Associazione Terradiluce

Benessere e consapevolezza nel qui e ora

La legge di attrazione in pratica

Icalaml concetto di legge d’attrazione, per secoli appannaggio delle tradizioni esoteriche, è stato negli ultimi trent’anni ripreso a volte anche in modo semplicistico dai movimenti new age.
Alla luce delle meravigliose scoperte recenti della fisica quantistica si può finalmente fare un po’ di chiarezza su questo concetto.

Base della legge d’attrazione è che si “attira” l’energia che si produce.

È semplicemente un fenomeno di risonanza energetica, come un diapason che si mette a suonare se un altro diapason vicino accordato alla stessa frequenza, sta suonando.

Le prime considerazioni sulla legge d’attrazione ci rimandano dunque a considerare l’enorme importanza e responsabilità contenuta nelle emozioni che sentiamo, nelle valutazioni che facciamo, nei sentimenti e nei pensieri che proviamo…

La consapevolezza di questa dinamica ha spesso prodotto una pericolosissima trappola, andando a risuonare su un moralismo deteriore e sulla rigidità etica tipica della cultura cattolica e più in generale del dogmatismo religioso: la censura.

Censurare le proprie emozioni, i sentimenti o i pensieri non cambia la loro frequenza, anzi la potenzia. È un po’ come ascoltare Radio Dj e affermare continuamente che si sta ascoltando Radio Capital: chi ci sta vicino si accorge ancora di più di cosa stiamo realmente ascoltando.

Le cose a cui resistiamo, diventano più grandi e potenti.

Il nostro inconscio è naturalmente esperienziale e si oppone alle sciocche ipocrisie della mente conscia. Provate a chiudere gli occhi e sforzatevi di NON vedere un pomodoro… e lo vedrete. Sforzatevi di dormire e vi sveglierete, perché le NON esperienze sono una congettura, una astrazione della mente conscia che non ha riscontro nella vita reale che è quella che condiziona il molto più potente inconscio.

La censura è quindi inutile e dannosa.

Un saggio prete cattolico, Anthony De Mello, in un suo divertente libro affermava stupito che in confessionale i preti parlavano solo di sesso e le prostitute solo di Dio… I concetti che rispettivamente negavano e censuravano.

Per mettere in moto la legge di attrazione quindi, non è sufficiente “simulare” una frequenza, bisogna viverla realmente.

Se io continuo a ripetere e ripetermi che voglio l’abbondanza e la prosperità ma intimamente risuono su una vibrazione di paura e scarsità, continuerò ad entrare in risonanza con la scarsità e ad attirarla nella mia vita.

Se io mi ripeto che voglio amare ed essere amato, ma intimamente risuono su pretese e bisogni, continuerò ad attirare tali energie…

Non è sufficiente compilare tanti foglietti o ripetersi continuamente dei mantra per cambiare le proprie frequenze, serve un esperienza più profonda.

Come fare?

In primo luogo occorre attivare la meravigliosa energia della presenza e della consapevolezza.

Renderci conto di cosa stiamo realmente attirando adesso.

Emozioni, pensieri e sentimenti non sono colpe: accadono.

Accorgersi di ciò che accade e accoglierlo fiduciosamente continuando a mandare amore a noi stessi è un atto di grande impatto energetico.

Se invece di censurare le mie emozioni e i miei pensieri, li riconosco come tali, li osservo e cerco di non identificarmi in essi, l’energia che sto creando ( e quindi attirando) è di consapevolezza.

Colpevolizzarsi per i propri pensieri e sentimenti è inutile e sciocco perché oltre a non servire a nulla ci fa risuonare su frequenze di autogiudizio e giudizio e ci fa attirare tali frequenze….

Iniziando a praticare la presenza nel qui e ora e la consapevolezza, ci accorgeremo di tutte le inutili energie che come degli automi stavamo producendo e potremo festeggiare per questo, scegliendo poi eventualmente di mettere in discussione le coenel2nvinzioni e i valori limitanti…

Questo è l’unico, piccolo lavoro che può fare la nostra mente conscia. Il 93 per cento di tutto quello che è il nostro essere è governato dall’inconscio, ma quel piccolo 7 per cento rappresentato dal conscio stabilisce cosa e come governare. Ad esempio SCEGLIERE  di stare in presenza fiduciosa durante un emozione, pur sentendo l’emozione. E’ il libero arbitrio – se vogliamo vederlo così –  che richiede una partecipazione razionale e un elemento di  attesa e di scelta che frustri l’ego e al tempo stesso crei una condizione di alchimia  e di trasformazione energetica.

Il secondo passo per attivare l’enorme potere della legge d’attrazione è nutrirsi di stimoli, idee, contenuti, esperienze e persone che sono su questo cammino da più tempo e che naturalmente e spontaneamente possono farci da coach…

Stare vicino a tali persone aiuta perché sono dei ripetitori energetici potenti. E lo sono solo perché hanno praticato molto. Mi raccontavano ad esempio degli amici in questi giorni, di come è stato piacevole l’incontro con Sogyal Rinpoche e di come è stato facile in sua presenza mantenere la mente sgombra…Queste persone sono ovunque intorno a noi, alcune più conosciute e altre meno. Si riconoscono perché non si prendono troppo sul serio, cercano sempre il positivo, sono generalmente spontanee, soddisfatte e hanno entusiasmo in quello che fanno.

Bisogna evitare come la peste di mitizzarli o di cadere nel dogmatismo che genera censura, magari un ripetitore di energia positiva può essere il vostro panettiere o il gommista…

Con l’aiuto di queste persone, terapisti, associazioni gruppi e frequentazioni in risonanza tutto diventa più semplice.

Se voglio attivare la legge d’attrazione senza cambiare una virgola nella mia vita, senza fare spazio a cose nuove, e senza rivedere le mie convinzioni, sono come uno che vuole cambiare canale senza usare il telecomando: continuerò per forza a vedere lo stesso programma!

Contemporaneamente a questo secondo passo bisogna fare attenzione ai tanti produttori di energie inutili e dannose che ci sono in giro. Magari sono vicino a noi, magari sono famigliari o parenti e bisogna prestare molta attenzione nel non giudicarli, perché altrimenti entriamo in risonanza con l’energia del giudizio e dell’insoddisfazione e ….attiriamo risonanze sgradevoli.

Per far questo ci vuole autonomia, lasciare agli altri il diritto di essere come sono, molta ironia e….la capacità di difendere i propri spazi sacri e le proprie nuove intenzioni anche rompendo degli schemi, come ad esempio scegliendo di non nutrirsi troppo di televisione, giornali, brontolii politici, populismi da social network e similari…

La domanda che in qualsiasi momento può farci riflettere sull’energia che stiamo attirando è molto semplice: Che cosa sento in questo momento? Come sto? Sono soddisfatto? Mi sento al posto giusto al momento giusto?

L’ultimo passo per attivare alla grande la legge di attrazione è ricordarsi di cosa ci piace e di cosa ci appassiona.

La passione, l’emozione, il piacere sono energie molto potenti, come la gioia, la motivazione e l’entusiasmo.

Molte volte ci siamo talmente identificati nel brontolio, nell’auto commiserazione, nell’insoddisfazione e nel vittimismo da esserci dimenticati quali sono le nostre passioni e le nostre abilità.

Prendere in mano un pennello, disegnare, suonare uno strumento, praticare uno sport, esplorare mondi sconosciuti con la lettura, cucinare una prelibatezza, rotolarsi nell’erba e chissà quante altre meravigliose cose…possono essere i primi switch per iniziare ad attirare nuove energie e con esse nuove intuizioni, nuove relazioni e cooperare per un mondo migliore.

 

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Dall’impressione all’intenzione

piantaIn un percorso di crescita e orientamento delle energie personali è fondamentale il graduale passaggio dall’impressione all’intenzione.

Le impressioni colpiscono i nostri sensi come un pugile l’avversario, attivando in continuazione processi fisiologici, dinamiche inconsce e convinzioni limitanti e rendendoci schiavi del processo di identificazione che ne deriva. Abituandoci a farci impressionare da cose, situazioni, eventi che vediamo, udiamo e percepiamo, perdiamo progressivamente il focus sul mondo interiore e sulle sue risorse e diventiamo passivi rispetto alle molteplici suggestioni che arrivano dall’esterno.

Queste impressioni che ci colpiscono come cazzotti, arrivano da ovunque: televisione, internet, giornali, parole, sguardi, situazioni e relazioni quotidiane, lavoro, spostamenti nel traffico caotico, ritmi elevati.

Quando i nostri sensi non sono colpiti da fonti esterne, molte volte le impressioni le produciamo da soli per mezzo di uno sterile dialogo interno o attraverso pensieri compulsivi e inutili che ci portano fuori dal “qui e ora” e attivano ormoni e fisiologia in una danza psico emotiva stressante e ammorbante. Gli studi sull’intelligenza emotiva hanno confermato che maggiore è la tendenza a farsi impressionare, minore è la capacità di connettersi con le proprie intuizioni e fare scelte oculate e vincenti.

Le impressioni sono come i flash di tante macchine fotografiche che continuano a luccicare dopo aver chiuso gli occhi o come le sensazioni di un film thriller nel quale ci identifichiamo che continuano a farci sentire l’adrenalina anche dopo essere finito…

Più siamo impressionati meno siamo creativi: le impressioni ci danno un sacco da fare per gestirle e per gestire le conseguenze fisiologiche che producono nel nostro corpo attraverso i vari ormoni e neuro trasmettitori messi in circolazione.

Più ci lasciamo impressionare meno possiamo sviluppare la nostra autostima, la comunicazione efficace e la gestione delle emozioni perché l’impressionabilità produce insicurezza, mancanza di autonomia e disordine energetico.

Le impressioni non sono qualcosa di sbagliato perché sono naturali. I nostri sensi – che rispetto a molti altri animali sono limitati e grossolani – non possono smettere di ricevere e trasmettere degli impulsi: sta a noi imparare a modificare il significato che gli diamo, imparare a depotenziarli e prenderli meno sul serio…

Per uscire dal vortice delle impressioni è importante incominciare a portare attenzione sulle intenzioni profonde interiori.

Le intenzioni riflettono le motivazioni e i desideri profondi della nostra natura. Così come le impressioni arrivano dall’esterno e si accavallano confuse, le intenzioni profonde si scoprono e si consolidano nella quiete, nella presenza e nel lavoro su di sé. Questo genere di intenzioni può diventare lo sfondo sul quale lasciar decantare le impressioni sensoriali che la nostra percezione ci propone.

Se scopro un’autentica intenzione di pace e serenità sarà più semplice lasciare andare le impressioni che la vita quotidiana mi procura che vanno nella direzione opposta, come le tante occasioni di ansia, preoccupazione o controllo.

Le intenzioni profonde sono un balsamo per i momenti difficili della vita in cui situazioni ed eventi esterni ci propongono in continuazione impressioni negative….

La capacità di “stare dentro” le impressioni negative senza farsi condizionare da esse e riuscendo a mantenere vive le intenzioni profonde è un atto di presenza mentale che trasforma alchemicamente il dolore in consapevolezza.

Da un punto di vista energetico è impossibile “risuonare” contemporaneamente su impressioni e intenzioni. O si vibra sulla frequenza delle impressioni e si attirano energie disordinate corrispondenti, o si vibra sulle intenzioni attirando sincronicità in risonanza.

Le intenzioni e la loro energia non si scoprono nella mente. Le intenzioni mentali spesso sono prodotte dal falso sé e lastricano la strada che conduce agli inferni personali come illustra saggiamente un vecchio proverbio.

Per distinguere vere e false intenzioni basta osservare se sono raggiungibili immediatamente nel qui e ora. Le intenzioni profonde nascono nel cuore, sono quelle che permettono di placare la mente e osservarla senza giudizio come un testimone neutrale, sono quelle che riescono a stoppare l’associazione a delinquere rappresentata da mente e pancia, perché placano tanto la razionalità fredda quanto la visceralità incontrollata.

Queste intenzioni profonde appartengono alla nostra natura spirituale e alla nostra anima e possono essere riscoperte e svelate sempre meglio con l’allenamento e la graduale disintossicazione dalle impressioni.

È come sentire una musica meravigliosa di sottofondo in mezzo al frastuono di una discoteca. Sino a che non calerà il frastuono esterno sarà difficile accorgersi della musica.

In ogni istante della vita possiamo attivare un’intenzione che ci aiuti a rimanere più lucidi e sereni, come ad esempio un intenzione di chiarezza, di pace, di cooperazione o di fiducia.

Non esistono intenzioni di serie A o di serie B e molte intenzioni “piccole” ci permettono di scoprirne altre più profonde…

L’intenzione non è un attività, ma lo sfondo delle cose che facciamo.

Se sullo sfondo c’è pace sarà più difficile andare in stress o farsi impressionare, se sullo sfondo c’è un intenzione di armonia sarà più difficile abboccare a provocazioni o aggredire.

Se sullo sfondo c’è una reale intenzione di  fiducia sarà più difficile farsi prendere da sconforto e scoraggiamento.

Mantenere il focus sulle intenzioni è un atto di umiltà e fiducia nell’Universo, nella Vita o in Dio (a seconda di come si voglia chiamare)…perché è manifestare la scelta di non abboccare alla seduzioni della mente e delle sue menzogne.

L’intenzione è un potente antidoto per ristrutturare il dolore, guarire dalla paura ed essere più felice, perché aiuta a non ristagnare nella percezione sgradevole e portare l’attenzione sul “quindi?” quando accadono le cose e ci impressionano…

 

 

 

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Nuova Fisica e nuova Medicina

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L’osservazione dei fenomeni delle scienze naturali ha da sempre condizionato i modelli di pensiero, di comportamento e di ricerca degli esseri umani. Medicina, biologia, filosofia, psicologia e religione come tante altre discipline e pratiche, sono state influenzate nel corso dei secoli dalla fisica e dalle sue leggi che via via andavano a modificarsi con l’avvento di nuove scoperte e consapevolezze.

Nei tempi antichi, una conoscenza grossolana e superficiale delle leggi della natura, corrispondeva ad un approccio altrettanto grossolano, poco razionale e superstizioso di interpretazione della realtà circostante. La rivoluzione copernicana e l’ondata di razionalità dell’illuminismo hanno condizionato alla rovescia, specie nella civiltà occidentale i modelli di comportamento e di pensiero andando via via a separare l’ambito scientifico da quello spirituale e filosofico…

Le straordinarie scoperte della fisica quantistica e le conseguenze pratiche dei nuovi modelli, stanno attualmente ribaltando completamente il modo di leggere e interpretare la realtà.

Si potrebbe dire che ad ogni Fisica corrisponde una medicina, una lettura della biologia, una psicologia, una filosofia, un modo di esprimere la spiritualità e tutta una serie di schemi di interpretazione della vita.

In questi tempi stiamo vivendo una fase di transizione, un graduale passaggio tra due modalità completamente differenti che io reputo di portata epocale, pari se non superiore alla rivoluzione copernicana, in termini di conseguenze e possibilità.

Siamo ancora profondamente inseriti nei modelli della Fisica Meccanica fatta di FORZE, di OGGETTI e di SEPARAZIONE tra gli oggetti.

La medicina è intrisa di tali modelli: l’alternanza salute – malattia è vista come gioco di forze.

La malattia è il “male”, brutto e cattivo, che deve essere scacciato dalle pratiche “buone” della chirurgia e della farmaceutica.

Le cause delle malattie sono prevalentemente ricercate nella dimensione materiale (oggetti) negli squilibri chimici causati dall’incepparsi (separazione) di meccanismi e automatismi, nella rottura di giochi di forze o nell’ineluttabilità della genetica.

La lettura di tali cause considera l’uomo passivo di fronte a questi eventi e delega ad una “casta” di esperti il ruolo di salvatori (“dottore, mi dica cos’ho e cosa devo fare”).

I nuovi modelli della Fisica Quantistica parlano di risonanze, di onde, di equivalenza tra materia ed energia e di campo quantico universale all’interno del quale non esiste separazione tra gli oggetti o se esiste è apparente, di percezione capace di influenzare la genetica e il DNA.

Per tali modelli la malattia è intesa come una mancanza di risonanza armonica tra molteplici componenti sottili come il pensiero, l’emozione, il sentimento, l’intenzione che influenzano la realtà chimica/energetica dell’organismo e dell’ambiente cellulare.

La lettura delle cause e delle concause mette in primo piano il ruolo attivo del paziente nei processi di malattia e di guarigione, l’importanza dei suoi pensieri, delle sue convinzioni, delle percezioni, di sentimenti e emozioni…

Per tale lettura la malattia può essere persino una componente (per quanto sgradevole) dell’evoluzione, un opportunità per riconoscere e modificare le energie sottili che si producono.

Se per la fisica (e la medicina) delle forze e della separazione la dimensione materiale è prioritaria, per la fisica (e la medicina) delle risonanze è esattamente il contrario.

Più un energia è immateriale, più è forte e la stessa materia non è altro che un onda “collassata” e cioè vibrante ad una frequenza inferiore capace di essere colta dai nostri sensi…

L’avvicinarsi tra scienza e spiritualità che è una logica conseguenza dei nuovi modelli della fisica ci aiuta a comprendere le metafore contenute nei libri sacri, come ad esempio il Vangelo in cui Gesù sosteneva che “non è quello che entra nell’uomo che inquina l’uomo, ma quello che esce dal suo cuore: pensieri, intenzioni, ecc”

Gesù forse conosceva la Fisica quantistica?

La conoscevano per caso gli antichi buddisti mahayani nel sostenere che “la realtà esiste solo dove la mente porta la sua attenzione”?

Gesù poteva sapere che migliaia di anni dopo si sarebbe studiato il campo magnetico del cuore umano e dimostrato essere 5000 volte più potente di quello del cervello, con un estensione tale da condizionare l’ambiente energetico sino a sette metri di distanza?

Diventando consapevoli del nostro ruolo di creatori della realtà circostante, cambia totalmente il concetto di “prevenzione” che non riguarda più soltanto la dimensione grossolana e materiale ma soprattutto quella sottile e impalpabile.

Accorgendoci che pensieri, emozioni, sentimenti, intenzioni e convinzioni condizionano inesorabilmente sia la nostra realtà biologica che quella esterna, possiamo imparare ad esercitare la miglior forma di prevenzione per vivere più a lungo e meglio…

Riconoscendo la nostra forza e il nostro potere personale, non abbiamo più bisogno di mettere i santi o i maestri su un piedistallo, perché ciò che hanno fatto loro lo possiamo fare anche noi. Le guarigioni dei vangeli, degli atti degli apostoli e i tanti “miracoli” documentati dalla storia della spiritualità alla luce della Fisica quantistica sono semplicemente dei modelli di risonanze armoniche molto potenti, possibilità dell’energia di cui facciamo parte.

E come diceva Einstein:

“Tutto è Energia e questo è tutto quello che Esiste. Sintonizzati alla frequenza della realtà che desideri e non potrai fare a meno di ottenere quella Realtà. Non c’è un’altra via. Questa non è filosofia. Questa è Fisica.”

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Costruire vibrazioni coerenti: allineare mente, pancia e cuore

enel2Le scoperte della fisica quantistica e le loro conseguenze  possono determinare un epocale cambiamento nel modo di percepire e interpretare la realtà che ci circonda, una sorta di “ribaltamento”  di significati. Mentre la fisica classica era basata sulle forze, sugli oggetti  e sulla separazione, la nuova fisica parla costantemente di risonanze, connessioni   e relazioni sottili. Anche per ciò che riguarda il termine “coerenza” , siamo abituati a leggere la parola come una manifestazione di forza (di volontà) e di linearità.

In questo caso, invece, la coerenza è una vibrazione semplice e  morbida, una forma di adattamento spontaneo alle esigenze del momento senza sforzo. I bambini ad esempio producono vibrazioni coerenti.

Una vibrazione coerente è in risonanza armonica con le vibrazioni che la circondano. Ad esempio, in un orchestra, la musica prodotta dai differenti strumenti crea un insieme coerente e armonico.

Per costruire vibrazioni umane coerenti occorre onestà e capacità di osservazione.

Tale onestà e presenza si costruiscono passo dopo passo a forza di  riconoscere  le percezioni limitanti, accorgersi delle seduzioni della mente e del falso sè e stanare le moltissime convinzioni limitanti che costringono la nostra energia.  L’autosabotaggio è un processo insito nell’uomo: avendo capito e riconosciuto che l’unicità dell’io è un ILLUSIONE  ed essendoci accorti della molteplicità dell’io,   è inevitabile accorgersi che esistano gli autosabotaggi.

Se una parte di me decide una cosa, ad esempio che mi rimetta in forma, tutte le altre parte di me che sono ABITUATE agli schemi  e ai modelli del mio attuale stato di NON-forma (ad esempio la parte che ama mangiare e bere, la parte che ama oziare eccetera…) si ribelleranno a questa decisione: è perfettamente naturale.

Questi piccoli e grandi autosabotaggi sono presenti in ogni nostra abitudine, in ogni automatismo acquisito: il percorso che faccio per andare a casa, il ristorante dove mangio, la palestra che frequento, la gestione dei miei piccoli riti quotidiani…

Ogni cambiamento, ad esempio lo spostamento della palestra che frequento ad un altro indirizzo , è inevitabilmente vissuto come destabilizzante e fastidioso e l’energia che produrrò in seguito a queste vibrazioni dissonanti contribuirà facilmente a creare una sincronicità sgradevole, come ad esempio la difficoltà a trovare parcheggio piuttosto che il ritardo dell’autobus…

Un aiuto per costruire vibrazioni coerenti in questo caso è dunque quello di osservarsi e cercare nel limite del possibile di limitare al massimo le abitudini e sopratutto depotenziare le inevitabili resistenze  che insorgeranno quando le nostre aspettative saranno frustrate….

Le aspettative infatti sono TUTTE convinzioni limitanti, automatismi che tendono a replicare nel futuro qualcosa di già sperimentato, cristallizzazioni più o meno evidenti della nostra energia…

Come depotenziare queste resistenze? Innanzitutto con l’ironia e l’auto ironia, osservarle, vederle insorgere, sentire le emozioni che producono in noi e lasciarle andare sorridendo loro e continuando ad amare noi stessi.

Prendersela con se stessi  per il fatto di vivere qualcosa di perfettamente naturale è infatti inutile oltre che dannoso!

Il secondo fondamentale passo per creare vibrazioni coerenti è accogliere quello che “passa” nel presente.

Esiste una differenza fondamentale tra pensiero positivo “magico” e cioè che censura le vibrazioni del presente e pensiero creativo autentico, e cioè che ACCOGLIE le vibrazioni del presente e  le accetta o perlomeno ne è consapevole…

Se io ad esempio sono agitato, preoccupato o arrabbiato e mi ripeto come una machinetta  che “sono felice e in pace”, sto semplicemente negando il presente e se misuro la mia coerenza ( ad esempio misurando la mia variabilità cardiaca che ne è uno specchio affidabilissimo) la troverò certamente molto scarsa e scoprirò faciclmente uno stato di stress…

Se io  – NELLE STESSE CONDIZIONI  – accetto lo stato presente e affermo la mia INTENZIONE di essere felice e in pace, magari utilizzando le stesse parole, la mia cooerenza sarà certamente superiore…

Per costruire vibrazioni coerenti , inoltre, è indispensabile riconoscere  e depotenziare le sovrastrutture  dell’ego (falso sè) e cioè quelle maschere e quei “ruoli” che ci siamo cuciti addosso come una seconda pelle, proprio perché incompatibili con una reale  intenzione di presenza nel qui e ora.

Tali sovrastrutture possono insinuarsi  facilmente anche nei modelli apparentemente “positivi”.

Mi è capitato più volte, ad esempio, di monitorare la coerenza e la variabilità cardiaca di terapeuti, insegnanti di yoga, eccetera e riscontrare una scarsa coerenza dovuta anche in questo caso alle aspettative e convinzioni precostruite (del tipo “sono un terapeuta per cui DEVO stare certamente bene ed essere equilibrato”) …

Una concausa di questo tranello è da ricercarsi nella cultura deresponsabilizzante della “normalità” che ci ha insegnato a costruire il mito dell’eroe, del santo o del guru che deve essere perfetto a tutti i costi per poterci permettere di NON seguirlo e rimanere nella mediocrità in quanto modello irraggiungibile…

In questo caso , tuttavia, per chi è realmente abituato a praticare tecniche ed esercizi che facilitano la coerenza è sufficente un po’ di autoironia,  accorgersi delle sovrastrutture e prendersi un po’ meno sul serio, osservare e sentire quello che accade nel “qui ora”  per ritrovare facilmente una condizione di centratura.

La chiave per allenarsi a costruire energia coerente è ricordarsi il ruolo centrale del cuore e del sentimento.

Se l’emozione (la pancia)  è viscerale e passionale e facilmente può assumere caratteristiche psicofisiche e biologiche di emergenza e se il pensiero razionale  (la testa) tende ad  arenarsi in una dimensione di freddezza e separazione che porta sofferenza, l’energia del cuore  può fungere da mediatore tra queste dimensioni e aiutarci a ritrovare facilmente fiducia,  benessere e mettere le basi per costruire sincronicità positiva.

Un efficissimo strumento per favorire questo processo è la respirazione diaframmatica.

Seduti con i piedi ben piantati a terra e paralleli tra loro, con la schiena diritta, il mento rientrante e i muscoli rilassati, si comincia a inspirare gonfiando la pancia e contando sino a tre-quattro, si fa uno stop in apnea contando uno-due, si espira in modo liberatorio (né forzato nè trattenuto) contando sino a tre-quattro e si fa un secondo stop da “vuoti” contando uno-due. Per i primi otto – dieci giorni è sufficente praticare 5-7 minuti di questa respirazione semplicemente contando, per evitare le intromissioi mentali.

Dopo un paio di settimane si può passare ad una  seconda fase in cui la fase di inspirazione e il primo stop sono identici, mentre la fase di espirazione può diventare più “costruttiva”, ad esempio immaginando che dal plesso solare o dal centro del petto  durante l’espirazione “escano” da noi come energia le nostre intenzioni visualizzandole come la luce di un faro che si diffonde in tutte le direzioni , o ripetendo – sempre nella fase di espirazione –  semplici  intenzioni come “parole” magari immaginando che escano da noi , dal nostro cuore composte di  lettere colorate ….

É bene limitarsi ad affermazioni semplici e non troppo strutturate, nella forma più diretta possibile (ad esempio è meglio ripetere “sono guarito” piuttosto che “voglio guarire”) o anche semplicemente una singola parola (“luce”, “chiarezza”, “guarigione”, “pace”, eccetera) ricordandoci che ovviamente non esiste una didatiica rigida in questo senso  e che ciò che realmente determina la qualità delle risonanze che produciamo è la frequenza, prodotta dall’allineamento di mente, pancia e cuore e non la “forma”.

Sarà la nostra stessa meravigliosa creatività a suggerirci come “colorare” il nostro esercizio di respirazione quotidiana nella maniera più opportuna, arrivando lentamente a costruire un positivo automatismo di guarigione che farà bene a noi e a chi ci circonda…

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Vibrazioni e cocreazione

Ecco le slide del primo incontro tenutosi all’ARCIrcoloVizioso  lo scorso 7 aprile…..

Vibrazioni

Il prossimo incontro si terrò domani, martedì 21 aprile

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Trasformare il mondo …da dentro

Nel nostro percorso qfarokryuotidiano, spesso vorremo trasformare o cambiare alcuni aspetti dolorosi della realtà che sperimentiamo e percepiamo con i nostri sensi.

È naturale e comprensibile perché si fatica… Dal traffico caotico ai conti per arrivare a fine mese, dalle relazioni famigliari a quelle lavorative o affettive, dagli acciacchi di stagione agli eventi improvvisi e dolorosi, la realtà quotidiana ci “bersaglia” costantemente con elementi di preoccupazione, sorpresa e disagio e di conseguenza pensieri , emozioni e sentimenti   che “impressionano” i nostri sensi come i flash di mille macchine fotografiche che ci circondano da ogni parte.

La reazione più comune di fronte a queste impressioni è identificarsi nelle situazioni che le hanno provocate (e nei pensieri, emozioni e sentimenti che le accompagnano) e “subirle” lamentandoci o amareggiandoci.

Vorremmo cambiare questa realtà, ma non sappiamo come fare e cosa fare, e questo ci frustra ancora di più…

La tradizione spirituale, le scoperte della fisica quantistica moderna e alcune recenti teorie scientifiche, concordano nel proporci un radicale cambiamento del punto di vista per affrontare questa situazione: trasformare la realtà partendo da dentro di noi.

Tutte le tradizioni spirituali concordano nel definire “risvegliato” l’uomo che diventa consapevole del proprio potere personale che si esprime nell’essere presenti, nel vivere il “qui e ora” e ciò che accade senza interpretarlo, valutarlo e analizzarlo e soprattutto senza far si che la mente e il sofisticato sistema neurovegetativo, ormonale e psico emotivo, distorca la nostra percezione e ci trascini in uno stato di stress e di emergenza.

L’uomo risvegliato è presente. È consapevole di ciò che accade mantenendo la capacità di osservarlo dal di fuori, è cosciente del pericolo dell’identificazione.

La prima nobile verità del buddismo è la consapevolezza della sofferenza come via per liberarsene, il vangelo ci ricorda che raccogliamo ciò che seminiamo e che ci sarà dato ciò che già abbiamo…Queste metafore spirituali ci invitano a riflettere sul grande potere racchiuso nell’energia che produciamo, sotto forma di emozioni, sentimenti, pensieri, aspettative e convinzioni.

La fisica moderna ci ha insegnato che l’osservazione della realtà e anche la semplice partecipazione ad essa la condiziona e la trasforma. Molti scienziati sono arrivati a sostenere – in perfetta risonanza con le tradizioni spirituali – che l’energia prodotta dagli esseri umani entra nel “campo energetico collettivo” e lo condiziona.

Secondo la teoria di un biologo di fama internazionale, Rupert Sheldrake, il nostro dna opera dentro di noi perché collegato a livello subatomico con un “campo morfico” relativo alla specie umana che è in costante aggiornamento a seconda delle esperienze e dei contributi che ogni essere umano apporta ad esso…

Abbiamo tutti un enorme responsabilità in questo senso!

Il mio umore, le mie aspettative, il mio livello di soddisfazione, il mio stato di stress o di pace e centratura sono sottili energie che condivido con il mondo e che in qualche misura lo trasformano. Questo vale per me, per te, per tutti.

Come fare?

La prima cosa da fare è imparare a non identificarsi nelle cose, consapevoli che le energie prodotte a seguito della nostra identificazione le condizionano e le “peggiorano”.

Un conto è dire ad esempio: “Sono angosciato perché sono senza soldi” e un altro conto è dire “Mentre inspiro sono consapevole del pensiero di angoscia che passa attraverso di me , mentre espiro lo lascio andare e creo pace, serenità e abbondanza”

È la presenza, è una questione di allenamento , è la consapevolezza che depotenzia i problemi a crea i presupposti per risolverli.

Il secondo punto è passare dal fare all’essere.

La legge di gravità fa cadere i corpi verso il basso. La linfa delle piante sale verso l’alto vincendo la legge di gravità. La prima legge non viene annullata, è la seconda legge che è più forte. Allo stesso modo l’energia creativa e potente che nasce dentro di noi è in grado di modificare, trasformare e “vincere” altre leggi che “sembrano” governare il mondo che ci circonda. Mai nel vangelo Gesù attribuisce a se stesso un miracolo.

“È la tua fede che ti ha guarito” dice alla donna che si fa largo per toccargli il mantello.

L’idea di un dio super-eroe che ci toglie le castagne dal fuoco se ci comportiamo bene è un idea sciocca, infantile e semplicistica. È l’energia potente dell’essere che nasce da dentro che compie i miracoli.

Per attivare questa energia occorre scegliere di orientarsi sull’essere.

Fermare il movimento esterno e le sue  impressioni e attraverso la respirazione, la meditazione, la preghiera (intesa come espressione passionale della propria volontà) e la visualizzazione costruire uno stato di coerenza energetica che da dentro si irradia verso l’esterno.

Questo processo potente legato all’essere cambia totalmente la qualità del fare, perché si attiva l’intuizione, il cervello emotivo è ben ossigenato, gli ormoni si ordinano e si è molto più lucidi nelle scelte.

In questo modo il fare diventa conseguenza dell’essere come è implicito nell’ordine naturale delle cose. (Un melo fa le mele perché è un melo)

Che ci piaccia o no, le nostre energie condizionano il mondo.

Se sono energie passive, condizionate dalle impressioni che subiamo lo condizionano in modo disordinato.

Se sono energie attive e concentrate, che partono realmente da dentro, lo condizionano in modo equilibrato e lo guariscono.

Se sono attive e concentrate da un gruppo di persone consapevoli diventano ancora più potenti ed efficaci.

È per questo che vogliamo creare un gruppo di produzione di energia concentrata e coerente che si ritrovi periodicamente anche solo mezz’ora…per cominciare a trasformare veramente la realtà da dentro.

Chi fosse interessato scriva a info@oep3.com

 

 

 

 

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Riconoscere le convinzioni limitanti

cat“Tutti sanno perfettamente che una cosa è impossibile da realizzare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la realizza”      A. Einstein

Concludiamo questo ciclo di incontri sulla ricalibrazione delle percezioni con l’elemento più importante del percorso di “trasformazione”: le convinzioni. Le convinzioni sono alla base di pensieri, emozioni , sentimenti e relazioni; le convinzioni sono una costituente essenziale della nostra percezione.

Le convinzioni sono delle frasi dichiarative, sovente didascaliche, che descrivono pressappoco “come funziona il mondo”. La natura delle convinzioni è prevalentemente inconscia. Le convinzioni si formano e si creano attraverso un processo lento e costante di condizionamenti che inizia sin in tenera età da parte dei genitori e degli educatori e prosegue inesorabilmente rinforzato dalle nostre esperienze e percezioni quotidiane.

Ogni convinzione è una vera e propria “neuro associazione” più o meno forte, che si radica a livello fisico, biologico e sottile e diventa una sorta di “verità” personale, uno schermo attraverso il quale osservare e percepire la realtà.

Le nostre convinzioni condizionano l’identità, creando dei “filtri” sulla nostra percezione di “chi siamo”   e determinando la nostra autostima; influenzano i nostri valori, le capacità e i comportamenti…

Essendo profondamente radicate a livello inconscio, “ciò di cui siamo convinti” non ha nulla a che vedere con “ciò che ci piacerebbe credere” , “ciò che pensiamo ci farebbe bene credere” o “ciò di cui ci piacerebbe essere convinti”…

Non ci si può autoconvincere per dovere, per paura, in vista di un possibile risultato futuro o per “prova”. Come ogni dinamica inconscia, la convinzione è semplice, diretta, esperienziale e non è per nulla arzigogolata. La convinzione è una potente esperienza soggettiva (anche se spesso grossolanamente errata) e non una “teoria”.

Il “pensiero magico” che ha contraddistinto certe forme ingenue di new age, è una conferma sull’inutilità dell’auto convincersi. Se ad esempio ho paura in una determinata situazione e poiché ho letto qualche libricino sul pensiero positivo cerco di raccontarmi la favola “che va tutto bene” e di autoconvincermi su questo, non sto affatto ricalibrando la mia percezione ma la sto negando.

Tutto il pensiero magico è una negazione dell’adesso – anziché la sua accettazione – e spesso si esplicita con auto suggestioni del tipo “adesso mi passa…” o “non sta succedendo nulla” o buoni consigli del tipo “dai, non pensare a quello…” – “su non dire quelle cose” – “non ci pensare” eccetera….

Poiché il pensiero magico è un’azione della mente conscia, è molto probabile che il giudice interiore si intrufoli in questa goffa operazione di negazione del presente aumentando il carico emotivo con giudizi o auto giudizi del tipo “non devo pensare a questo” o “non ti devi arrabbiare “ e altre dinamiche simili che non fanno che aggravare la situazione….

Abbiamo già visto come la trasformazione alchemica che trasmuta la sofferenza in pienezza, consapevolezza e potere, passi attraverso l’accettazione del momento presente – qualsiasi cosa contenga – cercando di non identificarsi e portando l’attenzione su ciò che vogliamo realmente nell’adesso.

La prima grande trappola relativa alle convinzioni è proprio rappresentata dalla negazione, dalla censura, dal voler nascondere la sporcizia sotto il tappeto, temendo che possa “essere male” o possa “fare male” occuparsene.

Tra l’indugiare pessimisticamente in una situazione o un evento, identificarsi e eventualmente deresponsabilizzarsi e il “negare” ciò che accade, mettendo la testa sotto la sabbia come gli struzzi c’è un infinito ventaglio di potenzialità, tra cui la possibilità di mantenersi nel giusto mezzo, osservando – in modo il più neutrale possibile – ciò che accade,   rimanendo presenti e attivando la propria volontà (e la fiducia nella vita).

Sorella di questa trappola, è un’altra sottile forma di negazione che nasce dall’impazienza, dalla pigrizia, da un eccessiva visceralità o dalla paura di soffrire cambiando, travestita da un ingenuo ottimismo buonista. Molto spesso sentiamo che è necessario un cambiamento e crediamo che sia sufficiente “deciderlo” razionalmente per attuarlo, senza passare attraverso la fase di esperienza, lavoro su di sé e trasmutazione alchemica di cui abbiamo tanto parlato.

Le convinzioni limitanti sottintese in questo atteggiamento sono: la paura di mettersi alla prova (determinata da una scarsa autostima), la negazione della “contraddizione” e della dualità insita in ognuno di noi , l’illusione dell’unicità dell’io e una fiducia spropositata e arrogante nel potere della mente conscia. Il rischio grande è anche che – quando inevitabilmente gli automatismi della convinzione limitante si ripresenteranno – possa sopraggiungere l’altra convinzione trappola del fallimento o dello scoraggiamento.

La ricalibrazione più rivoluzionaria riguardo alle nostre convinzioni è proprio l’aprirsi ad un nuovo atteggiamento di scoperta, guarigione e cambiamento.

Accorgersi delle proprie convinzioni limitanti, riconoscere che ciò che “eravamo” non ci soddisfa più, andare a caccia di false credenze radicate in noi che limitano la nostra felicità e l’abbondanza è l’unico modo per crescere, diventare più grandi e portare cose nuove nella nostra vita!   Ogni volta che scopriamo uno di questi tranelli dovremmo comprare una bottiglia di champagne e festeggiare!!!

Anziché vivere come un fallimento, una colpa o una vergogna la presa di coscienza di una convinzione limitante, errata o inutile, possiamo riconoscere la straordinaria opportunità che c’è dietro questa consapevolezza e riconoscere che è l’unico modo possibile per modificare la realtà ( o meglio la nostra percezione di essa).

Non basta decidere di fare una torta più buona perché questo accada, occorre osare cambiare degli ingredienti!

Einstein sosteneva che una confutazione valeva più di mille conferme o approvazioni, perché la confutazione gli dava modo di accorgersi di aspetti nuovi o sconosciuti della questione mentre le conferme e approvazioni non aggiungevano nulla a ciò che già sapeva….

Tra le convinzioni che possiamo riconoscere e depotenziare da subito in noi ci sono tutti quei “virus mentali” che minano alla radice la nostra libertà e il nostro potere personale, come ad esempio “non me lo merito”, “non sono capace”, “non è possibile”, “non sono degno”….

Una domanda che spesso mi sento fare quando parlo di credenze è: come faccio a sapere che una mia convinzione è limitante? Se non me ne accorgo come posso scoprirlo?

La risposta è molto semplice e come spesso accade le cose semplici ci fanno paura o ci mettono in difficoltà perché siamo abituati alla complicazione….

La risposta è “osserva, ascolta e fai attenzione a come ti fa sentire questa convinzione”.

Che sensazione ti da l’idea di non essere capace a fare qualcosa? O di non meritare qualcosa? O di non esserne degno…?

Come ti fa sentire l’idea che un tuo desiderio sia impossibile da realizzare, che un tuo obiettivo sia irraggiungibile o che la felicità non possa fare per te?

Se impariamo ad essere più presenti e aperti ci accorgeremo molto facilmente dei momenti in cui offuschiamo il senso della felicità.

La felicità è un senso, il famoso sesto senso, perché non dipende da nessun tipo di situazione esterna ma dallo stato energetico – vibrazionale di presenza, apertura, motivazione e volontà che possiamo provare in un dato momento.

Quando siamo felici, la vita sta fluendo, le sincronicità si attivano in modo positivo, si creano connessioni, incontri, intuizioni….si coopera e si ha passione per la vita e per quello che la vita presenta.

La felicità è passione , espansione, apertura come quella che esprimono i bambini con il loro stupore, la loro capacità creativa, il loro sano ed erotico rapportarsi a ogni cosa.

Quando il senso della felicità si appanna o si ottunde, molto spesso è la vita che ci sta dando l’occasione per accorgerci di qualche convinzione limitante, di qualche freno o blocco che inconsciamente ci trattiene o ci limita.

È un po’ come provare a partire con i ceppi alle ruote e incavolarsi perché si sta fermi….

Quando l’infelicità bussa alle porta della nostra consapevolezza quasi sempre c’è una ghiotta occasione di riconoscere qualche convinzione limitante, trasmutarla, rimuoverla e diventare più grandi, ricchi e felici.

Basta aprirsi a questa possibilità, interrogarsi con semplicità e in modo non troppo cerebrale su quali convinzioni siano legate al momento presente, affermare la propria disponibilità a cambiare e ad avere un modello del mondo più ampio…

A volte ci accorgeremo che la voce che sta declamando la credenza limitante non è nemmeno la nostra ma magari di nostro padre, nostra madre, dell’insegnante delle elementari o di altre persone che ci hanno condizionato nell’infanzia…

Esercitando il potere della presenza e dell’attesa fiduciosa potremo stanare le convinzioni limitanti e iniziare a dubitare di esse.   Mettendo in dubbio queste convinzioni il loro potere pian piano si sgretolerà. Domande del tipo “ma sono proprio sicuro di non meritarmi questa cosa?” – “sono assolutamente certo di non essere capace?” – “sono proprio sicuro che il punto centrale della questione sia quello?” incominceremo lentamente a far affiorare il blocco delle credenze limitanti e un pizzico di volontà basterà per trovare prontamente delle alternative…

E rimanendo presenti, attenti e fiduciosi nell’adesso, ciò che è bene per noi ci verrà incontro.

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Ricalibrazione e …relazioni

Tutto ciò che abbiamo appreso nelle ses1rate sulla ricalibrazione delle percezioni riguardo a pensieri, emozioni e sentimenti rappresenta la base per iniziare a risvegliarsi e prendere in mano la propria vita, consapevoli – almeno come ipotesi di lavoro – che la felicità è un “senso” che possiamo attivare solo nel “qui e ora” fluendo nella sincronicità della vita (Grazia Divina), senza farci sedurre dalle trappole della mente, del tempo (passato e futuro) e dei loop emotivi ormonali che la nostra fisiologia attiva molto facilmente quando usciamo dall’adesso…

Quando siamo nel flusso è più semplice armonizzare in modo coerente le nostre frequenze pensiero ed emozione e produrre sentimenti coerenti che fanno bene a noi e a chi ci circonda.

Per ricalibrare le relazioni occorre partire da queste premesse.

Poiché abbiamo capito che le nostre percezioni sono relative, che quando il senso della felicità si ottunde sta “accadendo qualcosa”, e che questo qualcosa è un opportunità per accorgerci di convinzioni limitanti che restringono le nostre possibilità, le relazioni sono un meraviglioso banco di prova…

Anche nella formazione OEP3 il secondo livello – orientare le proprie energie “con gli altri” o “nonostante gli altri” rappresenta il banco di prova più impegnativo, quello che fa scappare la maggior parte delle persone, perché imparare a “stare” con gli altri non è facile..

Nelle relazioni – di qualsiasi tipo – la prima cosa che naturalmente incontriamo sono le nostre proiezioni. Specialmente se non abbiamo lavorato sull’auto conoscenza e auto accettazione, se non abbiamo acquisito un minimo di capacità di padronanza emotiva e comunicazione efficace, nelle altre persone cogliamo i riflessi che proiettiamo noi.

La percezione “dell’altro” non è “l’altro” ma una “rappresentazione “ dell’altro creata con ciò che abbiamo dentro.

Come insegna saggiamente la PNL, le nostre sensazioni (anche se sacre) sono relative, soggettive e inaffidabili perché condizionate dalle nostre esperienze, dalle nostre convinzioni inconsce, dai nostri limiti fisiologici e sociali…Iniziare a ricordarsi di questo in ogni relazione è già un grosso passo nel percorso di ricalibrazione.

Se le relazioni sono un’occasione e un banco di prova poco importa che “sembrino” imposte o selezionate. Se il collega attiva in me il senso dell’infelicità (o meglio, offusca quello della felicità) piuttosto che lo faccia la mamma, il figlio o la compagna cambia relativamente…

In ogni dinamica relazionale avrò sempre la possibilità di portare l’attenzione sull’altro (e quindi stare a pensare a cosa ha fatto o non fatto, detto o non detto, a come si è permesso, al perché non ci è arrivato eccetera…) oppure su di me (chiedendomi qual è lo scopo di questa infelicità, cosa imparo da questa esperienza, come posso essere più autonomo eccetera)

Certamente ci sono casi drammatici di soprusi, abusi e violenze perpetuate specialmente nei confronti dei più deboli (bambini e donne) dove non è facile cogliere questa possibilità e occorrerebbe avere una visione molto più ampia del percorso attraverso le varie incarnazioni (per chi ci crede). In questi casi è importante che esistano istituzioni, organizzazioni e strutture e oltre a fare tutto il possibile e sensibilizzare in questa direzione, è fondamentale rimanere presenti e continuare a lavorare interiormente per cocreare frequenze coerenti che trasformino il mondo…

Un antica storia indiana paragonava la vita umana ad una casa composta da cinque stanze: individualità, attività, famiglia, relazioni sociali e spiritualità, ricordandoci come ognuno di noi sia responsabile di come le arreda, le pulisce, le profuma e soprattutto le abita.

Se nei precedenti incontri ci siamo occupati di arredare e abitare la stanza dell’individualità e della spiritualità, oggi parliamo di quelle e della famiglia e delle relazioni sociali.

La responsabilità di queste nostre stanze è soltanto nostra, solo noi possiamo decidere di portare attenzione, qualità, presenza, musica, gioia e armonia evitando di farci sedurre dalla fretta, dalle convenzioni, dalle abitudini , dalle convinzioni limitanti o di farci distrarre eccessivamente da gadget, televisione e preoccupazioni.

Per quanto riguarda la famiglia, una credenza limitante insita in molte persone è che il coinvolgimento eccessivo rappresenti un valore. Questa convinzione che tende a far “chiudere” la famiglia dietro ad un muro di omertà, attaccamento o separazione (che è l’ombra duale dell’attaccamento) è stata per secoli alla base di dinamiche famigliari e karmiche che si ripetevano come giostre…

Il coinvolgimento non è attenzione. L’attenzione è serena, il controllo no.

La relazione dipendente non è una relazione sana perché vincola il proprio benessere a quello dell’altro – come due anelli uniti insieme – e mette pericolosamente a repentaglio la propria felicità. La relazione dipendente spesso si alterna con un altro modello insano che è quello di mettere delle barriere fra sé e l’altro , alternando momenti di grande permeabilità e influenzabilità con altri altrettanto forzati di silenzio e indifferenza.

Per costruire una relazione congruente occorre sviluppare autonomia e lasciare all’altro il diritto di essere com’è, oltre naturalmente a lasciarlo a se stessi.

La metafora evangelica in questo senso è evidente; nel Vangelo di Luca Gesù afferma: “Chi è mia madre? Chi sono i miei fratelli? ….Chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella, madre..” Cosa significa “fare la volontà di Dio” ? Rimanere in presenza, centrati e autonomi, occupandosi di onorare i propri talenti creativi…

La stanza delle relazioni sociali invece, va arredata e vissuta con verità. Chiamando le cose col loro nome, scoprendo il valore dell’amicizia e della cooperazione nella verità, avendo il coraggio di sorridere delle proprie contraddizioni e di quelle dei propri amici senza nascondersi dietro a muri di luoghi comuni. Se un amico è in crisi, o si sta identificando e cristallizzando in qualche dolore o trappola psico emotiva non è affar nostro giudicarlo o cercare di convertirlo o soccorrerlo. È il suo percorso, la sua strada. Possiamo offrire disponibilità, dire serenamente il nostro pensiero, solo dopo aver verificato con acuta consapevolezza di avergli lasciato il diritto di essere com’è….

Il valore delle relazioni sociali è nelle piccole cose, è una cartina di tornasole della nostra apertura alla vita. Se una visita o una telefonata di un amico ci infastidisce se non giustificata da qualcosa di pratico, è un occasione per riflettere sui nostri valori…

Per quanto riguarda la coppia, invece, la relazione appagante va coltivata e curata come un giardino. Essendo l’energia femminile più accogliente e permeante, da un punto di vista energetico la donna è più responsabile della relazione affettiva.

Per evitare dolore, giochi di potere e dipendenze, occorre che soprattutto la donna eviti di “lasciare al caso” o “in balia delle emozioni” le proprie relazioni ma lasciarle fluire spontaneamente occupandosi innanzitutto di sé.

Per l’uomo, con la sua energia più potente, semplice e lineare è indispensabile percepire la propria vocazione per canalizzarla in modo efficace. Un uomo frustrato e insoddisfatto cercherà gratificazioni esterne (tradimenti) e facilmente svilupperà aggressività che proietterà sulla propria donna o sui figli.

Un uomo soddisfatto e in grado di esprimere la sua energia creativa , indipendentemente dai propri guadagni (anche se difficilmente sarà povero) sarà un “uomo di successo” capace di attirare donne autonome e emotivamente autosufficienti.

Come accade in natura, la femmina “seleziona” il maschio adatto a lei, ritenendolo in grado di assicurare protezione a lei e alla famiglia e tende istintivamente a difendere la coppia, anche se poi il maschio si rivela differente…

Responsabilità della donna è dunque fare molta attenzione al tipo di compagno che vuole “attirare” e lavorare su di lei perché naturalmente si tende a riconoscere e attrarre i propri simili, persone cioè che vibrano a frequenze simili alle nostre.

La donna “bisognosa” è tanto pericolosa quanto l’uomo insoddisfatto perché anziché occuparsi del proprio mondo interiore e regolare di conseguenza le proprie vibrazioni, proietterà all’esterno le proprie mancanze e la propria scarsità e attirerà uomini insoddisfatti, bisognosi e predatori di energia…

Quando una donna trova la propria centratura, si ama e si accetta, attiva e potenzia l’energia del cuore (molto più forte nelle donne che negli uomini) e diventa autonoma, le sue frequenze cambiano, e inizia ad attirare uomini “forti” nel vero senso della parola e potrà liberamente accogliere l’uomo “giusto” per lei purché riconosca e rispetti la sua vocazione e il suo canale creativo…(è per questo che esiste il detto dietro ad un grande uomo c’è una grande donna, perché non è affatto semplice stare con un grande uomo!)

Quando le relazioni affettive sono rette dal bisogno o dal mutuo soccorso, è frequente che si instaurino giochi di potere, nei quali a turno si prende il sopravvento sull’altro sino a raggiungere un apice in cui il senso di colpa ci permette poi di lasciar prendere il sopravvento all’altro come su una giostra…

Per riconoscere e depotenziare questi giochi di potere, ancora una volta è necessaria la presenza, la volontà, e soprattutto la disponibilità a lasciar andare le convinzioni limitanti, ma di questo ne parleremo nel prossimo incontro del 12 giugno…

 

 

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Ricalibrare le percezioni

sutraRicalibrare le percezioni significa partire dal presupposto che per cambiare la realtà esterna, occorra cambiare “dentro”, in armonia con quanto sostiene da secoli la tradizione spirituale esoterica e ultimamente anche la fisica moderna.

Noi non siamo quella vocina che parla nella nostra testa. Siamo molto di più.

Quel continuo dialogo interno, quell’insistente flusso di valutazioni, interpretazioni e confronti (che attiva in continuazione fastidiose e dolorose reazioni emotive e biochimiche) è un “processo” che inneschiamo perché ci sentiamo minacciati e costretti dalla necessità di rammentare un “passato” che non c’è più o anticipare un “futuro” che non c’è ancora.

Le rare volte che le circostanze della vita – nell’adesso – riescono a far tacere quel mormorio continuo e stressante che ci schiavizza, “accadono” momenti belli, leggeri, semplici, piacevoli e spontanei. Senza bisogno di passato o di futuro, improvvisiamo nell’adesso un piacevole scambio di relazione, un’attività divertente o rilassante, un momento che dona allegria o leggerezza, un intuizione felice e motivante…fino a che la vocina fastidiosa e insistente ricomincia a farci pensare al “prima” o al “dopo” e la magia di quel momento si perde, nel riattivarsi di sensazioni, emozioni e atteggiamenti “pesanti” e dolorosi.

Cercare di rimanere nel qui e ora, padroneggiare la “vocina”, osservarla (e amarla) senza identificarsi in lei è – da sempre – l’unica possibilità di “risvegliarsi”, crescere e trasformare il mondo interiore ( e di conseguenza quello esteriore).

Nel primo incontro abbiamo parlato in questi termini di ricalibrazione di pensieri ed emozioni e della possibilità di ottenere una sorta di “risveglio”.

Abbiamo capito che le situazioni di vita, gli eventi, e tutto ciò che ci capita è un’opportunità. Ricordandoci in ogni momento che le nostre percezioni sono limitate, possiamo arrivare poco per volta ad osservare noi stessi e le nostre reazioni.

Abbiamo visto come anche la scienza oggi parli di diverse dimensioni.

La dimensione umana è una dimensione duale.

La dualità luce e ombra, bene e male, giusto/sbagliato, azione/reazione è insita nella dimensione umana. Abbiamo visto come per la tradizione, esista una dimensione spirituale, eterna, perfettamente positiva, che non prevede la dualità problema/soluzione.

In questa dimensione si trova l’assenza di problemi. Il processo che ci fa passare dalla dimensione attuale a quella dell’unità, è il processo di ricalibrazione e di trasmutazione alchemica.

La trasmutazione alchemica ci permette di trasformare il piombo in oro, la sofferenza in presenza.

Nell’incontro di oggi, parliamo di sentimenti.

I sentimenti rappresentano un’energia molto più complessa e potente del pensiero e dell’emozione. Potremmo definire i sentimenti come la risultante dell’incontro tra pensieri ed emozioni. Se il pensiero è presente nella dimensione della testa, l’emozione è presente nella dimensione della pancia, delle viscere, dell’istinto. Ancora una volta, possiamo cogliere i collegamenti esistenti tra la scienza attuale e l’antica tradizione spirituale esoterica.

Il buonismo insito nella religiosità deteriore, e nel dogmatismo ha fatto sì che l’ideale dell’amore e dell’amare sia stato proposto come un ideale etico.

La ricalibrazione che voglio proporvi oggi, è quella di considerare l’amare e l’amore come una grande opportunità personale di trasmutazione alchemica.

“Amate i vostri nemici”, “amatevi gli uni gli altri”, “Per-donate” sono opportunità evangeliche e spirituali che ci riportano alle potenzialità insite nella vibrazione dell’amare.

Sia la dimensione razionale che la dimensione viscerale, sono dimensioni di separazione.

La freddezza e il cinismo della mente così come la visceralità e l’animalità della reazione emotiva ci fanno rimanere giocoforza in una dimensione di dualità e di separazione con gli altri.

La dimensione del cuore, centrale fra i centri energetici umani, è una dimensione molto più evoluta. Il cuore è infinitamente più potente della mente e delle viscere sia da un punto di vista elettrico che da un punto di vista magnetico.

L’unità del cuore e la vibrazione del cuore rappresentano una potente opportunità di cocreazione.

Quando la mente e la pancia riescono ad allinearsi su sentimenti ecologici di cooperazione e di apertura, ecco che l’essere umano funziona con tutti e tre i suoi “cervelli” e i suoi “centri”.

La produzione energetica risulta molto più potente, le potenzialità in termini di creazione e cocreazione risultano infinitamente più grandi.

La forma più evoluta di produzione energetica del cuore è la gratitudine. La gratitudine è la risultante di pensieri ed emozioni positive e di grande apertura, riconoscenza, unità, soddisfazione, abbondanza.

Alcuni scienziati da tempo stanno studiando le frequenze dell’energia della gratitudine. Sono frequenze molto elevate e potenti. Esistono nel mondo dei rilevatori energetici di queste frequenze. L’istituto americano HeartMath che lavora da oltre vent’anni sulle frequenze del cuore, ha installato con l’aiuto di organizzazioni non governative, dei particolari strumenti in grado di misurare le frequenze e le vibrazioni coerenti del cuore degli esseri umani. In periodi e i momenti storici di grande compassione, empatia, e attenzione verso gli altri sono stati registrati dei picchi molto elevati. Aprirsi alla dimensione del cuore, e della gratitudine è dunque un’opportunità di trasformare noi stessi e il mondo che ci circonda.

Ma come si fa ad aprirsi alla dimensione della gratitudine?

La risposta è la stessa che abbiamo visto parlando di pensiero e di emozione: rimanendo presenti.

La questione è operare una scelta e avere la volontà di rinnovarla, attimo per attimo.

Soltanto attraverso la volontà di rimanere in presenza, auto esplorazione, monitoraggio di sé, e attenzione è possibile controllare la propria produzione energetica.

Ciò che possiamo fare da subito è riconoscere i sentimenti negativi che creano frequenze opposte alla gratitudine, alla compassione e all’unità.

Ogni volta che ci lamentiamo, che percepiamo una sensazione o un sentimento di insoddisfazione, frustrazione, vittimismo, separazione stiamo “creando” frequenze negative.

La semplice consapevolezza di questo può diventare occasione di presenza e fonte di gratitudine.

Potremo ad esempio ripeterci frasi di questo tipo:

Ringrazio la vita perché mi rendo conto che sto giudicando.

Ringrazio la vita perché mi rendo conto che mi sto lamentando.

Ringrazio la vita perché mi rendo conto che mi sento nella scarsità nella separazione.

Accorgersi dei giudizi, accorgersi dell’insoddisfazione e della negatività è un grandissimo atto di presenza e di trasformazione energetica.

Per aprirsi all’amore verso gli altri e indispensabile aprirsi all’amore verso di sé.

Noi non possiamo percepire dall’eserno ciò che non è dentro di noi. Se io mi amo, mi accolgo, mi accetto, mi voglio bene potrò dare queste energie agli altri e ricevere queste energie dagli altri.

Se io accolgo con amorevole affettuosità le mie contraddizioni e le osservo cercando di depotenziarle e di ridimensionarle la stessa cosa avverrà all’esterno e sarò capace di farla con gli altri e di riceverla dagli altri.

Questo percorso “spirituale” e sottile che ci permette di riconoscere, attivare ed esprimere le nostre energie e le nostre potenzialità, cooperare ed evolverci è a disposizione di tutti, in qualsiasi momento e in qualsiasi situazione.

È un percorso dell’essere, è la forza stessa della vita. È riconoscere ciò che siamo realmente.

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Ridefinire l’emergenza

images-132La nostra  meravigliosa fisiologia è fornita di  un ramo del sistema nervoso autonomo fatto apposta per gestire le emergenze. Questo sistema, al bisogno,  mette in atto un sofisticato apparato ormonale e biochimico che ci permette di fuggire o lottare più efficacemente, “bloccando” le attività non necessarie in quel momento – gestite dall’altro ramo parallelo,  del sistema nervoso autonomo – come la nutrizione, la digestione, l’assimilazione e il riposo.

Se pensiamo agli uomini dell’antichità o anche solo di qualche secolo fa, questa risorsa di gestione dell’emergenza, era provvidenziale. Animali feroci, pericoli,  condizioni sociali precarie e instabili, erano molto più frequenti di quanto si possano incontrare ai giorni nostri nella società civilizzata occidentale.

La fisiologia umana non è cambiata. Il nostro sistema simpatico continua a “scattare” nelle situazioni di emergenza  producendo ormoni e neurotrasmettitori efficaci ma pericolosi per l’organismo, come l’adrenalina e il cortisolo e tutto questo ha un grande “costo” per l’organismo  che viene “stressato” e blocca le fisiologiche regolazioni del parasimpatico che servono ad assicurare nutrimento, assimilazione, digestione e riposo.

Occorre dunque riflettere sulla nostra “percezione” dell’emergenza.

Se un emergenza di fronte a una belva feroce, un pericolo fisico o una calamità naturale è comprensibile e giustificata, non si può dire altrettanto di fronte a stimoli quali il traffico caotico, la visita ad un cliente, i bambini lenti a prepararsi per andare a scuola, la visione di un uomo politico in televisione, un commento sgradevole del capufficio o scoprire che i cereali preferiti sono terminati al  supermercato…

Se non impariamo a ridefinire il nostro concetto di emergenza e di urgenza, il conto da pagare sarà sempre più salato. Lo “stress” ( e cioè la condizione fisiologica di “emergenza”)  o le sue dirette conseguenze sono già oggi la principale causa di morte nella società occidentale e la ragione del 75 % delle consultazioni mediche quotidiane.

La questione, come sempre parlando di gestione e orientamento delle energie, non è etica (della serie “giusto” o “sbagliato” ) ma estremamente pratica.

Vivere meno in emergenza significa vivere più a lungo e meglio.

Per ridefinire la percezione dell’emergenza occorre esplorare i valori che guidano la nostra vita e ci motivano…

Può essere un semplice e piacevole esercizio che ci aiuta a capire il significato che diamo alle cose, a depotenziare  ciò che in tutta onestà non riteniamo più così importante ed urgente e ad aprirci a nuove convinzioni (e percezioni).

I “valori”,  linguisticamente rispondono alla domanda “Per cosa?” e definiscono le motivazioni  che plasmano  e guidano le nostre convinzioni, le capacità e i comportamenti.

Avere il valore della “famiglia”, della “salute”, della “solidarietà” piuttosto che del “potere”, del “prestigio” o del “successo”  ci indicherà “Per cosa” vale la pena lottare e darsi da fare e “Per cosa” accogliere dei punti di flessibilità (compromessi) che sono naturalmente determinati da quelli di inflessibilità.  Se voglio realmente qualcosa (e sono inflessibile su questo punto) sarò  disposto a ottenerla diventando flessibile sulle modalità, sulle strategie e sui percorsi.

Al di là della sterile retorica, è indubbio che i valori della società individualistica e consumistica, abbiano contribuito a far crescere la percezione dell’emergenza  e la “separazione” tra le persone.

Tra  le tante  opportunità della “crisi” che stiamo vivendo c’è anche l’occasione di aprirsi a nuovi valori, come ad esempio la cooperazione, la relazione, l’amicizia, l’empatia e la gratitudine, tutti meravigliosamente capaci di rendere felici a costo zero.

Se si ridefinisce l’emergenza si sprecano meno energie, si sta più in salute e naturalmente si attivano al meglio le risorse creative, ponendo le basi per nuove opportunità di lavoro  e abbondanza da condividere…

Da un punto di vista psicospirituale, l’emergenza è un atto di controllo e di mancanza di fiducia. Si è in emergenza per il “come” si affrontano le cose, non per il “cosa” si fa. Si possono fare dieci cose con leggerezza così come una sola con “controllo”  e ansia.

Quando il coinvolgimento è eccessivo si vive nel “controllo” che è metafora di separazione.

Ridefinire l’emergenza è anche riappropriarsi della propria dimensione spirituale, cercare di vivere in presenza nel qui e ora, non abboccare alla seduzione della fretta e provare a  prendere meno sul serio le cose, ritrovando quella semplicità e spontaneità di bambini che è requisito essenziale per il regno dei cieli….

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