si può misurare e alla quale si possono cambiare o sostituire dei pezzi, permane imperterrita.

Per superare le convinzioni limitanti dobbiamo imparare a darci dei permessi.

Il permesso è una meravigliosa energia semplice e immediata che il nostro inconscio conosce bene, un retaggio del nostro sé bambino spontaneo, capace di desiderare, essere appassionato e autenticamente volere.

Se un impressione – ad esempio – mi seduce sul giudizio o sulla presunzione, posso darmi il permesso a tutti i livelli di essere semplice e comprensivo, oppure leggero e aperto alla cooperazione.

Se ci concedessimo il permesso di guarire, di essere felici, di perdonarci, di stare bene o di essere sicuri e semplici nel nostro percorso quotidiano le cose andrebbero molto diversamente….

Ogni intenzione è un permesso che ci diamo.

Mentre il nostro piccolo, rigido e falso sé strutturato ci porta a identificarci nelle impressioni e a farci scazzottare da esse come un pugile, il nostro Sé superiore è sempre pronto e disponibile ad aiutarci a cambiare punto di vista, a operare una “conversione” se gli diamo il permesso.

I permessi sono appannaggio del nostro conscio.

Il conscio non serve a un granché, non sa fare pressoché nulla però ha il delicatissimo compito di vigilare sul sistema di permessi e di proibizioni.

Nell’infinito universo di variabili che la vita ci offre è il conscio che può operare una distinzione e lasciarci il diritto di connetterci su un’intenzione, anziché soccombere sotto il peso di un emozione o di un impressione…

Ad esempio, se leggendo queste parole voi sentite irritati o infastiditi ….è solo consciamente che potete darvi il permesso di andare oltre queste impressioni e di accorgervi se per caso possono esservi utili in qualche modo…

Siccome le impressioni e le convinzioni limitanti abitano nella stanza dei bottoni dell’inconscio, che come tale non possiamo conoscere, è perfettamente inutili arrovellarsi in modo cognitivo per capire i perché e i per come ed è molto più utile e semplice darsi il permesso di accorgersi, di accedere alla connessione superiore dell’intuizione o della sensibilità e ….lasciare che questo permesso operi a qualche livello.

Se abbiamo una visione spirituale della vita e se crediamo che dentro di noi, da qualche parte esista un frammento eterno (anima, sé superiore, essere di luce o come preferite chiamarlo) è molto semplice fermarsi un attimo, sedersi su una sedia e fare qualche respiro profondo, mettersi la mano sul cuore o sul petto e dare il permesso a questa parte di noi di essere percepita, sentita e di trasmettere pace….

Provate! Sarà sorprendente.

È sempre attraverso il permesso che possiamo verificare – in mancanza di un operatore o di una strumentazione di biofeedback se le tecniche o gli esercizi che utilizziamo ci fanno effettivamente bene.

Se il permesso apre la porta, è l’intenzione che stabilisce la strada ed è molto importante ricordarci delle nostre intenzioni in tutto ciò che facciamo…

C’è sempre un livello sul quale è possibile operare nel qui ora.

C’è sempre un intenzione possibile se ci diamo il permesso di trovarla.

Anche a livello di pratica individuale o di gruppo è molto importante stabilire un intenzione perché l’intenzione ha una sua frequenza e restringe il campo delle possibilità e la probabilità di disperderci o di ritornare passivi.

Enti governativi e gruppi di persone, in Australia e altrove hanno già sperimentato il potere di queste connessioni focalizzate, concentrandosi ad esempio sulla sicurezza e assistendo in tempo reale ad una diminuzione della microcriminalità….

La portata di ciò che si può fare focalizzandosi autenticamente su connessioni superiori e concedendosi il permesso di farlo è enorme…. Perché non provare?

Vi auguro buone connessioni, e vi dò un arrivederci al prossimo 14 gennaio per l’ultimo incontro di questo ciclo.

 

 

 

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La legge di attrazione in pratica

Icalaml concetto di legge d’attrazione, per secoli appannaggio delle tradizioni esoteriche, è stato negli ultimi trent’anni ripreso a volte anche in modo semplicistico dai movimenti new age.
Alla luce delle meravigliose scoperte recenti della fisica quantistica si può finalmente fare un po’ di chiarezza su questo concetto.

Base della legge d’attrazione è che si “attira” l’energia che si produce.

È semplicemente un fenomeno di risonanza energetica, come un diapason che si mette a suonare se un altro diapason vicino accordato alla stessa frequenza, sta suonando.

Le prime considerazioni sulla legge d’attrazione ci rimandano dunque a considerare l’enorme importanza e responsabilità contenuta nelle emozioni che sentiamo, nelle valutazioni che facciamo, nei sentimenti e nei pensieri che proviamo…

La consapevolezza di questa dinamica ha spesso prodotto una pericolosissima trappola, andando a risuonare su un moralismo deteriore e sulla rigidità etica tipica della cultura cattolica e più in generale del dogmatismo religioso: la censura.

Censurare le proprie emozioni, i sentimenti o i pensieri non cambia la loro frequenza, anzi la potenzia. È un po’ come ascoltare Radio Dj e affermare continuamente che si sta ascoltando Radio Capital: chi ci sta vicino si accorge ancora di più di cosa stiamo realmente ascoltando.

Le cose a cui resistiamo, diventano più grandi e potenti.

Il nostro inconscio è naturalmente esperienziale e si oppone alle sciocche ipocrisie della mente conscia. Provate a chiudere gli occhi e sforzatevi di NON vedere un pomodoro… e lo vedrete. Sforzatevi di dormire e vi sveglierete, perché le NON esperienze sono una congettura, una astrazione della mente conscia che non ha riscontro nella vita reale che è quella che condiziona il molto più potente inconscio.

La censura è quindi inutile e dannosa.

Un saggio prete cattolico, Anthony De Mello, in un suo divertente libro affermava stupito che in confessionale i preti parlavano solo di sesso e le prostitute solo di Dio… I concetti che rispettivamente negavano e censuravano.

Per mettere in moto la legge di attrazione quindi, non è sufficiente “simulare” una frequenza, bisogna viverla realmente.

Se io continuo a ripetere e ripetermi che voglio l’abbondanza e la prosperità ma intimamente risuono su una vibrazione di paura e scarsità, continuerò ad entrare in risonanza con la scarsità e ad attirarla nella mia vita.

Se io mi ripeto che voglio amare ed essere amato, ma intimamente risuono su pretese e bisogni, continuerò ad attirare tali energie…

Non è sufficiente compilare tanti foglietti o ripetersi continuamente dei mantra per cambiare le proprie frequenze, serve un esperienza più profonda.

Come fare?

In primo luogo occorre attivare la meravigliosa energia della presenza e della consapevolezza.

Renderci conto di cosa stiamo realmente attirando adesso.

Emozioni, pensieri e sentimenti non sono colpe: accadono.

Accorgersi di ciò che accade e accoglierlo fiduciosamente continuando a mandare amore a noi stessi è un atto di grande impatto energetico.

Se invece di censurare le mie emozioni e i miei pensieri, li riconosco come tali, li osservo e cerco di non identificarmi in essi, l’energia che sto creando ( e quindi attirando) è di consapevolezza.

Colpevolizzarsi per i propri pensieri e sentimenti è inutile e sciocco perché oltre a non servire a nulla ci fa risuonare su frequenze di autogiudizio e giudizio e ci fa attirare tali frequenze….

Iniziando a praticare la presenza nel qui e ora e la consapevolezza, ci accorgeremo di tutte le inutili energie che come degli automi stavamo producendo e potremo festeggiare per questo, scegliendo poi eventualmente di mettere in discussione le coenel2nvinzioni e i valori limitanti…

Questo è l’unico, piccolo lavoro che può fare la nostra mente conscia. Il 93 per cento di tutto quello che è il nostro essere è governato dall’inconscio, ma quel piccolo 7 per cento rappresentato dal conscio stabilisce cosa e come governare. Ad esempio SCEGLIERE  di stare in presenza fiduciosa durante un emozione, pur sentendo l’emozione. E’ il libero arbitrio – se vogliamo vederlo così –  che richiede una partecipazione razionale e un elemento di  attesa e di scelta che frustri l’ego e al tempo stesso crei una condizione di alchimia  e di trasformazione energetica.

Il secondo passo per attivare l’enorme potere della legge d’attrazione è nutrirsi di stimoli, idee, contenuti, esperienze e persone che sono su questo cammino da più tempo e che naturalmente e spontaneamente possono farci da coach…

Stare vicino a tali persone aiuta perché sono dei ripetitori energetici potenti. E lo sono solo perché hanno praticato molto. Mi raccontavano ad esempio degli amici in questi giorni, di come è stato piacevole l’incontro con Sogyal Rinpoche e di come è stato facile in sua presenza mantenere la mente sgombra…Queste persone sono ovunque intorno a noi, alcune più conosciute e altre meno. Si riconoscono perché non si prendono troppo sul serio, cercano sempre il positivo, sono generalmente spontanee, soddisfatte e hanno entusiasmo in quello che fanno.

Bisogna evitare come la peste di mitizzarli o di cadere nel dogmatismo che genera censura, magari un ripetitore di energia positiva può essere il vostro panettiere o il gommista…

Con l’aiuto di queste persone, terapisti, associazioni gruppi e frequentazioni in risonanza tutto diventa più semplice.

Se voglio attivare la legge d’attrazione senza cambiare una virgola nella mia vita, senza fare spazio a cose nuove, e senza rivedere le mie convinzioni, sono come uno che vuole cambiare canale senza usare il telecomando: continuerò per forza a vedere lo stesso programma!

Contemporaneamente a questo secondo passo bisogna fare attenzione ai tanti produttori di energie inutili e dannose che ci sono in giro. Magari sono vicino a noi, magari sono famigliari o parenti e bisogna prestare molta attenzione nel non giudicarli, perché altrimenti entriamo in risonanza con l’energia del giudizio e dell’insoddisfazione e ….attiriamo risonanze sgradevoli.

Per far questo ci vuole autonomia, lasciare agli altri il diritto di essere come sono, molta ironia e….la capacità di difendere i propri spazi sacri e le proprie nuove intenzioni anche rompendo degli schemi, come ad esempio scegliendo di non nutrirsi troppo di televisione, giornali, brontolii politici, populismi da social network e similari…

La domanda che in qualsiasi momento può farci riflettere sull’energia che stiamo attirando è molto semplice: Che cosa sento in questo momento? Come sto? Sono soddisfatto? Mi sento al posto giusto al momento giusto?

L’ultimo passo per attivare alla grande la legge di attrazione è ricordarsi di cosa ci piace e di cosa ci appassiona.

La passione, l’emozione, il piacere sono energie molto potenti, come la gioia, la motivazione e l’entusiasmo.

Molte volte ci siamo talmente identificati nel brontolio, nell’auto commiserazione, nell’insoddisfazione e nel vittimismo da esserci dimenticati quali sono le nostre passioni e le nostre abilità.

Prendere in mano un pennello, disegnare, suonare uno strumento, praticare uno sport, esplorare mondi sconosciuti con la lettura, cucinare una prelibatezza, rotolarsi nell’erba e chissà quante altre meravigliose cose…possono essere i primi switch per iniziare ad attirare nuove energie e con esse nuove intuizioni, nuove relazioni e cooperare per un mondo migliore.

 

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Dall’impressione all’intenzione

piantaIn un percorso di crescita e orientamento delle energie personali è fondamentale il graduale passaggio dall’impressione all’intenzione.

Le impressioni colpiscono i nostri sensi come un pugile l’avversario, attivando in continuazione processi fisiologici, dinamiche inconsce e convinzioni limitanti e rendendoci schiavi del processo di identificazione che ne deriva. Abituandoci a farci impressionare da cose, situazioni, eventi che vediamo, udiamo e percepiamo, perdiamo progressivamente il focus sul mondo interiore e sulle sue risorse e diventiamo passivi rispetto alle molteplici suggestioni che arrivano dall’esterno.

Queste impressioni che ci colpiscono come cazzotti, arrivano da ovunque: televisione, internet, giornali, parole, sguardi, situazioni e relazioni quotidiane, lavoro, spostamenti nel traffico caotico, ritmi elevati.

Quando i nostri sensi non sono colpiti da fonti esterne, molte volte le impressioni le produciamo da soli per mezzo di uno sterile dialogo interno o attraverso pensieri compulsivi e inutili che ci portano fuori dal “qui e ora” e attivano ormoni e fisiologia in una danza psico emotiva stressante e ammorbante. Gli studi sull’intelligenza emotiva hanno confermato che maggiore è la tendenza a farsi impressionare, minore è la capacità di connettersi con le proprie intuizioni e fare scelte oculate e vincenti.

Le impressioni sono come i flash di tante macchine fotografiche che continuano a luccicare dopo aver chiuso gli occhi o come le sensazioni di un film thriller nel quale ci identifichiamo che continuano a farci sentire l’adrenalina anche dopo essere finito…

Più siamo impressionati meno siamo creativi: le impressioni ci danno un sacco da fare per gestirle e per gestire le conseguenze fisiologiche che producono nel nostro corpo attraverso i vari ormoni e neuro trasmettitori messi in circolazione.

Più ci lasciamo impressionare meno possiamo sviluppare la nostra autostima, la comunicazione efficace e la gestione delle emozioni perché l’impressionabilità produce insicurezza, mancanza di autonomia e disordine energetico.

Le impressioni non sono qualcosa di sbagliato perché sono naturali. I nostri sensi – che rispetto a molti altri animali sono limitati e grossolani – non possono smettere di ricevere e trasmettere degli impulsi: sta a noi imparare a modificare il significato che gli diamo, imparare a depotenziarli e prenderli meno sul serio…

Per uscire dal vortice delle impressioni è importante incominciare a portare attenzione sulle intenzioni profonde interiori.

Le intenzioni riflettono le motivazioni e i desideri profondi della nostra natura. Così come le impressioni arrivano dall’esterno e si accavallano confuse, le intenzioni profonde si scoprono e si consolidano nella quiete, nella presenza e nel lavoro su di sé. Questo genere di intenzioni può diventare lo sfondo sul quale lasciar decantare le impressioni sensoriali che la nostra percezione ci propone.

Se scopro un’autentica intenzione di pace e serenità sarà più semplice lasciare andare le impressioni che la vita quotidiana mi procura che vanno nella direzione opposta, come le tante occasioni di ansia, preoccupazione o controllo.

Le intenzioni profonde sono un balsamo per i momenti difficili della vita in cui situazioni ed eventi esterni ci propongono in continuazione impressioni negative….

La capacità di “stare dentro” le impressioni negative senza farsi condizionare da esse e riuscendo a mantenere vive le intenzioni profonde è un atto di presenza mentale che trasforma alchemicamente il dolore in consapevolezza.

Da un punto di vista energetico è impossibile “risuonare” contemporaneamente su impressioni e intenzioni. O si vibra sulla frequenza delle impressioni e si attirano energie disordinate corrispondenti, o si vibra sulle intenzioni attirando sincronicità in risonanza.

Le intenzioni e la loro energia non si scoprono nella mente. Le intenzioni mentali spesso sono prodotte dal falso sé e lastricano la strada che conduce agli inferni personali come illustra saggiamente un vecchio proverbio.

Per distinguere vere e false intenzioni basta osservare se sono raggiungibili immediatamente nel qui e ora. Le intenzioni profonde nascono nel cuore, sono quelle che permettono di placare la mente e osservarla senza giudizio come un testimone neutrale, sono quelle che riescono a stoppare l’associazione a delinquere rappresentata da mente e pancia, perché placano tanto la razionalità fredda quanto la visceralità incontrollata.

Queste intenzioni profonde appartengono alla nostra natura spirituale e alla nostra anima e possono essere riscoperte e svelate sempre meglio con l’allenamento e la graduale disintossicazione dalle impressioni.

È come sentire una musica meravigliosa di sottofondo in mezzo al frastuono di una discoteca. Sino a che non calerà il frastuono esterno sarà difficile accorgersi della musica.

In ogni istante della vita possiamo attivare un’intenzione che ci aiuti a rimanere più lucidi e sereni, come ad esempio un intenzione di chiarezza, di pace, di cooperazione o di fiducia.

Non esistono intenzioni di serie A o di serie B e molte intenzioni “piccole” ci permettono di scoprirne altre più profonde…

L’intenzione non è un attività, ma lo sfondo delle cose che facciamo.

Se sullo sfondo c’è pace sarà più difficile andare in stress o farsi impressionare, se sullo sfondo c’è un intenzione di armonia sarà più difficile abboccare a provocazioni o aggredire.

Se sullo sfondo c’è una reale intenzione di  fiducia sarà più difficile farsi prendere da sconforto e scoraggiamento.

Mantenere il focus sulle intenzioni è un atto di umiltà e fiducia nell’Universo, nella Vita o in Dio (a seconda di come si voglia chiamare)…perché è manifestare la scelta di non abboccare alla seduzioni della mente e delle sue menzogne.

L’intenzione è un potente antidoto per ristrutturare il dolore, guarire dalla paura ed essere più felice, perché aiuta a non ristagnare nella percezione sgradevole e portare l’attenzione sul “quindi?” quando accadono le cose e ci impressionano…

 

 

 

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Nuova Fisica e nuova Medicina

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L’osservazione dei fenomeni delle scienze naturali ha da sempre condizionato i modelli di pensiero, di comportamento e di ricerca degli esseri umani. Medicina, biologia, filosofia, psicologia e religione come tante altre discipline e pratiche, sono state influenzate nel corso dei secoli dalla fisica e dalle sue leggi che via via andavano a modificarsi con l’avvento di nuove scoperte e consapevolezze.

Nei tempi antichi, una conoscenza grossolana e superficiale delle leggi della natura, corrispondeva ad un approccio altrettanto grossolano, poco razionale e superstizioso di interpretazione della realtà circostante. La rivoluzione copernicana e l’ondata di razionalità dell’illuminismo hanno condizionato alla rovescia, specie nella civiltà occidentale i modelli di comportamento e di pensiero andando via via a separare l’ambito scientifico da quello spirituale e filosofico…

Le straordinarie scoperte della fisica quantistica e le conseguenze pratiche dei nuovi modelli, stanno attualmente ribaltando completamente il modo di leggere e interpretare la realtà.

Si potrebbe dire che ad ogni Fisica corrisponde una medicina, una lettura della biologia, una psicologia, una filosofia, un modo di esprimere la spiritualità e tutta una serie di schemi di interpretazione della vita.

In questi tempi stiamo vivendo una fase di transizione, un graduale passaggio tra due modalità completamente differenti che io reputo di portata epocale, pari se non superiore alla rivoluzione copernicana, in termini di conseguenze e possibilità.

Siamo ancora profondamente inseriti nei modelli della Fisica Meccanica fatta di FORZE, di OGGETTI e di SEPARAZIONE tra gli oggetti.

La medicina è intrisa di tali modelli: l’alternanza salute – malattia è vista come gioco di forze.

La malattia è il “male”, brutto e cattivo, che deve essere scacciato dalle pratiche “buone” della chirurgia e della farmaceutica.

Le cause delle malattie sono prevalentemente ricercate nella dimensione materiale (oggetti) negli squilibri chimici causati dall’incepparsi (separazione) di meccanismi e automatismi, nella rottura di giochi di forze o nell’ineluttabilità della genetica.

La lettura di tali cause considera l’uomo passivo di fronte a questi eventi e delega ad una “casta” di esperti il ruolo di salvatori (“dottore, mi dica cos’ho e cosa devo fare”).

I nuovi modelli della Fisica Quantistica parlano di risonanze, di onde, di equivalenza tra materia ed energia e di campo quantico universale all’interno del quale non esiste separazione tra gli oggetti o se esiste è apparente, di percezione capace di influenzare la genetica e il DNA.

Per tali modelli la malattia è intesa come una mancanza di risonanza armonica tra molteplici componenti sottili come il pensiero, l’emozione, il sentimento, l’intenzione che influenzano la realtà chimica/energetica dell’organismo e dell’ambiente cellulare.

La lettura delle cause e delle concause mette in primo piano il ruolo attivo del paziente nei processi di malattia e di guarigione, l’importanza dei suoi pensieri, delle sue convinzioni, delle percezioni, di sentimenti e emozioni…

Per tale lettura la malattia può essere persino una componente (per quanto sgradevole) dell’evoluzione, un opportunità per riconoscere e modificare le energie sottili che si producono.

Se per la fisica (e la medicina) delle forze e della separazione la dimensione materiale è prioritaria, per la fisica (e la medicina) delle risonanze è esattamente il contrario.

Più un energia è immateriale, più è forte e la stessa materia non è altro che un onda “collassata” e cioè vibrante ad una frequenza inferiore capace di essere colta dai nostri sensi…

L’avvicinarsi tra scienza e spiritualità che è una logica conseguenza dei nuovi modelli della fisica ci aiuta a comprendere le metafore contenute nei libri sacri, come ad esempio il Vangelo in cui Gesù sosteneva che “non è quello che entra nell’uomo che inquina l’uomo, ma quello che esce dal suo cuore: pensieri, intenzioni, ecc”

Gesù forse conosceva la Fisica quantistica?

La conoscevano per caso gli antichi buddisti mahayani nel sostenere che “la realtà esiste solo dove la mente porta la sua attenzione”?

Gesù poteva sapere che migliaia di anni dopo si sarebbe studiato il campo magnetico del cuore umano e dimostrato essere 5000 volte più potente di quello del cervello, con un estensione tale da condizionare l’ambiente energetico sino a sette metri di distanza?

Diventando consapevoli del nostro ruolo di creatori della realtà circostante, cambia totalmente il concetto di “prevenzione” che non riguarda più soltanto la dimensione grossolana e materiale ma soprattutto quella sottile e impalpabile.

Accorgendoci che pensieri, emozioni, sentimenti, intenzioni e convinzioni condizionano inesorabilmente sia la nostra realtà biologica che quella esterna, possiamo imparare ad esercitare la miglior forma di prevenzione per vivere più a lungo e meglio…

Riconoscendo la nostra forza e il nostro potere personale, non abbiamo più bisogno di mettere i santi o i maestri su un piedistallo, perché ciò che hanno fatto loro lo possiamo fare anche noi. Le guarigioni dei vangeli, degli atti degli apostoli e i tanti “miracoli” documentati dalla storia della spiritualità alla luce della Fisica quantistica sono semplicemente dei modelli di risonanze armoniche molto potenti, possibilità dell’energia di cui facciamo parte.

E come diceva Einstein:

“Tutto è Energia e questo è tutto quello che Esiste. Sintonizzati alla frequenza della realtà che desideri e non potrai fare a meno di ottenere quella Realtà. Non c’è un’altra via. Questa non è filosofia. Questa è Fisica.”

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Costruire vibrazioni coerenti: allineare mente, pancia e cuore

enel2Le scoperte della fisica quantistica e le loro conseguenze  possono determinare un epocale cambiamento nel modo di percepire e interpretare la realtà che ci circonda, una sorta di “ribaltamento”  di significati. Mentre la fisica classica era basata sulle forze, sugli oggetti  e sulla separazione, la nuova fisica parla costantemente di risonanze, connessioni   e relazioni sottili. Anche per ciò che riguarda il termine “coerenza” , siamo abituati a leggere la parola come una manifestazione di forza (di volontà) e di linearità.

In questo caso, invece, la coerenza è una vibrazione semplice e  morbida, una forma di adattamento spontaneo alle esigenze del momento senza sforzo. I bambini ad esempio producono vibrazioni coerenti.

Una vibrazione coerente è in risonanza armonica con le vibrazioni che la circondano. Ad esempio, in un orchestra, la musica prodotta dai differenti strumenti crea un insieme coerente e armonico.

Per costruire vibrazioni umane coerenti occorre onestà e capacità di osservazione.

Tale onestà e presenza si costruiscono passo dopo passo a forza di  riconoscere  le percezioni limitanti, accorgersi delle seduzioni della mente e del falso sè e stanare le moltissime convinzioni limitanti che costringono la nostra energia.  L’autosabotaggio è un processo insito nell’uomo: avendo capito e riconosciuto che l’unicità dell’io è un ILLUSIONE  ed essendoci accorti della molteplicità dell’io,   è inevitabile accorgersi che esistano gli autosabotaggi.

Se una parte di me decide una cosa, ad esempio che mi rimetta in forma, tutte le altre parte di me che sono ABITUATE agli schemi  e ai modelli del mio attuale stato di NON-forma (ad esempio la parte che ama mangiare e bere, la parte che ama oziare eccetera…) si ribelleranno a questa decisione: è perfettamente naturale.

Questi piccoli e grandi autosabotaggi sono presenti in ogni nostra abitudine, in ogni automatismo acquisito: il percorso che faccio per andare a casa, il ristorante dove mangio, la palestra che frequento, la gestione dei miei piccoli riti quotidiani…

Ogni cambiamento, ad esempio lo spostamento della palestra che frequento ad un altro indirizzo , è inevitabilmente vissuto come destabilizzante e fastidioso e l’energia che produrrò in seguito a queste vibrazioni dissonanti contribuirà facilmente a creare una sincronicità sgradevole, come ad esempio la difficoltà a trovare parcheggio piuttosto che il ritardo dell’autobus…

Un aiuto per costruire vibrazioni coerenti in questo caso è dunque quello di osservarsi e cercare nel limite del possibile di limitare al massimo le abitudini e sopratutto depotenziare le inevitabili resistenze  che insorgeranno quando le nostre aspettative saranno frustrate….

Le aspettative infatti sono TUTTE convinzioni limitanti, automatismi che tendono a replicare nel futuro qualcosa di già sperimentato, cristallizzazioni più o meno evidenti della nostra energia…

Come depotenziare queste resistenze? Innanzitutto con l’ironia e l’auto ironia, osservarle, vederle insorgere, sentire le emozioni che producono in noi e lasciarle andare sorridendo loro e continuando ad amare noi stessi.

Prendersela con se stessi  per il fatto di vivere qualcosa di perfettamente naturale è infatti inutile oltre che dannoso!

Il secondo fondamentale passo per creare vibrazioni coerenti è accogliere quello che “passa” nel presente.

Esiste una differenza fondamentale tra pensiero positivo “magico” e cioè che censura le vibrazioni del presente e pensiero creativo autentico, e cioè che ACCOGLIE le vibrazioni del presente e  le accetta o perlomeno ne è consapevole…

Se io ad esempio sono agitato, preoccupato o arrabbiato e mi ripeto come una machinetta  che “sono felice e in pace”, sto semplicemente negando il presente e se misuro la mia coerenza ( ad esempio misurando la mia variabilità cardiaca che ne è uno specchio affidabilissimo) la troverò certamente molto scarsa e scoprirò faciclmente uno stato di stress…

Se io  – NELLE STESSE CONDIZIONI  – accetto lo stato presente e affermo la mia INTENZIONE di essere felice e in pace, magari utilizzando le stesse parole, la mia cooerenza sarà certamente superiore…

Per costruire vibrazioni coerenti , inoltre, è indispensabile riconoscere  e depotenziare le sovrastrutture  dell’ego (falso sè) e cioè quelle maschere e quei “ruoli” che ci siamo cuciti addosso come una seconda pelle, proprio perché incompatibili con una reale  intenzione di presenza nel qui e ora.

Tali sovrastrutture possono insinuarsi  facilmente anche nei modelli apparentemente “positivi”.

Mi è capitato più volte, ad esempio, di monitorare la coerenza e la variabilità cardiaca di terapeuti, insegnanti di yoga, eccetera e riscontrare una scarsa coerenza dovuta anche in questo caso alle aspettative e convinzioni precostruite (del tipo “sono un terapeuta per cui DEVO stare certamente bene ed essere equilibrato”) …

Una concausa di questo tranello è da ricercarsi nella cultura deresponsabilizzante della “normalità” che ci ha insegnato a costruire il mito dell’eroe, del santo o del guru che deve essere perfetto a tutti i costi per poterci permettere di NON seguirlo e rimanere nella mediocrità in quanto modello irraggiungibile…

In questo caso , tuttavia, per chi è realmente abituato a praticare tecniche ed esercizi che facilitano la coerenza è sufficente un po’ di autoironia,  accorgersi delle sovrastrutture e prendersi un po’ meno sul serio, osservare e sentire quello che accade nel “qui ora”  per ritrovare facilmente una condizione di centratura.

La chiave per allenarsi a costruire energia coerente è ricordarsi il ruolo centrale del cuore e del sentimento.

Se l’emozione (la pancia)  è viscerale e passionale e facilmente può assumere caratteristiche psicofisiche e biologiche di emergenza e se il pensiero razionale  (la testa) tende ad  arenarsi in una dimensione di freddezza e separazione che porta sofferenza, l’energia del cuore  può fungere da mediatore tra queste dimensioni e aiutarci a ritrovare facilmente fiducia,  benessere e mettere le basi per costruire sincronicità positiva.

Un efficissimo strumento per favorire questo processo è la respirazione diaframmatica.

Seduti con i piedi ben piantati a terra e paralleli tra loro, con la schiena diritta, il mento rientrante e i muscoli rilassati, si comincia a inspirare gonfiando la pancia e contando sino a tre-quattro, si fa uno stop in apnea contando uno-due, si espira in modo liberatorio (né forzato nè trattenuto) contando sino a tre-quattro e si fa un secondo stop da “vuoti” contando uno-due. Per i primi otto – dieci giorni è sufficente praticare 5-7 minuti di questa respirazione semplicemente contando, per evitare le intromissioi mentali.

Dopo un paio di settimane si può passare ad una  seconda fase in cui la fase di inspirazione e il primo stop sono identici, mentre la fase di espirazione può diventare più “costruttiva”, ad esempio immaginando che dal plesso solare o dal centro del petto  durante l’espirazione “escano” da noi come energia le nostre intenzioni visualizzandole come la luce di un faro che si diffonde in tutte le direzioni , o ripetendo – sempre nella fase di espirazione –  semplici  intenzioni come “parole” magari immaginando che escano da noi , dal nostro cuore composte di  lettere colorate ….

É bene limitarsi ad affermazioni semplici e non troppo strutturate, nella forma più diretta possibile (ad esempio è meglio ripetere “sono guarito” piuttosto che “voglio guarire”) o anche semplicemente una singola parola (“luce”, “chiarezza”, “guarigione”, “pace”, eccetera) ricordandoci che ovviamente non esiste una didatiica rigida in questo senso  e che ciò che realmente determina la qualità delle risonanze che produciamo è la frequenza, prodotta dall’allineamento di mente, pancia e cuore e non la “forma”.

Sarà la nostra stessa meravigliosa creatività a suggerirci come “colorare” il nostro esercizio di respirazione quotidiana nella maniera più opportuna, arrivando lentamente a costruire un positivo automatismo di guarigione che farà bene a noi e a chi ci circonda…

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Vibrazioni e cocreazione

Ecco le slide del primo incontro tenutosi all’ARCIrcoloVizioso  lo scorso 7 aprile…..

Vibrazioni

Il prossimo incontro si terrò domani, martedì 21 aprile

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Trasformare il mondo …da dentro

Nel nostro percorso qfarokryuotidiano, spesso vorremo trasformare o cambiare alcuni aspetti dolorosi della realtà che sperimentiamo e percepiamo con i nostri sensi.

È naturale e comprensibile perché si fatica… Dal traffico caotico ai conti per arrivare a fine mese, dalle relazioni famigliari a quelle lavorative o affettive, dagli acciacchi di stagione agli eventi improvvisi e dolorosi, la realtà quotidiana ci “bersaglia” costantemente con elementi di preoccupazione, sorpresa e disagio e di conseguenza pensieri , emozioni e sentimenti   che “impressionano” i nostri sensi come i flash di mille macchine fotografiche che ci circondano da ogni parte.

La reazione più comune di fronte a queste impressioni è identificarsi nelle situazioni che le hanno provocate (e nei pensieri, emozioni e sentimenti che le accompagnano) e “subirle” lamentandoci o amareggiandoci.

Vorremmo cambiare questa realtà, ma non sappiamo come fare e cosa fare, e questo ci frustra ancora di più…

La tradizione spirituale, le scoperte della fisica quantistica moderna e alcune recenti teorie scientifiche, concordano nel proporci un radicale cambiamento del punto di vista per affrontare questa situazione: trasformare la realtà partendo da dentro di noi.

Tutte le tradizioni spirituali concordano nel definire “risvegliato” l’uomo che diventa consapevole del proprio potere personale che si esprime nell’essere presenti, nel vivere il “qui e ora” e ciò che accade senza interpretarlo, valutarlo e analizzarlo e soprattutto senza far si che la mente e il sofisticato sistema neurovegetativo, ormonale e psico emotivo, distorca la nostra percezione e ci trascini in uno stato di stress e di emergenza.

L’uomo risvegliato è presente. È consapevole di ciò che accade mantenendo la capacità di osservarlo dal di fuori, è cosciente del pericolo dell’identificazione.

La prima nobile verità del buddismo è la consapevolezza della sofferenza come via per liberarsene, il vangelo ci ricorda che raccogliamo ciò che seminiamo e che ci sarà dato ciò che già abbiamo…Queste metafore spirituali ci invitano a riflettere sul grande potere racchiuso nell’energia che produciamo, sotto forma di emozioni, sentimenti, pensieri, aspettative e convinzioni.

La fisica moderna ci ha insegnato che l’osservazione della realtà e anche la semplice partecipazione ad essa la condiziona e la trasforma. Molti scienziati sono arrivati a sostenere – in perfetta risonanza con le tradizioni spirituali – che l’energia prodotta dagli esseri umani entra nel “campo energetico collettivo” e lo condiziona.

Secondo la teoria di un biologo di fama internazionale, Rupert Sheldrake, il nostro dna opera dentro di noi perché collegato a livello subatomico con un “campo morfico” relativo alla specie umana che è in costante aggiornamento a seconda delle esperienze e dei contributi che ogni essere umano apporta ad esso…

Abbiamo tutti un enorme responsabilità in questo senso!

Il mio umore, le mie aspettative, il mio livello di soddisfazione, il mio stato di stress o di pace e centratura sono sottili energie che condivido con il mondo e che in qualche misura lo trasformano. Questo vale per me, per te, per tutti.

Come fare?

La prima cosa da fare è imparare a non identificarsi nelle cose, consapevoli che le energie prodotte a seguito della nostra identificazione le condizionano e le “peggiorano”.

Un conto è dire ad esempio: “Sono angosciato perché sono senza soldi” e un altro conto è dire “Mentre inspiro sono consapevole del pensiero di angoscia che passa attraverso di me , mentre espiro lo lascio andare e creo pace, serenità e abbondanza”

È la presenza, è una questione di allenamento , è la consapevolezza che depotenzia i problemi a crea i presupposti per risolverli.

Il secondo punto è passare dal fare all’essere.

La legge di gravità fa cadere i corpi verso il basso. La linfa delle piante sale verso l’alto vincendo la legge di gravità. La prima legge non viene annullata, è la seconda legge che è più forte. Allo stesso modo l’energia creativa e potente che nasce dentro di noi è in grado di modificare, trasformare e “vincere” altre leggi che “sembrano” governare il mondo che ci circonda. Mai nel vangelo Gesù attribuisce a se stesso un miracolo.

“È la tua fede che ti ha guarito” dice alla donna che si fa largo per toccargli il mantello.

L’idea di un dio super-eroe che ci toglie le castagne dal fuoco se ci comportiamo bene è un idea sciocca, infantile e semplicistica. È l’energia potente dell’essere che nasce da dentro che compie i miracoli.

Per attivare questa energia occorre scegliere di orientarsi sull’essere.

Fermare il movimento esterno e le sue  impressioni e attraverso la respirazione, la meditazione, la preghiera (intesa come espressione passionale della propria volontà) e la visualizzazione costruire uno stato di coerenza energetica che da dentro si irradia verso l’esterno.

Questo processo potente legato all’essere cambia totalmente la qualità del fare, perché si attiva l’intuizione, il cervello emotivo è ben ossigenato, gli ormoni si ordinano e si è molto più lucidi nelle scelte.

In questo modo il fare diventa conseguenza dell’essere come è implicito nell’ordine naturale delle cose. (Un melo fa le mele perché è un melo)

Che ci piaccia o no, le nostre energie condizionano il mondo.

Se sono energie passive, condizionate dalle impressioni che subiamo lo condizionano in modo disordinato.

Se sono energie attive e concentrate, che partono realmente da dentro, lo condizionano in modo equilibrato e lo guariscono.

Se sono attive e concentrate da un gruppo di persone consapevoli diventano ancora più potenti ed efficaci.

È per questo che vogliamo creare un gruppo di produzione di energia concentrata e coerente che si ritrovi periodicamente anche solo mezz’ora…per cominciare a trasformare veramente la realtà da dentro.

Chi fosse interessato scriva a info@oep3.com

 

 

 

 

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Riconoscere le convinzioni limitanti

cat“Tutti sanno perfettamente che una cosa è impossibile da realizzare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la realizza”      A. Einstein

Concludiamo questo ciclo di incontri sulla ricalibrazione delle percezioni con l’elemento più importante del percorso di “trasformazione”: le convinzioni. Le convinzioni sono alla base di pensieri, emozioni , sentimenti e relazioni; le convinzioni sono una costituente essenziale della nostra percezione.

Le convinzioni sono delle frasi dichiarative, sovente didascaliche, che descrivono pressappoco “come funziona il mondo”. La natura delle convinzioni è prevalentemente inconscia. Le convinzioni si formano e si creano attraverso un processo lento e costante di condizionamenti che inizia sin in tenera età da parte dei genitori e degli educatori e prosegue inesorabilmente rinforzato dalle nostre esperienze e percezioni quotidiane.

Ogni convinzione è una vera e propria “neuro associazione” più o meno forte, che si radica a livello fisico, biologico e sottile e diventa una sorta di “verità” personale, uno schermo attraverso il quale osservare e percepire la realtà.

Le nostre convinzioni condizionano l’identità, creando dei “filtri” sulla nostra percezione di “chi siamo”   e determinando la nostra autostima; influenzano i nostri valori, le capacità e i comportamenti…

Essendo profondamente radicate a livello inconscio, “ciò di cui siamo convinti” non ha nulla a che vedere con “ciò che ci piacerebbe credere” , “ciò che pensiamo ci farebbe bene credere” o “ciò di cui ci piacerebbe essere convinti”…

Non ci si può autoconvincere per dovere, per paura, in vista di un possibile risultato futuro o per “prova”. Come ogni dinamica inconscia, la convinzione è semplice, diretta, esperienziale e non è per nulla arzigogolata. La convinzione è una potente esperienza soggettiva (anche se spesso grossolanamente errata) e non una “teoria”.

Il “pensiero magico” che ha contraddistinto certe forme ingenue di new age, è una conferma sull’inutilità dell’auto convincersi. Se ad esempio ho paura in una determinata situazione e poiché ho letto qualche libricino sul pensiero positivo cerco di raccontarmi la favola “che va tutto bene” e di autoconvincermi su questo, non sto affatto ricalibrando la mia percezione ma la sto negando.

Tutto il pensiero magico è una negazione dell’adesso – anziché la sua accettazione – e spesso si esplicita con auto suggestioni del tipo “adesso mi passa…” o “non sta succedendo nulla” o buoni consigli del tipo “dai, non pensare a quello…” – “su non dire quelle cose” – “non ci pensare” eccetera….

Poiché il pensiero magico è un’azione della mente conscia, è molto probabile che il giudice interiore si intrufoli in questa goffa operazione di negazione del presente aumentando il carico emotivo con giudizi o auto giudizi del tipo “non devo pensare a questo” o “non ti devi arrabbiare “ e altre dinamiche simili che non fanno che aggravare la situazione….

Abbiamo già visto come la trasformazione alchemica che trasmuta la sofferenza in pienezza, consapevolezza e potere, passi attraverso l’accettazione del momento presente – qualsiasi cosa contenga – cercando di non identificarsi e portando l’attenzione su ciò che vogliamo realmente nell’adesso.

La prima grande trappola relativa alle convinzioni è proprio rappresentata dalla negazione, dalla censura, dal voler nascondere la sporcizia sotto il tappeto, temendo che possa “essere male” o possa “fare male” occuparsene.

Tra l’indugiare pessimisticamente in una situazione o un evento, identificarsi e eventualmente deresponsabilizzarsi e il “negare” ciò che accade, mettendo la testa sotto la sabbia come gli struzzi c’è un infinito ventaglio di potenzialità, tra cui la possibilità di mantenersi nel giusto mezzo, osservando – in modo il più neutrale possibile – ciò che accade,   rimanendo presenti e attivando la propria volontà (e la fiducia nella vita).

Sorella di questa trappola, è un’altra sottile forma di negazione che nasce dall’impazienza, dalla pigrizia, da un eccessiva visceralità o dalla paura di soffrire cambiando, travestita da un ingenuo ottimismo buonista. Molto spesso sentiamo che è necessario un cambiamento e crediamo che sia sufficiente “deciderlo” razionalmente per attuarlo, senza passare attraverso la fase di esperienza, lavoro su di sé e trasmutazione alchemica di cui abbiamo tanto parlato.

Le convinzioni limitanti sottintese in questo atteggiamento sono: la paura di mettersi alla prova (determinata da una scarsa autostima), la negazione della “contraddizione” e della dualità insita in ognuno di noi , l’illusione dell’unicità dell’io e una fiducia spropositata e arrogante nel potere della mente conscia. Il rischio grande è anche che – quando inevitabilmente gli automatismi della convinzione limitante si ripresenteranno – possa sopraggiungere l’altra convinzione trappola del fallimento o dello scoraggiamento.

La ricalibrazione più rivoluzionaria riguardo alle nostre convinzioni è proprio l’aprirsi ad un nuovo atteggiamento di scoperta, guarigione e cambiamento.

Accorgersi delle proprie convinzioni limitanti, riconoscere che ciò che “eravamo” non ci soddisfa più, andare a caccia di false credenze radicate in noi che limitano la nostra felicità e l’abbondanza è l’unico modo per crescere, diventare più grandi e portare cose nuove nella nostra vita!   Ogni volta che scopriamo uno di questi tranelli dovremmo comprare una bottiglia di champagne e festeggiare!!!

Anziché vivere come un fallimento, una colpa o una vergogna la presa di coscienza di una convinzione limitante, errata o inutile, possiamo riconoscere la straordinaria opportunità che c’è dietro questa consapevolezza e riconoscere che è l’unico modo possibile per modificare la realtà ( o meglio la nostra percezione di essa).

Non basta decidere di fare una torta più buona perché questo accada, occorre osare cambiare degli ingredienti!

Einstein sosteneva che una confutazione valeva più di mille conferme o approvazioni, perché la confutazione gli dava modo di accorgersi di aspetti nuovi o sconosciuti della questione mentre le conferme e approvazioni non aggiungevano nulla a ciò che già sapeva….

Tra le convinzioni che possiamo riconoscere e depotenziare da subito in noi ci sono tutti quei “virus mentali” che minano alla radice la nostra libertà e il nostro potere personale, come ad esempio “non me lo merito”, “non sono capace”, “non è possibile”, “non sono degno”….

Una domanda che spesso mi sento fare quando parlo di credenze è: come faccio a sapere che una mia convinzione è limitante? Se non me ne accorgo come posso scoprirlo?

La risposta è molto semplice e come spesso accade le cose semplici ci fanno paura o ci mettono in difficoltà perché siamo abituati alla complicazione….

La risposta è “osserva, ascolta e fai attenzione a come ti fa sentire questa convinzione”.

Che sensazione ti da l’idea di non essere capace a fare qualcosa? O di non meritare qualcosa? O di non esserne degno…?

Come ti fa sentire l’idea che un tuo desiderio sia impossibile da realizzare, che un tuo obiettivo sia irraggiungibile o che la felicità non possa fare per te?

Se impariamo ad essere più presenti e aperti ci accorgeremo molto facilmente dei momenti in cui offuschiamo il senso della felicità.

La felicità è un senso, il famoso sesto senso, perché non dipende da nessun tipo di situazione esterna ma dallo stato energetico – vibrazionale di presenza, apertura, motivazione e volontà che possiamo provare in un dato momento.

Quando siamo felici, la vita sta fluendo, le sincronicità si attivano in modo positivo, si creano connessioni, incontri, intuizioni….si coopera e si ha passione per la vita e per quello che la vita presenta.

La felicità è passione , espansione, apertura come quella che esprimono i bambini con il loro stupore, la loro capacità creativa, il loro sano ed erotico rapportarsi a ogni cosa.

Quando il senso della felicità si appanna o si ottunde, molto spesso è la vita che ci sta dando l’occasione per accorgerci di qualche convinzione limitante, di qualche freno o blocco che inconsciamente ci trattiene o ci limita.

È un po’ come provare a partire con i ceppi alle ruote e incavolarsi perché si sta fermi….

Quando l’infelicità bussa alle porta della nostra consapevolezza quasi sempre c’è una ghiotta occasione di riconoscere qualche convinzione limitante, trasmutarla, rimuoverla e diventare più grandi, ricchi e felici.

Basta aprirsi a questa possibilità, interrogarsi con semplicità e in modo non troppo cerebrale su quali convinzioni siano legate al momento presente, affermare la propria disponibilità a cambiare e ad avere un modello del mondo più ampio…

A volte ci accorgeremo che la voce che sta declamando la credenza limitante non è nemmeno la nostra ma magari di nostro padre, nostra madre, dell’insegnante delle elementari o di altre persone che ci hanno condizionato nell’infanzia…

Esercitando il potere della presenza e dell’attesa fiduciosa potremo stanare le convinzioni limitanti e iniziare a dubitare di esse.   Mettendo in dubbio queste convinzioni il loro potere pian piano si sgretolerà. Domande del tipo “ma sono proprio sicuro di non meritarmi questa cosa?” – “sono assolutamente certo di non essere capace?” – “sono proprio sicuro che il punto centrale della questione sia quello?” incominceremo lentamente a far affiorare il blocco delle credenze limitanti e un pizzico di volontà basterà per trovare prontamente delle alternative…

E rimanendo presenti, attenti e fiduciosi nell’adesso, ciò che è bene per noi ci verrà incontro.

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